Papa Francesco chiede perdono ai valdesi: dalla Chiesa atti inumani

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di Franca Giansoldati

Mea culpa di Papa Francesco per le persecuzioni contro i valdesi, avvenute nel Medio Evo fino al XVII secolo. “Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che nella storia abbiamo avuto con voi, in nome del Signore perdonateci”. E' un momento storico, commovente, quello che il Papa e i vertici della Chiesa valdese hanno vissuto stamattina nel Tempio di Corso Vittorio, a Torino. La benedizione finale, alla storica visita del Papa (il primo a mettere piede in un tempio valdese), è spettata a una pastora metodista, Alessandra Trotta, di origine palermitana che con grazia e per nulla a disagio ha impartito la benedizione ai presenti, Papa compreso. “L'unità è frutto dello spirito santo ma non significa uniformità – aveva detto poco prima Bergoglio – I fratelli sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra loro”.



Storico davvero questo incontro: Bergoglio è il primo pontefice a visitare un tempio
riformato Ad accoglierlo nella chiesa un canto in spagnolo, Cada cosa en la vida. Dopo i discorsi,
il moderatore Eugenio Bernardini, che gli ha dato il benvenuto, hanno pregato insieme il Padre Nostro. L’occasione è stata il pellegrinaggio per l’ostensione della Sindone e la commemorazione dei 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco.



Le persecuzioni contro i valdesi furono particolarmente efferate e sanguinose. Iniziarono nel 1208 su ordine di Innocenzo III per combattere tutti gli eretici, tra i quali ci furono anche i Valdesi. Il movimento Valdese aveva fatto la sua comparsa in Francia durante l’ultimo quarto del dodicesimo secolo. Aveva preso il nome da Pietro Valdo, un ricco mercante di Lione che convertitosi al Vangelo verso il 1176 aveva organizzato una compagnia nota col nome di ‘Poveri di Lione’. Egli voleva assieme ai suoi seguaci predicare l’Evangelo rimanendo ‘laico’, ma questo gli fu vietato dal Papa che scomunicò sia lui che i suoi seguaci perché essi si rifiutarono di smettere di predicare. Molti di loro, in seguito alla grande persecuzione che ci fu nel sud della Francia sotto Innocenzo III, si ritirarono nell’Italia settentrionale; so­prattutto nelle valli del Piemonte. Durante la persecuzione che essi subirono in alcune valli Piemon­tesi nel 1655 (per citare solo una delle tante), essi furono minacciati di morte e di confisca dei beni dalle autorità nel caso non avessero abiurato la ‘Religione riformata’ e non fossero tornati alla Chiesa roma­na. Ma essi preferirono fuggire e lasciare i loro beni anziché rinnegare la loro fede.
Lunedì 22 Giugno 2015, 09:26 - Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 14:02
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