Papa Francesco a Santa Maria Maggiore inaugura il restauro della Madonna di Roma

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Papa Bergoglio davanti all'icona dell'IX secolo, venerata da sempre dai romani, invoca la protezione della Madonna. «La presenza della Madre rende questo tempio una casa familiare a noi figli. Insieme a generazioni e generazioni di romani, riconosciamo in questa casa materna la nostra casa, dove trovare ristoro, consolazione, protezione, rifugio». Alle 9 di questa mattina Bergoglio ha celebrato la messa nella basilica di Santa Maria 
Maggiore in occasione della traslazione dell’icona 
della Salus Popolu Romani, la Madonna protettrice del popolo romano,
fresca di un restauro high-tech realizzato dai Musei vaticani che ha riportato alla luce i colori brillanti e i contorni precisi del volto della Madonna e del bambino, oltre che averne determinato con esattezza la datazione, fine IX secolo. .

La Salus Populi Romani è una fra le più famose e venerate icone di proprietà del Vaticano, particolarmente venerata dai romani che da secoli si trovano a pregarla davanti a sciagure o pericoli gravi. In passato accadeva per le pestilenze e le inondazioni del Tevere, più recentemente, durante la Seconda Guerra Mondiale, avrebbe protetto la città dai bombardamenti alleati.

Lo stesso Papa Francesco è 
particolarmente devoto a questa icona. Subito dopo l’elezione al 
soglio pontificio si è fatto portare a Santa Maria Maggiore a pregare. La stessa cosa fa quando torna da ogni 
suo viaggio internazionale.

Il restauro appena terminato, ha spiegato Barbara Jatta, direttrice dei Musei vaticani, è scaturito nell’ambito 
dei periodici controlli esercitati sull’icona dal Laboratorio restauro pitture e manufatti lignei 
dei Musei. Durante queste 
revisioni, nel luglio del 2017, si è constatato 
l’aggravarsi del deterioramento, 
sia nel supporto che nella pellicola pittorica. 
Informato dello stato dell’antica icona, il 
cardinale Stanislaw Rylko, arciprete della basilica liberiana, ha 
dato il via all’esecuzione di un intervento di fissaggio e 
consolidamento delle aree più a rischio. «Si è quindi proceduto a 
uno studio approfondito della tavola, dei materiali costitutivi e dello stato di 
conservazione. Sono state fatte analisi spettrografiche, fluorescenza ultravioletta 
indotta, infrarosso in falsi colori, riflettografia infrarossa e 
radiografia. Sulla base dei dati ottenuti sono stati poi decisi 
approfondimenti scientifici per la determinazione dei pigmenti 
impiegati (analisi XRF e Raman). Ulteriori indagini scientifiche 
sono state poi compiute sul supporto ligneo, per il 
riconoscimento della specie legnosa».

Lo studio morfologico indica che le 
tavole centrali sono di tiglio mentre quelle della cornice 
di frassino. I risultati del radiocarbonio, inoltre, indicano una 
datazione del legno, con una probabilità di oltre l’80 per cento, 
compresa tra la fine del IX secolo e gli inizi dell’XI per la 
tavola principale, e tra la fine del X e la prima metà dell’XI 
per la cornice perimetrale. 
Domenica 28 Gennaio 2018, 10:47 - Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 17:12
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