Vaticano, volano stracci tra il vescovo di Albano e i preti tradizionalisti che celebrano la messa in latino

Giovedì 30 Ottobre 2014 di Franca Giansoldati
Vaticano, volano stracci tra il vescovo di Albano e i preti tradizionalisti che celebrano la messa in latino

CITTA’ DEL VATICANO - Ormai volano stracci tra il vescovo di Albano e la comunità tradizionalista San Pio X. Monsignor Semeraro stanco delle messe in latino celebrate secondo il rito antico sul territorio della sua diocesi ha messo al bando i sacerdoti lefebvriani e tutti i fedeli ultrà che li frequentano. Una decisione che sta creando scalpore per la durezza dei termini. In una notificazione Semeraro ha dichiarato sic et simpliciter che la fraternità San Pio X non è “un’istituzione della Chiesa Cattolica” e che i fedeli non devono frequentarla per non “rompere la comunione con la Chiesa”. Parole pesantissime che hanno scatenato una immediata tempesta. Sul sito la Fraternità di San Pio X reagisce mettendo in evidenza le “troppe” contraddizioni di monsignor Semeraro, come il fatto di ignorare che la casa della Fraternità ad Albano, con il suo oratorio semipubblico per amministrarvi i sacramenti, “è stata eretta canonicamente con decreto del suo predecessore monsignor Raffaele Macario”, e il placet del Vaticano. Papa Ratzinger, infatti, stabilì a suo tempo che è “possibile assistere ad una messa celebrata da un prete della Fraternità San Pio X”.

L’elenco delle contraddizioni prosegue: “Potremmo chiedere a Semeraro perché lui, il Vescovo, possa organizzare una veglia ecumenica nella cattedrale (18 gennaio 2014) per pregare con persone che di certo non sono in comunione con la Chiesa cattolica come una pastora evangelica e un vescovo ortodosso, mentre i suoi fedeli non possono pregare con altri cattolici alla messa della Fraternità”. E ancora: “Potremmo chiedergli perché l’apertura di spirito della diocesi è tanto ampia da includere il “Primo forum dei cristiani omosessuali”, tenutosi nella Casa dei Padri Somaschi il 26-28 marzo scorso, ma non chi rimane legato alla tradizione della Chiesa cattolica”.

Secondo i Lefebvriani la posizione di Semeraro dimostra “lo stato di grave necessità generale, dovuto alla capillare diffusione di errori contro la fede da parte della gerarchia ecclesiastica”. Insomma. La guerra continua.

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 13:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA