Profughi della nave Diciotti, primi arrivi nelle diocesi della Campania

Giovedì 30 Agosto 2018 di Maria Chiara Aulisio
Sono sei i migranti che erano a bordo della nave Diciotti pronti a raggiungere la Campania grazie alla disponibilità offerta da tutte le diocesi della regione. A inviare la lettera ai vertici della Cei, con la quale la Chiesa si dichiarava in prima linea per l'accoglienza dei profughi, è stato monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e delegato alla Carità per la Conferenza Episcopale Campana. Poche righe scritte di suo pugno per offrire al cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, la totale disponibilità dei vescovi campani, e di Napoli naturalmente, a ospitare uomini, donne e bambini.
 
Arriveranno tra circa una settimana, probabilmente quattro uomini e due donne, e saranno ospiti delle diocesi di Aversa, Avellino, Cerreto Sannita e Teggiano Policastro. Sono stanchi e denutriti, provati dal viaggio, ma - assicurano i medici che li hanno sottoposti ai primi controlli - non presentano segni di malattie organiche. Una vera e propria gara di solidarietà, dunque, quella che è scattata in Campania quando la Cei - attraverso la Caritas - ha chiesto a tutte le diocesi del paese ospitalità per i cento profughi della Diciotti. «Un'accoglienza simbolica, la nostra - spiega don Carmine Schiavone, referente immigrazione della Caritas Campania - sapevamo bene che sarebbe arrivato un numero di migranti molto esiguo. D'altronde erano solo cento a fronte di tantissime diocesi italiane pronte a riceverli. In ogni caso, pochi o molti non ha importanza, noi ci siamo ed era questo il segnale d'amore e carità che volevamo lanciare».

Porte aperte anche nella diocesi di Napoli. Lo dice con chiarezza don Tonino Palmese, sacerdote da oltre trent'anni, vicario episcopale della Chiesa di Napoli e presidente della Fondazione Polis per i familiari delle vittime innocenti della criminalità: «La diocesi di Napoli non entra nel gioco al massacro che si sta sviluppando in Italia tra il partito di chi dice sì o no ai migranti, la diocesi risponde a una logica evangelica che è quella dell'accoglienza del fratello nel bisogno. Una logica - prosegue don Tonino - che per altro si inserisce perfettamente in una dimensione genetica della città di Napoli, che è quella della accoglienza, e non del respingimento». Hanno dichiarato di aver subito anni di violenze, alcuni sarebbero stati tenuti nascosti in un magazzino, senza acqua e cibo per giorni, venduti due o tre volte, disperati e impauriti: «Ce la metteremo tutta per cercare di restituire un po' di serenità ai profughi che arriveranno qui in Campania - spiega Carlo Mele, delegato regionale Caritas - sono uomini e donne molto provati che meritano il nostro rispetto e le nostre attenzioni». Sei, dunque, a fronte di una disponibilità molto più ampia che la Campania aveva offerto alla Conferenza Episcopale Italiana: «Ne avremmo potuti prendere in carico pure di più, una ventina certamente - aggiunge Mele - anche la diocesi di Napoli era pronta a fare la sua parte ma sei sono davvero pochi e non abbiamo avuto alcuna difficoltà a sistemarli. La Cei comunque sa che può continuare a contare su di noi se dovesse essercene bisogno».

Intanto sono a Roma, i sei migranti destinati a raggiungere la Campania nei prossimi giorni: «Ci vorrà probabilmente ancora una settimana - spiega don Enzo Cozzolino, direttore della Caritas di Napoli - il tempo di sbrigare l'iter previsto dalle prefetture. Noi siamo qui, li aspettiamo con l'amore e la gioia che riserviamo a tutti i nostri ospiti. Anche se non verranno a Napoli, siamo ugualmente qui per fare la nostra parte». La città infatti era pronta, quando inizialmente non si sapeva ancora dove quei sei profughi sarebbero stati destinati, don Angelo Berselli della parrocchia di San Giorgio a via Duomo, e don Antonio Loffredo nella casa colonica delle Fontanelle, avevano già pronti sei posti letto. Ultimo aggiornamento: 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA