Vaticano, in calo le attività sospette di riciclaggio ma poca trasparenza

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Il Vaticano ha pubblicato il rapporto annuale, relativo al 2018, sulle attività finanziarie della Santa Sede, informando della diminuzione dei casi di possibili attività sospette di riciclaggio, ma senza mai entrare nel dettaglio dei singoli episodi. Ancora una volta la tanto richiesta di trasparenza che arriva con insistenza dal mondo cattolico (e non solo) sembra andata a farsi benedire. Il testo distribuito fa riferimento a «significativi risultati, con riferimento al quadro regolamentare e al sistema di segnalazioni» anche grazie al sistema dell’Area Unica dei Pagamenti in Euro (Single Euro Payments Area – SEPA). La prima condanna per riciclaggio da parte del Tribunale del Vaticano, avvenuta nel 2018, scaturiva da un rapporto trasmesso d’AIF all’Ufficio del Promotore di Giustizia, e si era conclusa con una condanna per autoriciclaggio dell’imprenditore edile Angelo Proietti, dal 2016 ai domiciliari per bancarotta fraudolenta, con una pena di due anni e sei mesi di reclusione e la confisca di oltre un milione di euro già sequestrato dalle autorità della Santa Sede nel 2014.

A parte questo si fa riferimento ad una diminuzione del numero di segnalazioni di attività di riciclaggio. Nel 2018 sono state inviate 56 Segnalazioni all’AIF rispetto alle 150 dell’anno precedente. Nel 2018, sono stati trasmessi anche 11 rapporti all’Ufficio del Promotore di Giustizia Vaticano per ulteriori indagini da parte delle competenti Autorità di law enforcement, ma senza alcun dettaglio. Tutto, come sempre, resta avvolto nel mistero. Nel 2018, l’AIF ha siglato 8 nuovi Protocolli d’intesa con controparti di giurisdizioni estere e ha scambiato informazioni in 488 casi”.


 
Martedì 21 Maggio 2019, 11:30 - Ultimo aggiornamento: 21-05-2019 11:43
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