San Pietro e i problemi del restauro al Cupolone: le foto che hanno allarmato il Papa

Giovedì 16 Luglio 2020 di Franca Giansoldati
San Pietro e i problemi del restauro del Cupolone: le foto che hanno preoccupato il Papa

Città del Vaticano – Il Cupolone ridotto a groviera. Se il codice degli appalti in Vaticano fosse stato approvato prima, magari qualche mese fa, probabilmente il pasticcio che si è venuto a creare per il grandioso restauro della cupola di San Pietro, gioiello michelangiolesco unico al mondo, forse avrebbe evitato il commissariamento della Fabbrica, l'organismo che da cinque secoli sovrintende ogni lavoro interno ed esterno al luogo di culto più prezioso del cattolicesimo, dove sono sepolti i Papi e dove si pensa sia sepolto anche l'Apostolo Pietro, grazie alla famosa iscrizione «Petrus Eni» ritrovata negli anni cinquanta nella necropoli sotto le fondamenta. 

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Nelle settimane scorse – prima che il Papa desse ordine di fare partire la clamorosa inchiesta giudiziaria interna promossa per sradicare una sostanziale opacità nella gestione della Fabbrica (cosa di cui si lamentava persino il cardinale Pell già 5 anni fa) – si si sono intensificati i controlli tecnici e le valutazioni d'urgenza per valutare come stanno andando avanti i lavori. 

Il progetto di restauro e conservazione del Cupolone si presenta particolarmente complesso e delicato, non solo per l'altezza ma anche per il rischio di rovinare i materiali utilizzati da Michelangelo. Soprattutto il travertino che compone la struttura di questo gioiello architettonico. I primi tecnici ad accorgersi che la realizzazione si stava presentando più brigosa del solito sono stati gli ingegneri del Governatorato che hanno subito sollevato il problema, facendo affiorare mille interrogativi sui criteri adottati nel scegliere le imprese coinvolte. Un tema delicato e tutto da accertare che, di riflesso, ha riportato a galla vecchie critiche interne legate ad una certa opacità complessiva relativa al passato. Sembra fossero le stesse ditte a vincere gli appalti senza gara.

Ciò che sta destando preoccupazione ed è oggetto di valutazioni di tipo tecnico pare essere il metodo di fissazione dei ponteggi usato al fine di renderli stabili. E' stato sollevato il problema che il travertino è stato bucato come un groviera con enormi stop per un totale di centinaia e centinaia di buchi. Ora dovranno stabilire se tutto questo era stato previsto oppure no. 

Dopo il Commissariamento della Fabbrica di San Pietro, il cardinale Angelo Comastri - responsabile dell'organismo - continua la sua attività sicuro che verrà fatta luce al più presto. Solo un tecnico pare sia stato momentaneamente 'sospeso' dall'operatività dell'incarico ma i lavori sull'impalcatura proseguono. Probabilmente troppo importanti, troppo costosi e troppo 'delicati' anche dal punto di vista contrattuale. Il monitoraggio è ora sotto il Governatorato. 

Nel nuovo codice degli appalti gli enti per partecipare ad una gara dovranno in futuro inoltrare richiesta all’Apsa che provvede alla pubblicazione di indizione della gara sul sito www.bandipubblici.va (un sito in costruzione) con il nome dell’ente appaltante; l’oggetto dell’appalto; la tipologia di procedura e la categoria di specializzazione; infine il termine e la modalità per richiedere la documentazione di gara. Sarà poi l'Apsa a inviare una comunicazione ai fornitori iscritti.

Per commissariare la Fabbrica di San Pietro il Papa ha scelto la giornata del 29 giugno, San Pietro e Paolo. Una data simbolica trasformatasi di fatto in un chiaro segnale interno al piccolo Stato vaticano dove ormai regna tra le varie amministrazioni un clima di terrore. 


I magistrati del Papa indagano sulle ipotesi di peculato e abuso d'ufficio, anche se il Vaticano non ha voluto specificare nulla, affidando la notizia ad un comunicato di poche righe. Un atto di sfiducia del genere nei confronti del cardinale arciprete – ruolo attualmente ricoperto da  Comastri, 77 anni e in via di uscita -  non ha memoria storica e probabilmente è davvero la prima volta che la Fabbrica di San Pietro viene commissariata in questo modo. I gendarmi hanno persino perquisito alcuni uffici amministrativi portando via carte, schedari, computer. 

Il restauro del tamburo della Cupola fa parte di una grande progetto conservativo resosi necessario dal degradato stato di conservazione della superficie lapidea. Il cantiere era iniziato il 2 settembre 2019 con il montaggio del ponteggio. Il tamburo è caratterizzato dalla presenza di sedici contrafforti.

Il progetto, aveva spiegato l'Osservatore Romano in un articolo di qualche mese fa, prevede quattro anni di lavori: due per il primo lotto, salvo imprevisti, che comprende otto specchiature e otto contrafforti. Anche per il secondo lotto occorrono due anni di lavori per sistemare gli otto contrafforti e le otto specchiature. Il tamburo sviluppa una superficie complessiva di 8.900 metri quadrati di travertino, compresi gli aggetti architettonici e la superficie dei sedici contrafforti, mentre il “maschio” del tamburo sviluppa una superficie di 440 metri quadri di muratura di laterizio a faccia vista. L’altezza complessiva del tamburo è di 36,63 metri, la circonferenza alla base delle colonne dei contrafforti è di 168 metri; quella alla base delle finestre è invece di 153 metri. Misure imponenti, quindi, per lavori delicatissimi. 

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA