Lo spaccio della droga in mano ai nigeriani: ecco come sono organizzati e come si muovono

Giovedì 13 Maggio 2021 di Emanuele Faraone
Lo spaccio della droga in mano ai nigeriani: ecco come sono organizzati e come si muovono

RIETI - Ieri pomeriggio il giudizio per direttissima davanti al giudice Virginia Arata per la 30enne reatina G.D.G e il compagno nigeriano H.N., arrestati lunedì nel corso dell’operazione anti spaccio di stupefacenti, condotta dalla IV Sezione antidroga della squadra Mobile di Rieti con quattro nigeriani e la donna reatina finiti in manette. Nei loro confronti arresti convalidati e obbligo di firma per entrambi.

Un’organizzazione così ber radicata e ramificata che quando qualcuno finiva in manette o ai domiciliari c’era sempre pronto un altro a sostituirlo sulla piazza di spaccio locale. Un duro colpo alla gang di nigeriani che in città – con quartier generale nel centro storico – controllava il mercato dell’eroina gestendo un business molto redditizio. Venuta a galla – operazione dopo operazione da parte della Polizia – la realtà di un’organizzazione riconducibile a modelli malavitosi ben strutturati secondo una rete sodale e consolidata. Via Pellicceria, vicolo Barilotto, via del Condotto e vicolo San Bernardino insieme a via del Mattonato o vicolo Arilaci, erano una sorta di pentagono della droga con piazza San Francesco e dintorni cuori pulsanti delle attività. 

Smercio sempre attivo. Attività che non si erano mai interrotte, né durante il primo stringente lockdown, né durante l’emergenza epidemiologica in corso a conferma che l’attività di spaccio viveva di rendita in forza di una continua pressante richiesta. Per gli investigatori della Mobile reatina un’indagine lunga e complessa perché – nonostante le frequenti e tempestive segnalazioni da parte di numerosi residenti della zona che denunciavano episodi di compravendita di droga – rimaneva particolarmente difficoltoso intercettare spacciatori e acquirenti che per i vicoli del centro storico si muovevano rapidamente in sella alle loro mountain bike. Circa 35 mila euro il “fatturato” di un biennio di attività illecite da parte dei nigeriani per quasi duemila dosi spacciate: è quanto è stato possibile accertare dagli agenti della Narcotici, ma il volume di affari e le dosi di eroina cedute sarebbero di gran lunga superiori. 

Gli arrestati. In particolare, tre nigeriani ricoprivano ruoli apicali e di spicco gestendo il mercato, le compravendite e controllando la piazza. Frequenti i viaggi a Roma per reperire la sostanza stupefacente che non veniva mai acquistata in grandi quantitativi. Ampissima la forbice degli clienti, tutti reatini o provenienti dalla provincia per approvvigionamenti di sostanze stupefacenti. Oltre a tossicodipendenti abituali anche tanti insospettabili reatini e, purtroppo, tanti, troppi giovanissimi nei cui confronti i nigeriani non hanno mai avuto remore nel vendere droga se non addirittura proporla loro incrociandoli per strada, in prossimità di plessi scolastici, luoghi di ritrovo e aggregazione o nelle zone della movida reatina. 
Un centro storico finito sotto scacco dell’eroina tra angoli e vicoli di degrado urbano dove da anni vengono invocati interventi da parte degli Enti territoriali preposti e dove la scarsa illuminazione, l’abbandono e contesti degradati fanno gioco agli spacciatori.

L'indagine. L’indagine della IV Sezione della Mobile aveva preso spunto dal sequestro di una dose di eroina trovata in possesso di un tossicodipendente reatino che l’aveva acquistata, poco prima, da un giovane di colore nei pressi della fontanella di via Pellicceria, luogo oggetto di molteplici segnalazioni di episodi di spaccio pervenute al “113”. Gli approfondimenti investigativi effettuati con una serie di appostamenti, pedinamenti e con l’acquisizione di informazioni da testimoni, hanno portato all’identificazione di tre spacciatori nigeriani: E.M., di 31 anni, residente a Rieti, titolare di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, M.E., 24 anni, e O.G. di 23, residenti in altre province, ma di fatto, di volta in volta, ospitati a Rieti dai loro connazionali secondo una rete criminale ben organizzata.

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