"Italygate" per le elezioni del presidente Usa: tra gli indagati spunta il nome di Corsetto

Venerdì 26 Novembre 2021 di R.D.C.
Riccardo Corsetto

RIETI - Arrivano fino a Magliano Sabina i riverberi dell’Italygate, teoria (fake) del complotto secondo cui le elezioni americane sarebbero state sabotate a scapito di Donald Trump e a favore di Joe Biden. Nell’ultima puntata del programma di Italia Uno “Le Iene”, in un servizio firmato da Giulio Golia e Francesca Di Stefano, dal titolo “Italygate: Trump si è fermato a Eboli”, sono stati svelati i contorni di una delle più eclatanti fake news degli ultimi tempi e, nella ricostruzione, spunta l’ex candidato a sindaco della Lega a Magliano Sabina, Riccardo Corsetto.

La vicenda
Il 6 gennaio 2021, quando il congresso degli Stati Uniti deve certificare la vittoria di Biden, viene diffuso un comunicato stampa di due organizzazioni congiunte, una delle quali facente capo all’attivista Maria Zack, la prima a parlare a Trump dell’Italygate. A corredo del comunicato, ci sono due documenti: uno è un articolo scritto dall’ex capogruppo di minoranza della Lega di Magliano Sabina, Riccardo Corsetto, che ha lasciato l’assise sabina e il carroccio maglianese per concorrere alle amministrative di Roma. Corsetto, il 29 dicembre 2020, pubblicò un editoriale sulla testata on-line di cui è direttore responsabile “L’unico quotidiano sovranista”. Nell’articolo dal titolo “Conte, Finmeccanica e l’Ambasciata Usa dietro la frode per far fuori Trump”, l’ex candidato a sindaco di Magliano Sabina, a partire dalle dichiarazioni di 007 americani, parla di come istituzioni e aziende italiani avrebbero architettato l’hackeraggio ai danni di Trump. Notizia ritenuta però infondata, tanto che a giugno Corsetto ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Roma per rispondere dell’accusa di «divulgazione di notizie false». A renderlo noto era stato lo stesso ex consigliere dalla sua pagina facebook, annunciando che avrebbe chiesto «di poter rendere dichiarazioni spontanee al pm, nella convinzione che il diritto di cronaca e di informazione, in una società che aspira al giusto, valgano ancora qualche rischio personale. Ho tranquillizzato mia moglie che tutto si risolverà subito (si è spaventata nel leggere che rischio 6 anni di carcere per un articolo), e che - concluse - il “reato di cronaca” a maggior ragione di quello di “opinione” non possa trovare asilo nel nostro Paese».

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