Sondaggio choc tra le suore, emergono violenze e abusi di potere da parte dei preti ma in Vaticano il tema è tabù

Martedì 15 Settembre 2020

Città del Vaticano – In Vaticano resta un argomento tabù e nessuno al momento vuole affrontarlo apertamente, nemmeno le congregazioni femminili, tanto il tema delle violenze sulle suore da parte del clero e il tema dell'abuso di potere esercitato dai chierici, sia indigesto. In passato si sono ascoltate voci disomogenee, sono affiorati casi singoli, le denunce arrivate alla Congregazione dei Religiosi alla fine i sono rivelate prive di trasparenza. Stavolta a riprendere in mano la questione (che resta latente sotto traccia ma prima o poi sarà destinata a travolgere il Vaticano) è una delle istituzioni ecclesiali cattoliche tedesche più impegnate nell’aiuto alle missioni, Missio(Aachen), che ha avviato una prima indagine conoscitiva sulla sensibilità delle strutture e delle organizzazioni cattoliche a proposito del problema degli abusi sulle suore. Ne dà notizia il periodico cattolico Settimana precisando che non si tratta di un’indagine quantitativa, ma del risultato di un sondaggio fatto con le organizzazioni per conoscere quanto il problema sia percepito.

Il sondaggio di fatto ha coinvolto 38 organizzazioni operanti in Africa, Asia e Oceania. Hanno risposto solo in 14, ma il  questionario è stato a sua volta rilanciato e le risposte complessive sono state 101. La maggior parte delle risposte (quasi il 70%) attribuisce all’argomento una importanza alta o molto alta e testimonia come la sensibilità sia in crescita e i casi non siano pochi e marginali.

L’intento è di creare una rete di sostegno alle suore vittime a livello internazionale finanziando progetti formativi e terapeutici in ordine all’emergenza, anche perchè di solito le suore che denunciano o non vengono credute oppure le stesse congregazioni religiose optano per far decantare la situazione e non creare scandali. 

I paesi con le risposte più numerose sono stati l’India e il Camerun, ma con significative presenze anche in altri stati (10 in Africa e 8 in Asia). Mentre dall’Oceania è arrivato una sola risposta e quindi non ha permesso di integrarla nello studio. Il 48% delle risposte africane ha riconosciuto l’argomento come  di alta o molto alta importanza, mentre, dal versante asiatico, la risposta ha raggiunto il 75%. Come è scritto in una risposta: «Quando puoi vedere la parte emersa di iceberg, significa che quella sott’acqua è molto grande».

Tabù, insabbiamenti, scarsa collaborazione fra le istituzioni ecclesiali e una coscienza ancora debole. Settimana annota: per alcune organizzazioni non c’è stata ancora nessuna denuncia in merito.

Dall’Africa: «Non è stato fatto ancora nulla per affrontare un tema che è considerato un tabu. Mi dispiace che i preti che hanno commesso questi abusi non siano sanzionati dai responsabili, ma semplicemente spostati in altra parrocchia». «Dopo un abuso in un convento, abbiamo inviato una lettera a tutte le autorità interessate, ma non c’è stato nessun avviso di ricevimento».

In Asia: «In generale il problema è nascosto sotto il tappeto e la vittima affronta il peso da sola. I vescovi hanno paura di affrontare l’argomento». «La vittima dovrebbe rivolgersi alla superiora locale e maggiore della sua congregazione, ma spesso la tendenza fra le religiose è di sopprimere il problema… e la vittima viene trasferita invece di agire contro l’attore dell’abuso».

Sulle ragioni che facilitano le violenze si insiste molto soprattutto sulle strutture di potere e sul clericalismo. «Le persone tendono ad appoggiare il prete perché lo ritengono al di sopra di ogni sospetto. È messa in discussione la  moralità della vittima».

«Le religiose sono collocate fra i gradini più bassi della gerarchia e questo le rende più vulnerabili agli abusi sessuali».

Una seconda ragione è la paura e la vergogna della vittima: «Spesso la vittima viene accusata di seduzione. Il che significa perdere la fiducia per raccontare quanto è successo». «La maggior parte degli eventi è nascosta. Le donne si vergognano e i predatori clericali rimangono attivi».

Ma ci sono altre ragioni: l’inferiorità culturale della donna, la stigmatizzazione delle vittime, la manipolazione del senso di appartenenza, la negazione, lo scarso sostegno delle gerarchie, la dipendenza economica.

 

Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 14:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA