In Vaticano i capolavori dell'arte russa, mostra gratuita voluta da Francesco

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Esposti (gratuitamente) al grande pubblico per tutto il periodo natalizio, dal 20 novembre al 16 febbraio prossimo, in Vaticano i più bei capolavori russi provenienti dalla Galleria Nazionale Tretyakov di Mosca. Un evento reso possibile dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura della Federazione Russa e i Musei Vaticani, a riprova che la diplomazia dell'arte fortemente incoraggiata da Papa Francesco e dal Patriarcato di Mosca sta funzionando. L’esposizione è allestita all’interno della suggestiva cornice del Braccio di Carlo Magno.

Dopo l’eccezionale successo di pubblico registrato in Russia nell’autunno del 2016  con la mostra Roma Aeterna dedicata a 42 capolavori della Pinacoteca Vaticana (Bellini, Raffaello, Caravaggio) oggi, ad accogliere 54 capolavori russi, è la Santa Sede.

La mostra, curata da Arkadi Ippolitov, Tatyana Udenkova e Tatyana Samoilova, ha un obiettivo ambizioso: presentare il messaggio culturale e spirituale dell’arte russa nel cuore del mondo cristiano occidentale con le icone antichissime e i dipinti realisti del XIX secolo della Galleria Tretyakov.

La mostra non segue un principio cronologico definito ma percorre trasversalmente l’arte figurativa russa dal XV al XIX secolo. Solo all’apparenza così lontane e diverse, le opere raccontano come la storia dell’arte russa, in tutte le sue epoche, sia stata sempre segnata dai medesimi codici culturali e spirituali. Così "L'apparizione di Cristo al popolo" di Alexander Ivanov si trova accanto alle icone "Battesimo" e "Trasfigurazione" entrando in relazione con la "Trinità" di Paisius, che è appesa di fronte. Il "Dolore inconsolabile" di Ivan Kramsky è opposto all'icona "Non mi singhiozzare, Madre" e il suo "Cristo nel deserto" si trova accanto a "Cristo nella segreta", una scultura in legno del XVIII secolo di Perm. "La vita è ovunque" di Nikolay Yaroshenko è adiacente a "Madonna di Kykkos" di Simon Ushakov, riecheggiando il formato e il colore dell'icona e, in un certo senso, la sua composizione ritmica.

L'icona di Solvychegodsk "La visione di Eulogio" è collocata di fronte al dipinto "Oltre l'eterna pace" di Isaac Levitan e al "Giudizio universale" del XVI secolo - accanto al "Quadrato nero" di Kazimir Malevich. La mostra finisce con "Cristo portacroce" di Mikhail Nesterov e l'icona del XVI secolo "Ti rallegra", che incarna lo spirito del conciliarismo russo, l'unità spirituale di tutto il popolo nella chiesa e nella vita mondana.

Tra gli altri "dipinti principali" dell'arte russa che lasciano le mura della Galleria Tretyakov e si recano ai Musei Vaticani "Non aspettato", "Processione religiosa nella provincia di Kursk" e "Prima della confessione" di Ilya Repin, "Troika.Gli alunni-artigiani stanno portando acqua " e "Annegata " di Vasily Perov," "Che cos'è la verità? Cristo e Pilato "e"Calvario "di Nikolay Ge, "Il Demone (seduto)" di Mikhail Vrubel, "Trinità" di Natalia Goncharova, "Mosca. Piazza Rossa" di Vasily Kandinsky, " Bagnatura del cavallo rosso " e "1918 in Pietrogrado " di Kuzma Petrov-Vodkin. Uno solo il ritratto presente. Si tratta della celebre opera di Vasily Perov "Ritratto di F. M. Dostoevskij ".
Lunedì 19 Novembre 2018, 11:17 - Ultimo aggiornamento: 19-11-2018 11:22
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