Ragazza abusata dal padre nel campo rom da quando aveva 8 anni, ma nessuno le crede

In aula la mamma, la nonna e un’amica della ragazzina hanno smentito le accuse

Ragazza abusata dal padre nel campo rom da quando aveva 8 anni, ma nessuno le crede
Ragazza abusata dal padre nel campo rom da quando aveva 8 anni, ma nessuno le crede
di Federica Pozzi
Martedì 26 Settembre 2023, 23:00 - Ultimo agg. 28 Settembre, 14:46
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Ha impiegato tanto tempo per trovare il coraggio di denunciare quei cinque anni di abusi sessuali subiti dal padre, da quando aveva 8 anni fino ai 13, ma ora, oltre alla madre, neanche la nonna e la migliore amica, tutte ascoltate in aula, le credono e sostengono l’innocenza dell’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe abusato della figlia che oggi ha 19 anni.

LA TESTIMONIANZE

«Era dicembre 2020 ed eravamo a casa, ero tornata dal lavoro, non mi ricordo se l’avessi presa da scuola e lei mi ha detto che mi doveva dire una cosa, in sostanza che il padre l’aveva palpeggiata ma quando lo raccontava era tranquilla», ha detto la mamma in aula. La donna, prima, ha prima sostenuto in aula che il marito avesse negato tutto, poi, dopo una contestazione del pm, ha ricordato che aveva ammesso di «averle tastato qualche volta il seno per gioco». La donna ha spiegato comunque che dopo le confidenze si era rivolta a un’associazione che si occupa di abusi e maltrattamenti, per cercare di aiutare la ragazza, facendola ascoltare da uno psicologo. «Ci hanno detto che non potevano aiutarci e che dovevamo andare al consultorio», ha dichiarato in aula, sottolineando come la versione della ragazza la minore, ossia gli abusi ripetuti da parte del padre quando si trovavano soli in casa, interrotti solo dall’arrivo di altri componenti della famiglia, non fosse credibile, perché non era mai rimasta sola in casa con l’uomo. 

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La stessa versione è stata sostenuta davanti ai giudici anche dalla nonna della presunta vittima: «Non è mai rimasta sola con lui perché in casa c’ero sempre io, lavoravo solo quattro ore la mattina». E anche l’amica della ragazza ha difeso l’imputato. La prima violenza, secondo la versione della giovane era avvenuta mentre dormiva con il padre, che avrebbe iniziato a palpeggiarla. «Mi ha raccontato di questa vicenda. Una sera che ho dormito a casa sua avevo sentito il ragazzo dire “se vedo tuo padre lo ammazzo” - ha detto la migliore amica - così avevo chiesto spiegazioni e la mattina dopo mi ha detto che il padre aveva abusato di lei dagli 8 ai 12 anni. Io all’inizio le ho creduto ma poi, poiché conoscevo bene il padre, ci ho ripensato».

Non ha avuto la stessa impressione uno degli agenti che ha assistito all’audizione protetta della minore «La minore era spaventata e si sentiva in colpa. La madre partecipava a questo senso di colpa», ha detto in aula il poliziotto. La denuncia era stata fatta nel 2021 al Nucleo operativo della Squadra mobile. Prima dell’interrogatorio della vittima, però, i familiari avevano cercato di convincere la figlia a ritrattare – si legge negli atti: «Devi dire che papà ti faceva solo il solletico, o lo manderanno in galera e sarà solo colpa tua».

LA VICENDA

Le violenze sarebbero iniziate nel 2012, quando la famiglia, composta da genitori, nonna e due figlie, viveva nel campo rom della Monachina, sull’Aurelia, e sarebbero continuate anche dopo il trasferimento in un appartamento in zona Casalotti, fino al 2018. L’uomo è accusato, oltre che di violenza sessuale aggravata perché commessa nei confronti della figlia minore di 10 anni, anche di corruzione di minore in quanto l’avrebbe costretta anche a vedere un video pornografico «dove comparivano personaggi dei cartoni animati nudi, obbligandola a guardare, tenendole la testa girata quando la bambina provava a distogliere lo sguardo, al fine di indurla a subire nuovi atti sessuali», come scritto negli atti della Procura. Nel 2020, dopo aver conosciuto l’ancora attuale fidanzato, la ragazza aveva deciso di confidargli quanto accaduto, per poi raccontare il terribile segreto anche alla madre e alla migliore amica, che in un primo momento sembravano averle creduto. La vittima aveva anche preso in disparte la sorella più piccola, per capire se anche lei fosse stata vittima dei comportamenti predatori del padre, e la bambina era scoppiata a piangere e aveva detto di non volerne parlare.

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