Udienza al nuovo Gran Maestro, Francesco chiude la crisi che aveva aperto all'Ordine di Malta

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano -  Stamattina Papa Francesco ha ricevuto con gli onori dovuti a un Capo di Stato, il nuovo Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Frà Giacomo Dalla Torre, eletto nel maggio scorso dopo il siluramento di Matthew Festing. Con l'udienza odierna di fatto si chiude la strana crisi che, nel gennaio dell’anno scorso, aveva aperto il pontefice stesso imponendo all’allora Gran Maestro Festing di firmare, seduta stante, una lettera di dimissioni per potere meglio esercitare la sua influenza sull’Ordine cavalleresco più antico della Chiesa.

L’udienza di stamattina è durata poco meno di un’ora ed è terminata con lo scambio dei doni – due medaglie commemorative –, una preghiera recitata in comune nella biblioteca e la presentazione dei membri che componevano la delegazione. «Andate avanti con coraggio, la spiritualità si esprime attraverso le vostre opere», è stato l'incoraggiamento di Bergoglio ai cavalieri.

Il periodo di crisi era iniziato a causa di una feroce lotta interna scatenatasi tra l’ala tedesca dei cavalieri di stampo più progressista, capeggiata dalla famiglia Boeselager e quella inglese, più tradizionalista e meno propensa a portare avanti il processo di riforma della Carta Costituzionale avviato effettivamente solo dopo il defenestramento di Festing. Il ribaltone interno, nel 2017, aveva trovato sponde in Vaticano dopo che Festing aveva promosso una indagine interna per bloccare la distribuzione dei profilattici – da parte del Malteser – in zone di guerra, e impedire che in questo modo si originasse un vulnus alla dottrina cattolica della Chiesa. Festing prima di promuovere l’indagine si era avvalso del parere della Congregazione della Dottrina della Fede, all’epoca diretta dal cardinale Mueller (un'altra testa decapitata da Papa Francesco per la sua visione troppo rigida e dogmatica).

In una intervista al Messaggero, alcuni mesi fa, Festing raccontava come erano avvenute le sue dimissioni. «Sono stato convocato da Papa Francesco e mi ha chiesto di dimettermi da Gran Maestro. È stato gentile anche se non mi ha dato alcuna spiegazione circa la richiesta; posso supporre che la Santa Sede mi abbia vissuto come un ostacolo, altra spiegazione non trovo. Come buon cattolico e come religioso ho immediatamente accettato la volontà del Papa. Sono tenuto all' obbedienza. Avevo l'impressione che la Santa Sede non fosse felice della mia insistenza sull' ortodossia, né del mio desiderio di indagare sul denaro dell'Ordine. Per alcuni probabilmente ero una forma di minaccia. Quando ne saprò di più avrò l' obbligo morale di usare ogni mezzo per far sapere».

Le dimissioni, insomma, non le avrebbe mai presentate se non fosse stato il vertice massimo della Chiesa a chiederlo.  Adesso inizia la fase di normalizzazione e il nuovo capitolo anche se il redde rationem potrebbe arrivare l'anno prossimo con l'elezione per il cambio di governo.
 
Venerdì 22 Giugno 2018, 17:46
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