Vaticano, votato documento finale al Sinodo: il tema delle donne è quello che ha dato più filo da torcere

Vaticano, votato documento finale al Sinodo: il tema delle donne è quello che ha dato più filo da torcere
di Franca Giansoldati
Sabato 28 Ottobre 2023, 22:47 - Ultimo agg. 29 Ottobre, 16:20
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Sparisce dal testo finale il termine Lgbt+ e non appare nessuna apertura al sacerdozio femminile, come invece speravano tanti cattolici in Germania. E' passato però un timido spiraglio per una ricerca teologica furtura «sull’accesso delle donne al diaconato, giovandosi dei risultati delle commissioni appositamente istituite dal Papa». La questione femminile analizzata e votata al Sinodo è risultata la parte che maggiormente ha dato filo da torcere al Papa e sulla quale c'è stata maggiore battaglia nell'Aula Nervi, con il rischio di spaccature, anche se tutto il documento, una quarantina di pagine, è passato ad ampia maggioranza, sottoposto alla votazione di ogni articolo. 

Nel testo si legge poi che «molte donne hanno parlato di una Chiesa che ferisce. Clericalismo, maschilismo e un uso inappropriato dell’autorità continuano a sfregiare il volto della Chiesa e danneggiano la comunione».

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I punti che hanno dato grattacapi e hanno costretto i cardinali Hollerich e Grech a diversi cambiamenti in corso d'opera sui criteri da adottare per evitare che affiorassero brutte spaccature, sono stati quello sulle donne, sul celibato, sul gender. Per fare un esempio, il punto 9, alla lettera J, sul tema del diaconato femminile, quello che ha registrato il più alto numero di 'No', ha avuto 69 voti negativi su circa 346. 

«La votazione conferma che sono punti aperti, che la discussione, la riflessione e l'approfondimento sono in corso» ha spiegato Mario Grech, segretario generale del Sinodo presentando il testo approvato al termine dell'assemblea generale che si è conclusa stasera. «Era chiaro che alcuni temi avrebbero incontrato una maggiore opposizione.

Anzi, sono sorpreso che molti hanno votato a favore, significa che le resistenze non sono tanto grandi quanto pensavamo» ha sottolineato il relatore generale, il cardinale Hollerich. 

Il documento finale servirà come base per la seconda parte del sinodo che si terrà l'anno prossimo, intanto qualche breccia è stata aperta, mentre altre porte si sono chiuse. 

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DONNE

«Sono state espresse posizioni diverse in merito all’accesso delle donne al ministero diaconale. Alcuni considerano che questo passo sarebbe inaccettabile in quanto in discontinuità con la Tradizione. Per altri, invece, concedere alle donne l’accesso al diaconato ripristinerebbe una pratica della Chiesa delle origini. Altri ancora discernono in questo passo una risposta appropriata e necessaria ai segni dei tempi, fedele alla Tradizione e capace di trovare eco nel cuore di molti che cercano una rinnovata vitalità ed energia nella Chiesa. Alcuni esprimono il timore che questa richiesta sia espressione di una pericolosa confusione antropologica, accogliendo la quale la Chiesa si allineerebbe allo spirito del tempo». 


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PARITA'

«L’Assemblea chiede di evitare di ripetere l’errore di parlare delle donne come di una questione o un problema. Desideriamo invece promuovere una Chiesa in cui uomini e donne dialogano allo scopo di comprendere meglio la profondità del disegno di Dio, in cui appaiono insieme come protagonisti, senza subordinazione, esclusione, né competizione».

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PRETI SPOSATI

«Si consideri, valutando caso per caso e a seconda dei contesti, l’opportunità di inserire presbiteri che hanno lasciato il ministero in un servizio pastorale che valorizzi la loro formazione e la loro esperienza». 

GENDER 

«Alcune questioni, come quelle relative all’identità di genere e all’orientamento sessuale, al fine vita, alle situazioni matrimoniali difficili, alle problematiche etiche connesse all’intelligenza artificiale, risultano controverse non solo nella società, ma anche nella Chiesa, perché pongono domande nuove. Talora le categorie antropologiche che abbiamo elaborato non sono sufficienti a cogliere la complessità degli elementi che emergono dall’esperienza o dal sapere delle scienze e richiedono affinamento e ulteriore studio. È importante prendere il tempo necessario per questa riflessione e investirvi le energie migliori, senza cedere a giudizi semplificatori che feriscono le persone e il Corpo della Chiesa. Molte indicazioni sono già offerte dal magistero e attendono di essere tradotte in iniziative pastorali appropriate. Anche dove siano necessari ulteriori chiarimenti, il comportamento di Gesù, assimilato nella preghiera e nella conversione del cuore, ci indica la strada da seguire». 

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POVERI

«Non c’è un solo genere di povertà. Tra i molti volti dei poveri vi sono quelli di tutti coloro che non hanno il necessario per condurre una vita dignitosa. Vi sono poi quelli di migranti e rifugiati; popoli indigeni, originari e afrodiscendenti; coloro che subiscono violenza e abuso, in particolare donne; persone con dipendenze; minoranze a cui viene sistematicamente negata una voce; anziani abbandonati; vittime del razzismo, dello sfruttamento e della tratta, in particolare minori; lavoratori sfruttati; esclusi economicamente e altri che vivono nelle periferie. I più vulnerabili tra i vulnerabili, a favore dei quali è necessaria una costante azione di advocacy, sono i bimbi nel grembo materno e le loro madri. L’Assemblea è consapevole del grido dei “nuovi poveri”, prodotti dalle guerre e dal terrorismo che martoriano molti Paesi in diversi continenti e condanna i sistemi politici ed economici corrotti che ne sono la causa». 

#METOO NELLA CHIESA

«I casi di abuso di vario genere a danno di persone consacrate e membri di aggregazioni laicali, in particolare donne, segnala un problema nell’esercizio dell’autorità e richiede interventi decisi e appropriati». 

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CONTROLLI

«Devono essere attivati, in forme giuridicamente da definire, strutture e processi di verifica regolare dell’operato del Vescovo, con riferimento allo stile della sua autorità, all’amministrazione economica dei beni della diocesi, al funzionamento degli organismi di partecipazione e alla tutela nei confronti di ogni tipo di abuso. La cultura del rendiconto è parte integrante di una Chiesa sinodale che promuove la corresponsabilità, oltre che un possibile presidio contro gli abusi».

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