Urbi et Orbi, dal Papa un Sos al mondo: «Senza fraternità tutti gli sforzi sono vani»

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Una fraternità che, purtroppo, tarda a venire. Per esempio in Ucraina dove cova sotto la cenere un conflitto nel cuore dell'Europa dalle conseguenze devastanti. Davanti alla scena della Natività e ad una grande folla che si è radunata in piazza San Pietro per la benedizione di Natale e l'Urbi et Orbi, Papa Francesco dalla Loggia delle Benedizioni, rivolge al mondo un messaggio appassionato, dal concetto piuttosto semplice. Senza la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato, i nostri sforzi per un mondo più giusto hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz’anima».

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Pensa con dolore allo stallo tra Israeliani e Palestinesi. Alle sofferenze in Africa come in Venezuela. In Nicaragua come nello Yemen. Lo scenario mondiale, del resto, non è dei migliori. E così, La parola fraternità dalla basiliva vaticana risuona più e più volte nel corso della lettura del testo preparato per l'occasione, quasi che il pontefice volesse evidenziare con particolare forza il significato più profondo della parola che rimanda all'essenza della famiglia. «Tra fratelli e sorelle siamo diversi l’uno dall’altro, e non sempre andiamo d’accordo, ma c’è un legame indissolubile che ci lega e l’amore dei genitori ci aiuta a volerci bene. Lo stesso vale per la famiglia umana, ma qui è Dio il genitore, il fondamento e la forza della nostra fraternità.»



La folla ascolta rumorosa mentre le televisioni trasmettono in diretta, in diverse nazioni, ciò che il Papa fa arrivare nelle case dei semplici fedeli e nelle cancellerie dei governanti. Non fa differenza . «Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura. Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l’altro. Fraternità tra persone di diverse religioni. Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano. E così, con la sua incarnazione, il Figlio di Dio ci indica che la salvezza passa attraverso l’amore, l’accoglienza, il rispetto per questa nostra povera umanità che tutti condividiamo in una grande varietà di etnie, di lingue, di culture..., ma tutti fratelli in umanità!».

Da questa visione allargata ne deriva – o ne dovrebbe derivare - una rete di relazioni internazionali da ravvivare con il dialogo e la comprensione. «Allora – spiega Bergoglio - le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico: è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi!» Tra tutti i focolai di tensioni sceglie, in particolare, otto scenari particolarmente urgenti, dove la diplomazia sta dimostrando la sua impotenza nel trovare possibili soluzioni e spiragli di dialogo. Ad aprire l'elenco è il braccio di ferro tra Israeliani e Palestinesi dove il cammino politico si è bloccato. Il Papa invoca «un percorso di pace che ponga fine a un conflitto che da più di settant’anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto d’amore».

Poi la Siria al centro di un braccio di ferro sotterraneo tra diversi interessi, mentre servirebbe, afferma il Papa “una soluzione politica che accantoni le divisioni di parte, così che il popolo siriano, specialmente quanti hanno dovuto lasciare le proprie terre e cercare rifugio altrove, possa tornare a vivere in pace nella propria patria». Segue lo Yemen nella speranza che la tregua possa «portare sollievo ai tanti bambini e alle popolazioni stremate dalla guerra e dalla carestia». Le agenzie umanitarie da mesi denunciano inascoltate l'aggravarsi di una catastrofe umanitaria dai contorni imprecisi (per difetto).

«Penso poi all’Africa, dove milioni di persone sono rifugiate o sfollate e necessitano di assistenza umanitaria e di sicurezza alimentare». Il Papa cita l'avvicinamento tra le due Coree, la crisi venezuelana e, per ultimo, riserva un significativo paragrafo alla pessima situazione tra la Russia e l'Ucraina, aggravatasi recentemente con il sequestro delle navi ucraine e del loro equipaggio nel mare di Azov e dalla separazione in seno all'ortodossia, tra Patriarcato di Mosca e la Chiesa di Kiev, un passaggio inedito che cela forti pressioni da parte degli Stati Uniti. I bombardamenti nella zona del Donbass non sono mancati nemmeno in questi giorni, tanto che diversi osservatori internazionali hanno lanciato l'allarme per lo spostamento di truppe alla frontiera del Donbass, facendo temere una prossima ripresa delle ostilità secondo il ministero russo degli affari esteri.

Preoccupazione peraltro condivisa da Thomas Greminger, segretario dell'Osce che proprio due giorni fa manifestava timore di una reazione a catena capace di trasformare singoli focolai di guerra in un incendio di vaste proporzioni.
«Un gesto di distensione potrebbe essere che la Russia 
liberasse i 24 marinai arrestati e le tre navi sequestrate» ha detto Gremiger «ma al momento non c’è alcuna volontà  politica
per la pace". Papa Francesco invoca il diritto internazionale. “In Ucraina solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini. Sono vicino alle comunità cristiane di quella Regione, e prego che si possano tessere rapporti di fraternità e di amicizia».

Infine, l'ultimo pensiero prima di impartire la benedizione al mondo, il Papa lo riserva al bambini. «Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata».


 
Martedì 25 Dicembre 2018, 12:10 - Ultimo aggiornamento: 25-12-2018 18:23
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