Vaticano-Usa, scontro frontale: «Trump cerca di strumentalizzare il Papa»

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano –  «Gli stati fanno i compromessi ma la Chiesa si deve basare su verità eterne». Il segretario di stato americano, Mike Pompeo stamattina ha esordito così al convegno sulla libertà religiosa organizzato dalla ambasciata Usa presso la Santa Sede, ripetendo di fatto il messaggio che aveva già inoltrato in Vaticano: la richiesta di soprassedere all'accordo con la Cina per le nomine dei vescovi al fine di esercitare soft power sul governo comunista a difesa del diritto alla libertà religiosa delle minoranze. 

Pompeo ha affrontato l'argomento davanti al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e a monsignor Paul Gallagher, ministro degli esteri del Papa, seduto in prima fila. «I cattolici non sono risparmiati dalla repressione del regime» ha detto nella sua esposizione, facendo riferimento alla condizione di tante comunità cattoliche che in Cina sono costrette a dover persino togliere i crocifissi in casa e sostituirli con l'immagine di Mao. La persecuzione verso le minoranze religiose si concentra sui buddisti e sui tibetani, sugli evangelici (che sono una realtà in grande crescita in Cina) e sugli Uiguri, la minoranza islamica sottoposta persino a sterilizzazioni forzate.

Domani Pompeo avrà un incontro a tu per tu con il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin in Vaticano. Il Papa, invece, ha declinato la sua richiesta di udienza spiegando di voler rispettare la regola di non ricevere capi di stato o esponenti politici in campagna elettorale. Una regola che però in questi anni di pontificato Papa Francesco ha fatto saltare diverse volte. L'arcivescovo Gallagher ha spiegato che il Papa non lo incontra perché non vuole essere strumentalizzato da Trump.

Ultimo aggiornamento: 18:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA