Coronavirus Bangladesh, ecco come i passeggeri positivi sono arrivati a Roma

Venerdì 10 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti

Avevano già la febbre quando sono saliti sull’aereo a Doha, in Qatar; probabilmente l’avevano anche in precedenza, per la prima tratta dal Pakistan al Qatar, fino all’aeroporto dove sono saliti sull’Airbus 350 diretti a Roma. Quando a Fiumicino, l’altro giorno, i medici inviati dalla Regione Lazio per effettuare i tamponi a tutti i passeggeri, li hanno visti, hanno capito subito che stavano poco bene.

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SINTOMI «Ma come è possibile che li abbiano lasciati salire sull’aereo?» allarga le braccia il dottor Pier Luigi Bartoletti, che faceva parte della “squadra speciale” mandata a effettuare i test. Morale: in cinque, tutti provenienti dal Pakistan, sono risultati positivi e sono stati messi in isolamento, alcuni anche allo Spallanzani. Se la Regione non avesse deciso questo tipo di intervento preventivo, ora nella migliore delle ipotesi i cinque sarebbero in isolamento domiciliare volontario, con tutti i rischi collegati (anche se forse il termoscanner dell’aeroporto di Fiumicino avrebbe segnalato la febbre). Ma la storia del volo Qr 131 Doha-Fiumicino di mercoledì potrebbe raccontarci anche un’altra storia, fornirci elementi molto utili per capire quanto sia facile o difficile contagiarsi a bordo di un aereo. Andiamo per gradi, perché la vicenda è complicata: sull’Airbus 350 di Qatar Airways s’imbarcano 205 passeggeri di varie nazionalità perché il modernissimo aeroporto di Doha, riconoscibile per l’enorme statua-orsacchiotto che si trova in un terminal, è la classica tappa dove fai scalo quando torni dall’Asia.
 

 

Salgono 112 passeggeri del Bangladesh, una ventina di italiani, decine di qatarioti e una quarantina di pakistani. Dopo più di cinque ore di volo, l’Airbus atterra a Fiumicino, ma ad attenderlo c’è un provvedimento della autorità che, per motivi sanitari, vieta lo sbarco ai 112 del Bangladesh, visto che da quel paese, anche a causa del traffico di certificati falsi, un’alta percentuale di persone parte già positiva. Solo due giorni prima a Fiumicino, su un altro aereo della Biman, arrivato da Dacca, erano stati fatti i tamponi ai passeggeri (tutti del Bangladesh) e il 13 per cento era infetto. Morale: i 112 vengono bloccati e, tra pianti e urla, vengono rimandati in Bangladesh. Gli altri vengono fatti sbarcare, ma per sicurezza a tutti i 93 passeggeri viene effettuato il tampone. Come detto, per cinque dei 40 pakistani si scopre che sono positivi. Per gli altri 88 viene disposto l’isolamento di quattordici giorni perché sono negativi. Hanno però viaggiato su un aereo quanto meno con cinque passeggeri positivi (ma non sappiamo se ve ne fossero anche tra i 112 del Bangladesh).

Sarà interessante eseguire di nuovo i tamponi, tra una decina di giorni, per capire se qualcuno degli 88 sia stato contagiato in volo. Se ci sarà qualche nuovo infetto, si aprirà un caso sui rischi di contagio in aereo; se nessuno risulterà contagiato, forse andranno ridimensionate le preoccupazioni per i viaggi aerei. Questo tipo di verifica, che potrebbe essere molto utile anche per ponderare le scelte sui voli per il prossimo futuro, dipenderà però dalle decisioni del Ministero della Salute: in linea teorica, seguendo le procedure in vigore attualmente, tutti gli 88 passeggeri negativi tra due settimane, quando sarà terminato il periodo di isolamento domiciliare, potranno tornare a una vita normale senza eseguire un secondo tampone. Altre incognite interessano l’equipaggio del volo dell’Airbus 350, visto che hanno viaggiato con cinque passeggeri positivi a bordo (senza contare i potenziali contagiati tra i 112 del Bangladesh rimasti sull’aereo nel volo di ritorno). 

Ultimo aggiornamento: 12:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA