Vaticano, l'attico di Bertone pagato due volte: dal Bambin Gesù e dal Governatorato

di Valentina Errante

Non è finita. Non soltanto l'attico con terrazza vista San Pietro, i 296 metri quadrati destinati al monsignore e i 200mila euro per la ristrutturazione dell'appartamento pagati dalla fondazione che fa capo all'ospedale pediatrico Bambino Gesù. Dalle indagini interne al Vaticano sugli sprechi e le malversazioni, adesso emerge che la fattura per i lavori nella lussuosa casa di monsignor Tarcisio Bertone è stata saldata due volte.

Le polemiche erano esplose già qualche anno fa, quando si era diffusa la notizia dell'attico a cinque stelle di Bertone, sfarzo e lusso a fronte dei 50 metri quadrati dell'appartamento di Santa Marta in cui vive il Papa. Poi si è appreso che la fattura per la ristrutturazione di quell'immobile era stata pagata da una onlus della Santa sede con i soldi destinati alle cure dei bambini e adesso emerge il doppio pagamento, da annoverare nel bilancio fuori controllo del Vaticano.



IL PRIMO PAGAMENTO

È stato Emiliano Fittipaldi, il giornalista dell'Espresso che ha pubblicato ”Avarizia”, uno dei due libri finiti al centro del Vatileaks, a rivelare che il conto per la ristrutturazione del mega attico di Palazzo San Carlo, dove vive Bertone, è stato pagato da una fondazione nata nel 2008 per raccogliere fondi da destinare a pazienti pediatrici. Per la società di revisione Price Waterhouse Coopers, che nel marzo 2014 ha dedicato alla onlus italiana con sede in Vaticano qualche passaggio, precisa Fittipaldi, la fondazione è «un veicolo per la raccolta di fondi volti a sostenere l'assistenza, la ricerca e le attività umanitarie del Bambin Gesù». Eppure proprio dalle casse della onlus sono usciti i circa 200mila euro, destinati all'azienda Castelli Real Estate dell'imprenditore Gianantonio Bandera, che ha curato la ristrutturazione dell'immobile. Giuseppe Profiti, fino al 2015 presidente sia del Bambin Gesù che del consiglio direttivo della fondazione, ha sostenuto che la spesa fosse stata autorizzata perché la casa del cardinale era stata poi messa a disposizione della fondazione per finalità "istituzionali". Questa la premessa, perché adesso emerge che quei lavori sono stati saldati per due volte.



SECONDO PAGAMENTO

Bertone ha smentito che la ristrutturazione fosse stata pagata dalla fondazione. E anzi, ha sostenuto di avere versato al Governatorato la somma di 300 mila euro, richiesta come contributo per i lavori di restauro. Le indagini interne, poi, hanno dimostrato che in effetti il Governatorato ha pagato quella cifra all'azienda che fa capo a Gianantonio Bandera. Così come la Fondazione del Bambino Gesù ne ha pagata una di 200 mila. Entrambe hanno come causale i lavori di ristrutturazione dell'appartamento di Palazzo San Carlo. Le stesse opere, insomma, sarebbero state pagate due volte. La prima con i risparmi della fondazione, la seconda dal Governatorato. Circostanza sulla quale ora si vuole fare chiarezza.



GLI ALTRI IMMOBILI

Bertone, in ogni caso, non è solo. Secondo Gianluigi Nuzzi, autore del libro ”Via Crucis”, «L'appartamento più grande, ben 445 metri quadrati, è andato al cardinale Velasio De Paolis, ratzingeriano di ferro, classe 1935, presidente emerito della Prefettura degli affari economici della Santa sede». Ci sono poi «Franc Rodé, cardinale sloveno di 81 anni, 409 metri quadrati; Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, 356 mq». Mentre in un altro palazzo, a ridosso di via della Conciliazione: Marc Ouellet, cardinale canadese, 500 mq; Sua Eminenza Sergio Sebastiani, 84 anni, 424 mq; l'americano Raymond Leo Burke, patrono del sovrano militare ordine di Malta, 417 mq; Zenon Grocholewski, polacco e prefetto emerito della Congregazione per l'educazione cattolica, 405 mq; un altro americano, William Joseph Levada, 524 mq a Borgo Pio».

Sabato 21 Novembre 2015, 02:47 - Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 12:05



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