Progressisti e ratzingeriani delusi: ecco chi sono tutti i «nemici» di papa Francesco

Giovedì 30 Agosto 2018 di Massimo Introvigne

Il caso dell'arcivescovo Viganò, l'ex nunzio negli Stati Uniti in pensione che accusa il Papa di avere coperto l'ex cardinale di Washington McCarrick, accusato di abusi sessuali, ha fatto uscire allo scoperto vecchi e nuovi nemici di papa Francesco. Alcuni non hanno esitato a chiedere le sue dimissioni. Ma chi sono esattamente questi nemici?

Al lettore sarebbero utili per orientarsi nomi e cognomi. Ma, com'è tradizione nella Chiesa, i nomi che si possono fare con certezza sono quelli di intellettuali, molti dei quali laici. I vescovi e cardinali che si oppongono al Papa, con eccezioni che si contano sulle dita di due mani, si esprimono secondo costume ecclesiastico in modo felpato, e non è facile identificarli con certezza.
 
La prima di quattro diverse opposizioni, di cui si parla pochissimo, è quella «da sinistra», che considera Francesco un falso riformatore. Nel mese di marzo 2018, quando il Papa ha celebrato i cinque anni di pontificato, il «New York Times», il «Times» e «Le Monde» a Parigi hanno pubblicato articoli di autori diversi ma molto simili tra loro. Tutti accusavano Francesco di avere deluso le aspettative. Alla fine, spiegavano, la Chiesa è rimasta quella di sempre, senza donne sacerdote, senza abolizione del celibato dei preti, senza un'apertura all'aborto, e senza che nelle parrocchie cattoliche, come avviene in alcune comunità protestanti, si celebrino matrimoni omosessuali. Non si trattava di un complotto. Semplicemente, alcuni grandi giornali internazionali avevano consultato gli stessi informatori.

Ci sono certamente vescovi che la pensano così, particolarmente in Germania dove strappi in materia di comunione ai coniugi protestanti di fedeli cattolici e di omosessuali sono stati frenati dal Vaticano. Ma vengono raramente allo scoperto, mentre la tesi di Francesco falso riformatore e parte del problema di una «Chiesa immobile» più che della soluzione è sostenuta da sociologi, come Marco Marzano, e da sacerdoti attivi su Internet con un oscuro lavoro che però comincia a trovare ascolto in settori dell'episcopato.

Le altre tre opposizioni a Papa Francesco sono certamente più numerose. La seconda opposizione è quella politica della cerchia di Donald Trump, di certe grandi fondazioni americane repubblicane, ma con una presenza anche in quotidiani di tradizione democratica come il «New York Times» e certi partiti e movimenti europei (pensiamo a Matteo Salvini o a Marine Le Pen) che attaccano il Papa sui temi dell'immigrazione, dell'ecologia, dell'economia e del dialogo con l'Islam. Molti di questi politici non vanno a messa o, come Trump, non sono neppure cattolici. Tuttavia, sulla tesi secondo cui la civiltà occidentale sta crollando sotto il peso degli immigrati, soprattutto (ma non solo) islamici, e il Papa che predica l'accoglienza va fermato, questi ambienti riescono a farsi ascoltare anche da qualche vescovo come in Italia l'ex arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, o negli Stati Uniti il cardinale Raymond Burke, che nei confronti di Francesco hanno anche altre critiche. In modo assai più discreto, altre voci più vicine a Salvini che al Pontefice emergono talora all'interno dell'episcopato italiano.

La terza opposizione, la più numericamente consistente, è costituita dai nostalgici di Benedetto XVI. A costoro andava benissimo Papa Ratzinger, anche se difendeva il Concilio Vaticano II, certo rettamente interpretato, e da Pontefice non ha mai celebrato la messa preconciliare in latino, altro cavallo di battaglia dei cosiddetti tradizionalisti. In Italia, dove i vescovi sono più coperti, in questo gruppo le voci più note sono quelle del giornalista Giuliano Ferrara, e di blogger come Aldo Maria Valli, Marco Tosatti (coautore del memoriale Viganò) e Riccardo Cascioli della «Nuova Bussola Quotidiana». Negli Stati Uniti i nostalgici di Ratzinger sono forse metà dell'episcopato, e riescono spesso a eleggere loro rappresentanti a posti chiave nella Conferenza Episcopale. Hanno capofila come l'arcivescovo di Filadelfia, Charles Chaput, e quello di San Francisco, Salvatore Cordileone, entrambi parte di una lunga lista di prelati cui Francesco ha rifiutato la berretta da cardinale, nonostante l'importanza delle diocesi che presiedono.

Se la si esamina attentamente, anche l'opposizione più aperta a Francesco ha spesso radici ratzingeriane. Lo stesso cardinale Burke, il più agguerrito e aperto inquisitore della teologia di Papa Francesco, che giudica al limite, se non dentro, l'eresia, non rifiuta il Concilio Vaticano II né il magistero dei Papi postconciliari, celebra la messa antica in latino ma anche quella riformata in italiano o inglese, e lo stesso vale per il vescovo di Madison, nel Wisconsin, Robert Morlino, oggi il nemico più esplicito del Pontefice fra i vescovi americani. Un giornalista oppositore estremo di Papa Francesco come Antonio Socci non proviene a sua volta dal cosiddetto tradizionalismo ostile al Concilio.

La quarta opposizione, più culturalmente agguerrita e conseguente, ma numericamente meno rilevante, è costituita da coloro che rifiutano i documenti del Concilio Vaticano II e non solo le loro interpretazioni e che pensano - anche se per ragioni tattiche non lo dicono sempre - che già Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, anzi già Giovanni XXIII e Paolo VI, avessero ceduto alla modernità e il loro insegnamento contenesse eresie. Ci sono intellettuali, come Roberto de Mattei in Italia, e blog come Riscossa Cristiana che esprimono apertamente questa posizione. Tra i vescovi, pochi li sostengono esplicitamente, come Athanasius Schneider, ausiliare di Astana nel remoto Kazakhstan, che però parla in pubblico più spesso a Roma che in Asia Centrale. Altri come il cardinale Burke o l'arcivescovo Negri, che pure hanno idee diverse, partecipano però talora a iniziative di questa quarta opposizione, un pensatoio radicale da cui sono nate tutte le accuse di eresia e le manovre più aggressive contro Papa Francesco.

Che succederà? A parte la prima opposizione, progressista, i cui contatti con le altre sono quasi inesistenti, le altre tre collaborano e sperano per motivi diversi di costringere Francesco a dimettersi, sventolando per motivi puramente tattici la bandiera degli abusi sessuali di cui non si sono mai molto curati sotto i pontificati precedenti. Ma si tratta di un'unione debole. Proprio perché le opposizioni a Francesco sono in realtà molto diverse tra loro, è improbabile che possano restare insieme a lungo. Nonostante le apparenze, sembrano destinate alla sconfitta.

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