Il Papa angosciato per la sorte dei civili in ostaggio ad Hamas: «Forse qualche mio amico argentino è tra loro»

Papa Francesco sta seguendo gli eventi mediorientali con apprensione

Il Papa angosciato per la sorte dei civili in ostaggio ad Hamas, ci sarebbero anche argentini suoi amici
Il Papa angosciato per la sorte dei civili in ostaggio ad Hamas, ci sarebbero anche argentini suoi amici
Domenica 15 Ottobre 2023, 10:36 - Ultimo agg. 16 Ottobre, 08:43
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Secondo le stime del governo israeliano si contano 8 morti argentini e 19 che al momento risultano “desaparecidos”, dispersi, con ogni probabilità nelle mani di Hamas a Gaza, con gli altri ostaggi. «Forse ci sarà qualche mio amico» ha commentato Papa Francesco telefonando a Enrique Cymerman, un corrispondente israelo-portoghese conosciuto tramite il rabbino Abraham Skorka. Sono giorni che da Santa Marta Bergoglio si sta informando personalmente con tutte le persone che sono in loco, cercando di raccogliere più informazioni possibili, trasmettendo vicinanza e assicurando preghiere a chi sta soffrendo.

Lo ha fatto anche con il parroco argentino di Gaza, padre Gabriel Romanelli, attualmente bloccato a Betlemme da quando è scoppiata la guerra.

La frase che il pontefice ha buttato lì durante la conversazione con Cymerman e poi postata sul sito della sua tv, ha fatto il giro del mondo anche se non ha potuto essere verificata. Elisabetta Piquè, inviata a Gaza per la Nacion e amica di Bergoglio dai tempi di Buenos Aires, è del parere che fosse piuttosto una ipotesi e così è anche l'impressione che ha avuto lo stesso Cymerman, anche se questo non toglie nulla all'angoscia profonda di Papa Bergoglio per quello che sta accadendo e che ha di nuovo ha messo al centro del disperato appello all'Angelus.

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In ogni caso Francesco vuole accogliere in Vaticano le famiglie delle 120 persone rapite da Hamas per abbracciarle. Ieri a mezzogiorno si è rivolto ai terroristi di Hamas chiedendo il rilascio degli ostaggi, «Liberateli. Chiedo con forza che i bambini, i malati, gli anziani, le donne e tutti i civili non siano vittime del conflitto». Poi ha allargato il campo di azione: «Si rispetti il diritto umanitario, soprattutto a Gaza, dov’è urgente e necessario garantire corridoi umanitari e soccorrere tutta la popolazione. Fratelli e sorelle, già sono morti moltissimi. Per favore, non si versi altro sangue innocente, né in Terra Santa, né in Ucraina o in qualsiasi altro luogo! Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre!»

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Francesco sa bene che in questo momento a impedire i corridoi umanitari per permettere ad un milione di palestinesi di lasciare la Striscia di Gaza sono proprio i terroristi di Hamas. La guerra in corso segna una battuta d’arresto nel conflitto mediorientale: «È come esser tornati 50 anni indietro». Per la diplomazia della Santa Sede si tratta di un passaggio complicato, alla ricerca di una posizione di equilibrio. Il cardinale Pietro Parolin due giorni fa ha fatto visita prima all'ambasciatore israeliano e poi, successivamente, ha telefonato al primo ministro dello Stato di Palestina, Mohammad Shtayyeh.

La posizione vaticana fa riferimento alla soluzione dei due popoli e due stati. Per questo, la Santa Sede ha sostenuto il riconoscimento dello Stato palestinese all’UNESCO, il primo passo che ha portato poi la Palestina ad essere riconosciuto come Stato osservatore alle Nazioni Unite nel 2012. Per domani in tutte le chiese del mondo è stato indetta una giornata di preghiera. “La preghiera è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo e della guerra. Invito tutti i credenti ad unirsi alla Chiesa in Terra Santa. Serve preghiera e al digiuno”. 

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