Lettera aperta all'arcivescovo di Milano Delpini dalla mamma del minore abusato: «Basta mistificare»

Martedì 20 Luglio 2021 di Franca Giansoldati
Lettera aperta all'arcivescovo di Milano Delpini dalla mamma del minore abusato: «Basta mistificare»

Città del Vaticano – Delusione, rabbia e tanto coraggio. Perchè ci vuole tutta la tenacia di una mamma che ha seguito con il cuore straziato la via crucis del proprio figlio minorenne abusato – all'epoca dei fatti - da un sacerdote lombardo e avere sperimentato a suo tempo il muro di gomma della curia di Milano. Cristina Battaglia non si è mai arresa per fare emergere la verità e, recentemente, quando la Corte di Appello ha confermato la pena al prete che aveva abusato del figlio ed era anche stato spostato in un'altra parrocchia dalla diocesi ha ripreso in mano carta e penna per una lettera aperta a monsignor Mario Delpini. Quello che più la ha ferita è stato il comunicato diffuso dalla curia. 

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«Egregio mons. Mario Delpini, siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere. La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi "esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: “La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…” lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato».

La mamma del ragazzo aggiunge: «Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo  (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto».

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La signora Battaglia aggiunge che sicuramente Delpini ricorda «perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal Pm, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda».

Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo insistenza della famiglia della vittima, l'arcivescovo ha incontrato la mamma in occasione della visita pastorale a Rozzano. «Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci a concesso solo 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c'era tempo». 

«In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale»

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