Papa Francesco: «Venezuela, se lo chiedono sono pronto a mediare»

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di Franca Giansoldati

Tra le cose curiose che lo hanno colpito è stata «la pulizia della città»: ad Abu Dhabi non c’è monnezza, le aiuole sono curate, le strade perfette. Lo confessa mentre sta tornando a Roma. Francesco è reduce da una inedita intesa con l’Islam sunnita per fermare il terrorismo e le sue derive fanatiche. Dalle sue parole si capisce che teme uno scontro tra civiltà ma certamente non ha paura ad essere strumentalizzato. Affronta anche il tema degli abusi sulle suore e annuncia: «Farò pulizia». A Santa Marta il lavoro non gli manca, lo aspetta anche il dossier sul Venezuela.
Cosa arriverà al mondo islamico del documento sulla fratellanza firmato con l’Imam di Al-Azhar?
«Quel testo è stato preparato con tanta riflessione. E pregando. Abbiamo pregato tanto – il grande Imam ed io – per riuscire ad arrivare alla sua stesura perché per me c’è un solo pericolo grande in questo momento: la distruzione, la guerra, l’odio tra noi. E se noi credenti non siamo capaci di darci la mano, abbracciarci, la nostra fede sarà sconfitta. Questo documento nasce dalla fede in Dio che è padre di tutti e padre della pace, e condanna ogni distruzione, ogni terrorismo. Il primo terrorismo della storia dell’uomo è stato quello di Caino. E’ un documento che si è sviluppato a tappe rimanendo in gestazione per un po’, a maturare per non partorire il bambino prima del tempo».
Lo sceicco emiratino le ha tributato grandi onori. Anche militari. Che reazioni ci sono state al suo appello per lo Yemen?
«Io interpreto tutti i gesti di benvenuto come gesti di buona volontà, ognuno li fa secondo la propria cultura. Negli Emirati ho avuto una accoglienza così grande che volevano fare di tutto perché la visita del Papa fosse cosa buona. Qualcuno ha detto che è stata una benedizione, Dio lo sa. Sul problema delle guerre, lei ne ha menzionata una, so che è difficile farsi una opinione dopo due giorni e aver parlato dell’argomento con poche persone. Posso dire che ho trovato buona volontà nell’avviare processi di pace».
E la sua impressione sugli Emirati?
«Ho visto un paese moderno, aperto, accogliente che guarda al futuro. Mi ha colpito Abu Dhabi e anche la pulizia della città. Mi sono chiesto poi come fanno ad innaffiare tutti quei fiori, visto che sono nel deserto. Mi è stato spiegato che stanno cercando il modo di desalinizzare l’acqua, prenderla dal mare e farla diventare potabile. Si stanno preparando anche a quando non ci sarà più il petrolio. Quel giorno, mi hanno assicurato, avranno molte cose da fare. Insomma sono proiettati in avanti. Ci saranno anche aspetti negativi ma in un viaggio di tre giorni non si vedono. E, in ogni caso, se si vedono si guarda all’altra parte».
Torniamo al documento: non teme di farsi strumentalizzare dai musulmani?
(Il Papa ride) «A dire il vero mi accusano di farmi strumentalizzare da tutti, anche dai giornalisti. Fa parte del lavoro. Dal punto di vista cattolico questo documento non si è schierato di un millimetro. Si rifà ai principi del Vaticano II. Prima di prendere la decisione di approvarlo l’ho fatto leggere ai teologi. Se qualche cattolico si sente a disagio posso capirlo, non è una cosa di tutti i giorni e, comunque, non è un passo indietro. Semmai è un passo avanti che viene da 50 anni di principi conciliari. Anche nel mondo islamico ci sono diversi pareri, alcuni più radicali. Anche loro avranno discrepanze che non conosco. Il cammino con i musulmani è un processo e i processi maturano come i fiori e la frutta».
Santità, l’Imam Al-Tayyeb ha denunciato l’islamofobia, perché non si è sentito qualcosa sulla cristianofobia, sulla persecuzione dei cristiani?
«È un argomento che ho affrontato tanto e in altre occasioni. Questo documento è basato più sulla unità e sulla amicizia, anche se condanna la violenza di alcuni gruppi che si dicono islamici ma che, come mi hanno spiegato, di islamico non hanno nulla. Mi viene un mente un uomo musulmano che mi venne a trovare raccontandomi che quando arrivarono i terroristi, intimarono alla moglie di convertirsi e la sgozzarono davanti a lui. Purtroppo questo è quello che accade tutti i giorni. Il nostro pane quotidiano».
Tra poco andrà in Marocco, ancora una volta un paese musulmano...
«Ho sentito da alcuni musulmani che il documento sulla fratellanza sarà studiato nelle università, Sicuramente ad Al Azhar. Va studiato ma non è imposto. Il Marocco è una meta che capita casualmente dopo questo viaggio. Ci volevo andare al vertice Onu sul Global Compact ma vi erano aspetti protocollari che lo impedivano. E poi non potevo andare senza prima far visita ufficiale al Paese ospitante. E così abbiamo rimandato. Sono anche arrivati altri inviti da altri paesi arabi. Vedremo il prossimo anno. Se andrò io o l’altro Pietro. Vediamo».
Maduro le ha inviato una lettera. E per una vostra mediazione?
«Prima di partire sapevo che doveva arrivare con un plico diplomatico la lettera di Maduro ma non la ho ancora letta. Vedremo cosa si può fare. Per arrivare ad una mediazione naturalmente ci vuole la volontà di entrambe le parti. Lo devono richiedere. Esattamente come è stato nel 1985 con la crisi tra Argentina e Cile per la soluzione del Canale di Beagle. Con il Venezuela la Santa Sede è stata presente nel momento del dialogo con Zapatero. C’è stata una prima riunione, e poi una seconda ma alla fine è stato partorito un topolino. Niente. Fumo. Adesso vedrò questa lettera e poi capirò che si potrà fare. Ma le condizioni iniziali è che siano le parti a richiedere una mediazione. Noi siamo sempre disposti».
A fine mese c’è il summit degli abusi sui minori, ma come la mettiamo con gli abusi sulle religiose?
«È vero è un problema. Penso anche – generalmente – al maltrattamento delle donne. Come se fossero di seconda classe. È un problema culturale fino ad arrivare al femminicidio. Dentro la Chiesa ci sono stati chierici e anche vescovi che hanno abusato. Ma non è una cosa che dal momento che te ne accorgi finisce il problema. Da tempo stiamo lavorando, abbiamo mandato via un chierico e anche il suo processo non so se sia finito. C’è stato anche il caso di una congregazione femminile che è stata sciolta, all’interno della quale vi era una condizione di schiavitù. Venivano anche abusate dal fondatore. Tante volte il fondatore di un ordine toglie la libertà alle suore. Papa Benedetto ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo. Lui ha cominciato e io voglio andare avanti».
Mercoledì 6 Febbraio 2019, 01:32 - Ultimo aggiornamento: 06-02-2019 12:09
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