Camilla Compagnucci, morta sugli sci a 9 anni. Il papà: «La vita di mia figlia per loro vale 45 mila euro»

Sabato 26 Giugno 2021 di Alessia Marani
Camilla Compagnucci, morta sugli sci a 9 anni. Il papà: «La vita di mia figlia per loro vale 45 mila euro»

«La vita di mia figlia vale 45mila euro, e con la sua anche quella di un giovane uomo che morì nello stesso luogo e per le stesse ragioni un anno prima». Papà Francesco Compagnucci, imprenditore di 47 anni, è amareggiato, arrabbiato, soprattutto «deluso». È già partito per Torino dove martedì si svolgerà l'udienza del processo per la scomparsa della sua Camilla Compagnucci, 9 anni, morta in un incidente sugli sci il 2 gennaio 2019 sulle piste della Via Lattea, tra Sestriere e Sauze d'Oulx. La bambina finì fuori pista sbattendo la testa su una barriera frangivento irregolare e che nemmeno doveva stare lì. Un impatto che non le lasciò scampo. Pochi metri più in là perse la vita Giovanni Bonaventura, un ingegnere di 31 anni.

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Francesco perché la vita di sua figlia vale 45mila euro?
«Martedì il giudice deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata da tre dei quatto imputati per l'omicidio colposo, richiesta che ha già avuto l'avallo della Procura. In pratica gli imputati chiedono di convertire la pena detentiva in pecuniaria, contabilizzata in circa 45mila euro. Due vite per la legge italiana possono valere questo prezzo».


Il giudice deve ancora decidere però...
«Sì, ma il parere positivo della Procura peserà molto. Quando ho saputo della richiesta di patteggiamento dagli avvocati di famiglia, Federico Mizzoni e Gianluca Sestini, mi sono sentito come pugnalato al petto da quello stesso Stato che si era dato tanto da fare anche attraverso le indagini dei carabinieri per stabilire colpe, omissioni e responsabilità. In pratica, nel caso di una condanna non superiore a 6 mesi, la pena può essere tramutata in una multa. Chiunque dopo una decisione del genere potrebbe sentirsi sollevato dal proprio ruolo di responsabilità, perché al massimo, rischia una sanzione».

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Ritiene che per gli imputati, ossia alcuni dirigenti della Sestriere Spa che ha in gestione gli impianti della Via Lattea, debba essere presa in considerazione una pena più severa?
«Non sono io il giudice e confido nel lavoro dei magistrati. Né mi sento giustizialista nei confronti di queste persone che non avranno agito con l'intenzione di uccidere mia figlia. Allo stesso tempo, tuttavia, credo che vadano date pene in qualche modo esemplari. Ridurre un duplice omicidio e tutto l'immenso dolore che ne consegue a una pura questione di denaro, a un assegno staccato o a un click su un bonifico, non ha nulla di esemplare o di educativo, a mio parere, anzi è un precedente inaccettabile».


Recentemente un'altra tragedia della montagna, quella del Mottarone, ha sconvolto l'Italia, anche lì sotto accusa è la superficialità nella gestione.
«In quel caso però c'è stato il dolo, l'impianto era stato addirittura manomesso. È morto un bambino di 9 anni, con lui i suoi genitori, in un certo senso più fortunati di me perché non sono sopravvissuti con questo dolore».


In Piemonte ha portato con sé un'opera dedicata a Camilla. Di cosa si tratta?
«È una croce di granito che abbiamo commissionato a un artista. Sopra ci sono impressi i nostri nomignoli, Fra, Cami e Ary, che sta per Arianna, il nome di mia moglie, e sotto la scritta per sempre. Perché Camilla è con noi sempre, in ogni momento».


Avete dato vita a una Fondazione, I sogni di Camilla...
«Stiamo costruendo parchi giochi con tutte quelle attrazioni che lei amava di più, la portavo sempre a giocare, in tutti i luoghi del mondo in cui siamo stati. Ne abbiamo realizzato uno in largo Oriani, a Monteverde, siamo in predicato di farne un altro dentro Villa Sciarra. In tutti la priorità è la sicurezza».


Quella che è mancata al Sestriere?
«Esattamente. Camilla finì su quella barriera frangivento non a norma, fatta con travi di cantiere, piena di spigoli non protetti. Inoltre c'era stato un ordine di demolizione dopo l'incidente del 31enne, lasciato cadere nel vuoto. Anche per la pista si scoprì che non c'erano le adeguate autorizzazioni. Una sciatteria imperdonabile che ora si intende liquidare con una multa di pochi spiccioli, specie se paragonaia agli introiti medi di una gestione del genere».

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 11:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA