Roma, pronta la riforma poteri come alle Regioni

Giovedì 26 Agosto 2021 di Francesco Pacifico
Roma, pronta la riforma poteri come alle Regioni

Non potranno dire di guidare una “Roma Regione”, ma in futuro i sindaci della Capitale avranno il potere, come i governatori, di approvare leggi spesso equiparate a quelle statali. Potranno anche rivolgersi alla Corte Costituzionale, se si sentiranno scavalcati nelle loro prerogative. E ancora: ottenere più soldi per le attività ordinarie oppure andare in Europa e accedere direttamente ai fondi comunitari. Sarà una corsa contro il tempo in Parlamento, ma dopo quarant’anni di dibattiti, polemiche e leggi monche, siamo vicini a una svolta per la riforma dei poteri di Roma Capitale. Cioè per dare alla Città Eterna competenze e risorse che le mancano per competere con le altre capitali del mondo.

 

 

La svolta è in una decina di righe di una proposta di riforma costituzionale, quindi servirà un doppio voto parlamentare, concordata sull’asse tra il ministro delle Attività regionali, Mariastella Gelmini, e la commissione competente in Parlamento, quella Affari costituzionali. E che dovrebbe vedere la luce già all’inizio del 2022 in prima lettura, forte di un consenso bipartisan e di un escamotage legislativo del quale già si era discusso in passato: dare a Roma, modificando l’articolo 114 della Costituzione, competenze delle Regioni ordinarie (come la potestà legislativa), così da permettere in questa nuova veste al sindaco della Capitale di attivare i poteri previsti dall’articolo 116, quello sull’autonomia differenziata: cioè ottenere, con leggi ordinarie approvate in Aula Giulio Cesare, ulteriori competenze su ambiente, sociale o sviluppo economico.

Che siamo a una svolta, lo fa capire il presidente della commissione Affari costituzionali, il M5S Giuseppe Brescia: «Mercoledì 8 settembre ripartirà con una nuova seduta del comitato ristretto in commissione Affari Costituzionali alla Camera l’iter delle proposte di legge per i poteri speciali per Roma. La campagna elettorale non condizioni il nostro lavoro ed entro il prossimo mese si arrivi a testi il più possibile condivisi». Per quella data i parlamentari del comitato ristretto metteranno le basi per un testo condiviso che unisca le sei proposte già depositate in Parlamento. Al riguardo il pd Roberto Morassut auspica che «entro il 20 settembre, data simbolo di Roma Capitale, sia possibile produrre un risultato concreto. Ma una sintesi potrebbe arrivare da una proposta che in questi mesi, dietro le quinte, alcuni esperti del ministero delle Attività regionali guidati dal giurista Francesco Saverio Marini, hanno scritto, allegandola a una lunga relazione, per venire incontro alle sensibilità dei partiti. In pratica, si chiede di aggiornare il terzo comma dell’articolo 114 della Costituzione, quello che dal 2001 riconosce alla Città eterna il titolo di Roma Capitale: verrà aggiunto che il Campidoglio avrà «la potestà legislativa e regolamentare, derogatoria rispetto alla normativa della Regione Lazio, ad eccezione della tutela della salute». E che questo passaggio sarà accompagnato «dall’istituzione di Commissione paritetica tra Stato, Regione e Roma capitale» per gestire «il trasferimento delle funzioni amministrative» e per dare «risorse aggiuntive per finanziare le funzioni relative al ruolo di capitale». Cioè, come si chiede da anni, per ottenere quasi mezzo miliardo di euro in più per pagare vigili, addetti alle pulizie, mezzi pubblici e utenze che contribuiscono al funzionamento della Roma amministrativa per eccellenza: ministeri e diplomazia. In più Roma potrà ricorrere alla Corte costituzionale.

ALLEANZE TRASVERSALI

Nei mesi scorsi si è creato un asse tra Gelmini e il presidente Brescia. Con la ministra azzurra che, anche nel suo tentativo di allontanare la federazione tra Forza Italia e la Lega, ha tutto l’interesse di portare a casa questa riforma come quella del regionalismo asimmetrico. A smussare le distanze tra i partiti sul tema ci ha pensato l’attivismo dell’Intergruppo parlamentare per Roma Capitale. C’è da fare soltanto i conti con i tempi della legislatura, che potrebbe terminare prima del 2023. Sempre i tecnici guidati dal professor Marini hanno suggerito anche di approvare parallelamente a quella costituzionale una legge ordinaria per trasferire dalla Regione alla Capitale più poteri su beni culturali, edilizia pubblica e privata e funzionamento dei servizi pubblici come trasporti e rifiuti oppure riorganizzare i Municipi. Soddisfatti i candidati sindaci. Virginia Raggi saluta «lo sprint sui poteri Roma». Le fa eco dal Pd Roberto Gualtieri: «É fondamentale per garantirci opportunità di crescita», mentre Enrico Michetti (Centrodestra) auspica «un riconoscimento al ruolo di Roma».
 

Ultimo aggiornamento: 15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA