Papa Francesco ai vescovi nell'assemblea a porte chiuse: «C'è già troppa frociaggine». Il no ai seminaristi gay

La raccomandazione di «non parlare con i giornalisti». Ma qualcuno ha disobbedito

Papa Francesco: «C'è troppa frociaggine». Bergoglio invita i vescovi a non ammettere seminaristi gay
Papa Francesco: «C'è troppa frociaggine». Bergoglio invita i vescovi a non ammettere seminaristi gay
Lunedì 27 Maggio 2024, 18:00 - Ultimo agg. 28 Maggio, 10:49
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Dalla famosa frase di dieci anni fa ai giornalisti che chiedevano al Papa se fosse vero che in Vaticano esistesse una lobby gay – «chi sono io per giudicare?» – allo slang colorito e omofobo – “frociaggine” – inserito maldestramente in un discorso a porte chiuse ai vescovi italiani per esortarli a tenere fuori gli omosessuali dai seminari: quando domenica ha preso a circolare l’indiscrezione di Dagospia – confermata poi da più fonti – l’imbarazzo in Vaticano è risultato palpabile. Tutta colpa di qualche vescovo che ha rotto la consegna del silenzio per riportare all’esterno la gaffe avvenuta la scorsa settimana durante il colloquio informale a domande e risposte con gli oltre duecento presuli italiani riuniti per la loro assemblea annuale. Come ormai accade da cinque anni in qua, cioè da quando la Cei ha aperto una riflessione sui nuovi criteri da utilizzare per l’ammissione dei futuri preti, erano puntualmente affiorati quesiti in merito.

IL NODO DEI CANDIDATI

Francesco aveva fatto capire di quanto fosse necessario esaminare a fondo i candidati, fare emergere la loro maturità o meno dal punto di vista affettivo e se fossero in possesso di personalità risolte.

Lo screening ormai viene fatto con l’ausilio di test psicologici ed esperti in grado di rilevare eventuali fragilità o tendenze omosessuali. Così Francesco un po’ per tagliare corto, un po’ perché il clima era confidenziale, si era lasciato scappare quel brutto termine.

LA LINGUA

Chi lo conosce bene riferisce che qualche volta, specie quando è un po’ stanco, gli capita di far fatica a tradurre dallo spagnolo all’italiano le parole, incorrendo inevitabilmente in qualche errore grammaticale o, come stavolta, in uno scivolone probabilmente senza avere contezza del pieno significato negativo del termine. I vescovi presenti hanno anche riferito che Bergoglio si sarebbe persino raccomandato «di non parlare con i giornalisti», consapevole che certe riflessioni all’esterno risultano per l’opinione pubblica ostiche e faticose da digerire , come per esempio il divieto al sacerdozio per le persone gay. A suo parere la presenza di un discreto numero di preti o seminaristi omosessuali si rivela certamente un fattore non positivo che deve essere affrontato prima o poi con decisione nelle diocesi o risolto attraverso un percorso specifico.

L’incidente nel quale è incappato ha fatto affiorare il grande scontro che si sta muovendo carsico nella Chiesa proprio sulla questione gay e la evidente difficoltà del Pontefice argentino a far quadrare i conti senza creare altro caos o lacerare un tessuto ecclesiale mondiale già parecchio sfilacciato, palesemente diviso tra ultra progressisti e conservatori. In Germania e negli Stati Uniti da diversi anni esiste uno zoccolo duro di vescovi e qualche cardinale che chiede modifiche sia sull’ammissione dei gay al sacerdozio (l’importante – riferiscono – è di rispettare il voto di castità), sia sulla riforma del Catechismo della Chiesa in quei punti ritenuti offensivi e discriminatori. L’omosessualità è ancora definita un “comportamento immorale e oggettivamente disordinato”. Il potente cardinale di Monaco, Reinhard Marx, per esempio, spera di riuscire a fare emendare il testo nella discussione di ottobre, durante il Sinodo. «Il catechismo non è fissato nella pietra. Si può anche mettere in discussione ciò che dice» ha detto di recente al settimanale Stern. «L’omosessualità non è un peccato. Corrisponde a un atteggiamento cristiano quando due persone, indipendentemente dal sesso, si sostengono a vicenda, nella gioia e nel dolore. Il valore dell’amore è stato mostrato anche nel non fare dell’altra persona un oggetto, non usarla o umiliarla».

LE DIVISIONI

Nel frattempo a creare ulteriore caos è stato il documento più controverso di tutto il pontificato riguardante il via libera alle benedizioni alle coppie gay: Fiducia Supplicans. Nonostante decine di rassicurazioni, precisazioni, e continui interventi da parte del Papa per sedare la sommossa silenziosa interna alla Chiesa sul questo via libera, il malumore dei cardinali è restato intatto. Proprio ieri un gruppo di conservatori in vista dell’assemblea sinodale di quest’autunno ha deciso di diffondere al collegio cardinalizio (in sette lingue) un saggio intitolato “La diga rotta”, sottotitolo: “La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale” in cui vengono riassunti i termini di quella che è descritta come la capitolazione al potentissimo gruppo di pressione costituito dal mondo Lbgt+.

L’obiettivo è di evitare che si possa davvero arrivare a riscrivere il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove si parla di omosessualità. Un punto considerato dirimente per entrambi gli schieramenti, da una parte il fronte liberal che è favorevole ai cambiamenti e anche all’ingresso dei gay nei seminari. Dall’altra parte il blocco conservatore deciso a mantenere fede alla Bibbia, alle Sacre Scritture, al Magistero come finora sono state tramandate e conosciute in duemila anni di storia.

Il biblista padre Alberto Maggi, autore di importanti studi antropologici, confessa di essere rimasto spiazzato dalla gaffe papale. «Confesso di essere a disagio. Non me lo so spiegare. Vorrei solo che non si ripetesse quello che è già accaduto per le fasi finali dei pontificati precedenti. Con Wojtyla si trattò di una fine patetica, per Ratzinger di una fine drammatica. È per me qualcosa di incomprensibile. Speriamo bene”.

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