Centri sportivi e culturali: Roma dimentica i giovani

Lunedì 14 Settembre 2020 di Francesco Malfetano
Roma è governata dai paradossi. Ne spuntano a decine uno dietro l'altro e, spesso, non fanno che aggravarsi a vicenda. E' il caso del rapporto di amore-odio che passa tra la Capitale, lo sport, i centri di aggregazione e il loro ruolo educativo per i più giovani, soprattutto quelli delle periferie. Mappe alla mano infatti, la città, che pure ha rigettato un'occasione come quella delle Olimpiadi 2024, oggi sembra essersi quasi dimenticata degli under 30, offrendo loro una qualità della vita che si abbassa drasticamente spostandosi verso il Raccordo o superandolo.

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Eppure la stragrande maggioranza dei giovani romani vive proprio lì, nel municipio IV, affacciata tra i palazzi che dalla Tiburtina arrivano fino a San Basilio e Tor Cervara, oppure più a sud, nel municipio XI, che da Marconi e Portuense si spinge fino al Trullo, Magliana e Corviale. Zone estese e con problemi noti che però, evidentemente si sceglie di non affrontare alla radice. Si tratta infatti delle aree peggio servite della Capitale per numero di impianti sportivi, palestre, piscine e centri polifunzionali, sia pubblici che privati, ogni mille abitanti.



Questo vuol dire che a bambini, adolescenti e giovani adulti che vivono a ridosso o oltre il Gra non è garantita la possibilità di usufruire di spazi sicuri e il diritto ad uno stile di vita sano con uno sviluppo fisico equilibrato. Non solo, in tal modo gli è anche negata la possibilità di sviluppare la propria personalità e accrescere l'autostima oppure di instaurare relazioni interpersonali, con adulti e minori, all'interno di un contesto di gioco.
Inoltre, come ha sottolineato la Commissione europea nel suo Libro bianco sullo sport, il tempo dedicato alla pratica sportiva genera benefici non solo in termini di salute, ma anche sul piano dell'istruzione. Ed è per questo che letteratura e documenti ufficiali sui diritti dei minori insistono molto sulla necessità di garantire a bambini e ragazzi l'accesso a queste attività. A prescindere dalla condizione sociale del nucleo familiare dal quale provengono e della zona della città in cui abitano.

IL LIBRO
E invece, come segnalano gli studiosi Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi nel loro libro Le mappe della disuguaglianza, a Roma ci sono ben 19 zone non servite da alcun impianto: «oltre al Celio in centro, in molte aree periferiche esterne al Gra a est (Sant'Alessandro, Omo, Acqua Vergine, Barcaccia e Gregna), sud (Porta Medaglia e Santa Palomba), ovest (Massimina e Pantano di Grano) e nord (Santa Maria di Galeria, Santa Cornelia e Prima Porta)». Al contrario i preziosi impianti sportivi, che hanno un «effetto benefico sulla qualità della vita», si concentrano lungo due assi: il primo e principale è il Tevere, dai confini comunali a nord passando per il Foro Italico e per l'Eur, fino al litorale di Ostia; il secondo, più piccolo ma comunque importante, è l'Appia Antica e in generale il quadrante sud-est.
Non solo, in maniera forse più ovvia per la conformazione di una città antica come Roma ma ugualmente ingiusta, agli under 30 delle periferie è negato anche l'accesso all'offerta culturale di cinema, teatri e biblioteche.

IL PROTOCOLLO
La foto degli impianti sportivi, in pratica, è l'ennesima istantanea capitolina ad essere fuori controllo e a dimostrare il degrado che purtroppo vive la Capitale. Ad aggravarla ulteriormente poi, ci sta pensando il Campidoglio che, nonostante la riapertura delle scuole e quella delle palestre private, non ha ancora elaborato un piano per tutelare lo sport di base. Manca cioè un protocollo che consenta a quelle associazioni che organizzano attività pomeridiane all'interno dei plessi scolastici o delle strutture municipali e che fanno quindi da centro di aggregazione di riprendere le proprie attività. Non a caso venerdì scorso davanti alla sede comunale hanno inscenato una protesta le Associazioni sportive dilettantistiche (Asd) della città.

Sotto accusa ci sono la sindaca Virginia Raggi e l'assessore allo Sport Daniele Frongia che, invece, scaricano la responsabilità sui singoli municipi. Eppure stiamo parlando della stessa amministrazione che esattamente 4 anni fa, a settembre 2016, ha rifiutato la candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi 2024. Un'occasione che nel progetto presentato dal comitato prevedeva la realizzazione di 15 nuovi impianti sportivi polifunzionali nelle zone periferiche di maggior carenza, e la riqualificazione di almeno 20 strutture sportive scolastiche nelle periferie.

Una scelta che, per come continuano a stare le cose oggi, appare ancor meno assennata di quando è stata presa. Tuttavia un'occasione c'è ed è rappresentata dal un nuovo bando Sport e Periferie da 140milioni di euro aperto dal Coni il 20 luglio scorso ed in scadenza il prossimo 30 settembre. Questo magari può essere un primo passo per ridare sport e aggregazione ai giovani romani.

Rettifica dal Comune di Roma
È falso affermare che il Campidoglio “non ha elaborato un piano per lo sport di base” in relazione alle attività sportive pomeridiane svolte all’interno dei plessi scolastici: quest’attività è infatti di esclusiva competenza municipale, l’Amministrazione, dunque, non sta “scaricando le responsabilità sui singoli municipi” ma sta semplicemente applicando la legge, non avendo la possibilità di effettuare ingerenze su argomenti sui quali non ha potere diretto. Ciò non toglie che la disponibilità, l’ascolto e il sostegno alle varie ASD e ai dirigenti scolastici non è mai venuto meno da parte della Giunta in questi anni.

Appare poi fuori luogo parlare di “almeno 20 strutture sportive scolastiche nelle periferie” che avrebbero potuto essere riqualificate se si fossero disputate a Roma le Olimpiadi 2024: dal 2017 ad oggi, numeri alla mano, la Giunta Raggi ha riqualificato in totale 121 palestre scolastiche, fra quelle di competenza dipartimentale e municipale, 47 solo nel 2020. Sicuramente un dato importante per la cittadinanza che avrebbe dovuto essere menzionato nell’articolo. Infine sul bando Sport e Periferie del Coni, importante parlarne ma, notizia di oggi, siamo lieti di far sapere che anche Roma Capitale, tramite l’Avviso Pubblico per la promozione sportiva pubblicato in data odierna per il 2020 e attivo già da diversi anni, sostiene la pratica sportiva e la sua diffusione fra la popolazione, delle periferie e non.

Inoltre si segnala che Roma Capitale, attraverso l'Istituzione Sistema Biblioteche di Roma, mette a disposizione su un totale di 39 sedi bibliotecarie 29 in periferia a ridosso e oltre il GRA per un totale di 3700 posti dedicati allo studio e alla lettura. Inoltre per ampliare l'offerta culturale nei Municipi IV, VI, XI e XV a partire dal mese di luglio 2020 è stato attivato il servizio delle Biblionavette, per portare ancora di più lontano dal centro libri e attività. Inoltre si segnala l'attività dei teatri che costituiscono la rete metropolitana dei Teatri in Comune, coordinati dal Teatro di Roma: il Teatro Biblioteca Quarticciolo (Municipio VII), il Teatro di Tor Bella Monaca (Municipio VIII) e il Teatro del Lido (Municipio XIII). Completano l'elenco il Teatro Villa Pamphili (Municipio XII) e il Teatro Torlonia (Municipio II) e il Silvano Toti Globe Theatre (a Villa Borghese).

 Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA