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Vanessa Russo, il grido di dolore del papà: «Vogliamo il risarcimento, qualcuno deve pagare»

Martedì 2 Ottobre 2018 di Maria Lombardi
Vanessa Russo, il grido di dolore del papà: «Vogliamo il risarcimento, qualcuno deve pagare»


Vanessa Russo oggi avrebbe 34 anni, forse farebbe l'infermiera, era questo il suo sogno. «E invece è in un cimitero», il dolore e la rabbia di un padre, lo stesso di dodici anni fa. «L'hanno uccisa in metro con cattiveria e crudeltà. Nessuno potrà mai farmela riabbracciare, ma almeno per la sua memoria chiedo un risarcimento. Chi ha responsabilità in quello che è successo deve pagare».
Era il 26 aprile del 2007, alla fermata Termini della metro B Vanessa fu colpita a un occhio con la punta di un ombrello e per quella ferita morì. La uccise Doina Matei, una ragazza romena di 25 anni. Un litigio che finì in un modo assurdo. Doina fu condannata a 16 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.

«Non è per una questione di soldi - spiega Giuseppe Russo, il papà di Vanessa - Lo devo a mia figlia, alla sua memoria. Per questo vorrei impostare una causa civile. Non so se contro lo Stato o il Comune, ma qualcuno deve pagare. Se non altro perché ci sono persone come Doina Matei che vengono fatte circolare liberamente nelle nostre città, senza permesso di soggiorno, e riescono a uccidere i nostri figli senza alcun motivo».
Vanessa aveva solo 22 anni, «era una bella ragazza, dolce e generosa». Non può finire così, insiste il padre. «Vorrei capire perché in questa storia tutti si sono lavati le mani: Atac, Comune e anche lo Stato. Di chi è la colpa se mia figlia è morta così nella metro? Perché nessuno è riuscito a bloccare quella donna?»
Un risarcimento, questo chiede Giuseppe, come è stato riconosciuto per la morte di Marta Russo. «Lo chiediamo anche per la nostra famiglia. Sono tragedie enormi che cambiano completamente la vita di due genitori. Mia figlia faceva il tirocinio all'università e sognava di diventare infermiera. Tre giorni fa avrebbe compiuto 34 anni e invece...»

SEMILIBERTÀ
Nel 2015 Dorina Matei aveva ottenuto la semilibertà. E fecero indignare la famiglia le foto pubblicate dalla giovane romena su fb: lei in vacanza al mare, sorridente e in bikini. Dopo la bufera, la semilibertà fu sospesa e poi fu concessa di nuovo dal tribunale di sorveglianza di Venezia, ma con nuove regole, per prima cosa social network vietati.
«Quelle foto per noi sono stata una pugnalata», la disperazione del padre. «Lei fuori, con la mano che fa il segno di vittoria. Ma con mia figlia è stata crudele, ha preso la mira per colpirla con la punta dell'ombrello».
Doina Matei in carcere aveva scritto un racconto su questa storia, «la prima cosa che farò appena uscita sarà andare al cimitero di Prima Porta sulla tomba di Vanessa». Per il suo racconto la giovane romena aveva anche ricevuto un premio. Ma la famiglia Russo di perdono non ha mai voluto sentire parlare. «Quella donna ci ha tolto tutto», ha ripetuto più volte la mamma di Vanessa, Rita Pozzato. «Chi ci pensa alle famiglie che sono state rovinate? A noi nemmeno un soldo di risarcimento». E adesso il padre torna a chiederlo, «lo devo a Vanessa».

 

Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA