Il Vaticano lancia l'allarme xenofobia: puntare sull'integrazione dei migranti

Martedì 11 Dicembre 2018 di Franca Giansoldati
Città del Vaticano - Per arginare la piaga del razzismo che avanza in Italia, come negli altri paesi europei, è necessario pensare a piani di integrazione. La lingua, la cultura, le leggi, la Costituzione. L'integrazione dei migranti, nel Paese che accoglie, «non è né assimilazione né incorporazione, ma un processo a doppio senso radicato nel riconoscimento reciproco di uguaglianza fondamentale e dignità di tutti. Un simile approccio contribuirà anche a arginare l'ondata di razzismo e xenofobia» afferma il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che rappresenta la Santa Sede alla conferenza sul Global compact in corso a Marrakech, in Marocco.

«Coloro che arrivano hanno, come sottolinea Papa Francesco, il dovere di non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del paese di accoglienza, rispettando soprattutto le sue leggi. Allo stesso tempo, l'integrazione - prosegue Parolin citando le parole del pontefice - non è la sovrapposizione di una cultura rispetto ad un'altra, né isolamento reciproco, con il rischio insidioso e pericoloso di creare ghetti. È piuttosto un arricchimento reciproco basato sul rispetto reciproco e interpersonalè».

Il tema della integrazione dei migranti è un aspetto che spesso passa in secondo piano anche in campo politico. Papa Francesco lo aveva affrontato con determinazione tre anni fa, tornando dalla Svezia, una nazione che oggi sconta parecchi problemi interni proprio per una cattiva gestione nelle politiche di integrazione dei migranti.

Dialogando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Svezia, Francesco aveva detto che «non è umano chiudere le porte e il cuore ai migranti e rifugiati: questo si paga politicamente». Aggiungendo, però, subito dopo che «si paga politicamente anche l’imprudenza nei calcoli» di come e quanti riceverne perché non permette l’integrazione necessaria. 

All'indomani di uno dei tanti sgomberi che sono stati fatti a Roma, padre Camillo Ripamonti, del Centro Astalli, parlando a Tv2000, aveva denunciato la scarsissima attenzione al fattore integrazione, che dovrebbe includere l'insegnamento della lingua, della Costituzione, dei diritti e dei doveri. «L'integrazione è la cenerentola del percorso migratorio. Servono investimenti.
Nell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati una delle fasi che manca a Roma è proprio l’integrazione. Sui richiedenti asilo e rifugiati, infatti, ci siamo concentrati tantissimo sulla prima fase, quella dell’accoglienza, e poco su quella dell’integrazione». Ultimo aggiornamento: 12:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA