Papa Francesco sferza i ricchi cattolici: «L'avidità del denaro è alla radice di tutti i mali»

Papa Francesco sferza i ricchi cattolici: «L'avidità del denaro è alla radice di tutti i mali»
di Franca Giansoldati
Martedì 7 Febbraio 2017, 13:05 - Ultimo agg. 21:13
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Città del Vaticano - Visto che i poveri non sono dei fastidiosi ingombri per i cattolici (ricchi) restano un richiamo a cambiare stile di vita. Alla “radice di tutti i mali” nella società Papa Francesco intravede l'avidità nel volere possedere sempre più denaro.

Nuovo richiamo al francescanesimo da parte di Papa Bergoglio che, in vista della Quaresima, ha diffuso un messaggio in diverse lingue. “Dice l'apostolo Paolo che l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali . Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico. Invece di essere uno strumento al nostro servizio per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro può asservire noi e il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace”.

Nel messaggio quaresimale Francesco parla della tendenza ad appiattirsi su una vita banale, improntata alle sole cose materiali: “il cristiano è chiamato a tornare a Dio per non accontentarsi di una vita mediocre”.

“La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito con il digiuno, la preghiera e l'elemosina”. Nel messaggio viene citato il passo evangelico raccontato da Luca, dell'uomo ricco e del povero Lazzaro. Il povero viene descritto in maniera dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle. Il quadro dunque è cupo, e l'uomo degradato e umiliato. “Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore”. Naturalmente la parabola è impietosa nell'evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco. “La sua personalità si realizza nelle apparenze, nel far vedere agli altri ciò che lui può permettersi. Ma l'apparenza maschera il vuoto interiore. La sua vita è prigioniera dell'esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza. Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia”.
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