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«Bus, pochi soldi per Roma». Gualtieri si appella a Draghi

Il pressing sul governo: «Alla Capitale meno del 5% delle risorse nazionali»

Sabato 27 Novembre 2021 di Lorenzo De Cicco
«Bus, pochi soldi per Roma». Gualtieri si appella a Draghi

Per rimettere in sesto gli scalcinati trasporti pubblici romani, Gualtieri è pronto a chiedere al governo Draghi di raddoppiare i fondi per la Capitale, che oggi riceve meno del 5% della torta nazionale per il Tpl. In Campidoglio circola un dossier che snocciola numeri e considerazioni, una ricostruzione che rimarca la disparità di trattamento rispetto ad altre città, per esempio Milano che, sostiene Palazzo Senatorio, incassa ogni anno il doppio degli stanziamenti pro capite rispetto a Roma. Ecco le cifre annotate nel report: la Capitale incamera dal fondo nazionale per i trasporti pubblici locali 190 milioni di euro su 4,8 miliardi. Vale a dire il 4% scarso. Nonostante abbia in carico, tramite l’Atac e il consorzio privato Roma Tpl, che gestisce le linee dei bus in periferia in subappalto, «il 16% dei chilometri dell’intera rete nazionale del trasporto pubblico».

Altro dato: l’Atac ha in organico il 9% del personale impiegato nel settore, oltre 11mila dipendenti. Eppure, si diceva, ottiene dal governo meno del 5% dei finanziamenti. A conti fatti, la metà di quanto avrebbe bisogno. Quando si parla del fondo del Tpl, è bene chiarire che non riguarda gli investimenti - i cantieri per le nuove linee dei tram o per le metro, per esempio - ma della “benzina” delle partecipate, dell’essenziale per assicurare il servizio: le corse dei bus, gli stipendi dei conducenti, la manutenzione ordinaria dei treni, la pulizia delle stazioni. Ecco perché Gualtieri chiede a Palazzo Chigi di intervenire. Come? Raddoppiando i fondi a disposizione della Regione Lazio (circa 570 milioni oggi, di cui appunto 190 destinati alla Capitale, più altri 50 stornati però direttamente dal bilancio della Pisana), vincolandone una parte a Roma. Da ex ministro del Tesoro, Gualtieri sa che sarà complicato raggiungere quota 1 miliardo per il Lazio (sui 4,8 totali), ma si accontenterebbe di arrivarci vicino, intorno agli 800 milioni. Con la Città eterna che a quel punto si vedrebbe riconosciuta una fetta di 400 milioni.

CASSE VUOTE

Atac del resto ha un disperato bisogno di liquidità, causa Covid, proprio mentre entra nel vivo il concordato fallimentare, con le prime, pesanti rate del maxi-debito di 1,4 miliardi da ripagare ai creditori. La partecipata nei primi 4 mesi del 2021 ha incassato dalla bigliettazione appena 8 milioni di euro al mese, per poi salire a 15 milioni col ritorno dei controllori deciso a maggio. Una cifra comunque lontana dai 22 milioni al mese che guadagnava dai biglietti prima della pandemia. C’è un’altra grana poi che agita le acque nel quartier generale dell’azienda in via Prenestina. La carenza di autisti. Dopo il concorsone dell’ottobre 2019, Atac ha faticato a farsi sbloccare qualche centinaio di contratti dall’ex giunta Raggi. Non bastano. E così ora ripiega sugli autisti esterni, «a tempo». È appena stato lanciato il bando per reclutarli tramite agenzie interinali, alla bisogna, per 2 anni. La mossa non piace ai sindacati, che già protestano: «Servono concorsi e assunzioni», attacca Luciano Colacchi, segretario della Faisa-Cisal.

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