Incidente Roma, il padre del superstite: «Leonardo non si dà pace, con i migliori amici ha perso la felicità»

Giuseppe Chiapparelli: «Gli abbiamo detto tutta la verità, sarà molto dura sentirsi un sopravvissuto»

Incidente Roma, il padre del superstite: «Leo non si dà pace, con i migliori amici ha perso la felicità»
Incidente Roma, il padre del superstite: «Leo non si dà pace, con i migliori amici ha perso la felicità»
di Raffaella Troili
Sabato 28 Gennaio 2023, 00:02 - Ultimo agg. 10:10
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«Siamo tutti genitori, i figli sono di tutti...». Giuseppe Chiapparelli, imprenditore, aspetta di vedere suo figlio, Leonardo, unico superstite dell’ennesima strage di giovani, ricoverato all’ospedale Sant’Andrea. È stravolto. «Mio figlio non è in pericolo di vita, per fortuna ma è distrutto e non si sente fortunato, ha perso tutti i suoi amici, tutti».

Ha saputo già tutto, perché?
«Le notizie giravano, anche non veritiere, gli psicologi hanno deciso di dirgli la verità, con i genitori presenti».

Da allora si cerca di non lasciarlo solo, poi è stato necessario un altro ricovero in terapia intensiva. Come sta?
«È sconvolto, erano tutti amici d’infanzia, si conoscevano dall’asilo, hanno fatto il liceo assieme e continuavano a frequentarsi, al calcio con il Tor Lupara, la sera, sempre uniti».

Un gruppo affiatato, di bravi ragazzi. È così?
«Non bevevano, non fumavano, dei bravi ragazzi.

Avranno dato un passaggio in più, questo l’unico eccesso. Aspettiamo qualche risposta dalle telecamere che sono presenti in quel tratto, sulla curva. Ma non so dire davvero cosa è successo, se un malore, una sbandata o altro. So che una piccola comunità di 50mila abitanti è distrutta».

Ha avuto modo di vedere suo figlio?
«Sì ma non parla, è rimasto solo, ripeto gli sono morti tutti i suoi amici».

Un bravo ragazzo che frequenta l’università (Scienze motorie) e lavora in un negozio di abbigliamento sportivo, una vita normale, come quelle di tanti altri ragazzi, con i genitori in pena ad aspettare il rientro a casa. L’altra notte come è andata?
«Erano stati in un pub, l’incidente è avvenuto a un chilometro e poco più. Non so come, ma dall’ambulanza Leonardo grazie a qualcuno ha avvisato la mamma Simona, siamo corsi da lui».

Per tutto il giorno i familiari si alterneranno al suo capezzale. Il volto tumefatto, l’unico sopravvissuto. Poi sarà necessario un altro ricovero in terapia intensiva per una serie di microfratture, ovunque, testa, spalle, occhi. Ma non sono quelle a preoccuparla, giusto? 
«Le ferite psicologiche sono quelle che dovrà affrontare, i suoi tre amici di sempre, non ci sono più. Non ricorda nulla dell’incidente, un forte urto nulla più. Erano bravi ragazzi, affiatati, non meritavano questa fine efferata. Mi preoccupa il fatto che debba accettare di essere un sopravvissuto».

Il dolore di un padre che passato lo spavento più grande non riesce a respirare.
«Sta bene mio figlio fisicamente è a livello psicologico che è dura. È cresciuto assieme a quei ragazzi, io li ho visti crescere. Qualche errore sarà stato fatto, ma ripeto non so cosa è successo. E sono distrutto, come mio figlio».
 

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