Cerciello, l'audio choc dell'omicidio: il suocero sviene in aula

Giovedì 16 Luglio 2020 di Michela Allegri
Cerciello, l'audio choc: il suocero sviene in aula

Un'udienza ad alto tasso emotivo, e quel grido disperato che risuonava nell'aula Occorsio del tribunale di piazzale Clodio: «Mario! Mario!». Andrea Varriale stava cercando di tamponare con la sua polo le ferite del collega Mario Cerciello Rega, e intanto aveva chiamato la centrale chiedendo un'ambulanza al più presto. Mentre lui parlava con l'operatore, Cerciello perdeva lentamente conoscenza. Gli ultimi istanti di vita del vicebrigadiere dei carabinieri, che era appena stato raggiunto da 11 coltellate sferrate da Finnegan Lee Elder, sono stati ripercorsi ieri durante il processo per omicidio a carico di Elder e di Gabriel Natale Hjorth. L'audio della telefonata al 118 è stato ascoltato in aula. E familiari del militare si sono alzati in lacrime, mentre il suocero di Cerciello si è sentito male e si è accasciato in terra. L'udienza è stata sospesa e lui è stato ricoverato in ospedale. Ieri Varriale, il carabiniere che era di pattuglia in borghese con il vicebrigadiere, ha risposto alle domande del pm, mentre oggi dovrà confrontarsi con i difensori dei due americani.

Cerciello, il risultato della perizia: «Elder era in grado di intendere e di volere»
Omicidio Cerciello, Elder avrebbe provato a togliersi la vita

LA PERIZIA
Intanto è stata depositata la perizia psichiatrica eseguita su Elder e disposta dai giudici: il californiano è imputabile. I professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi hanno stabilito che, la notte del 26 luglio del 2019, quando ha ucciso il vicebrigadiere, il giovane era capace di intendere. Nella perizia viene delineata la personalità dell'imputato: «Presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale», necessità di trattamento farmacologico, è a rischio suicidio. Il ragazzo ha infatti detto di avere quasi ucciso un coetaneo quando era adolescente, di essersi gettato dal Golden Gate Bridge, di avere una storia di abuso di sostanze e un possibile disturbo da stress per l'amputazione di un dito avvenuta anni fa. Durante l'attività istruttoria, spiegano i periti, il giovane «ha ricostruito l'omicidio con lucidità, rimarcando che non sapeva che la persona con cui aveva ingaggiato la colluttazione fosse un agente delle forze dell'ordine, se lo avesse saputo si sarebbe inibito».
 

Un passaggio che contrasta con quanto riferito da Varriale, che ha detto più volte che lui e Cerciello, quando si sono presentati all'appuntamento con gli americani per recuperare uno zaino rubato, hanno esibito il tesserino. «Loro ci hanno immediatamente aggrediti - ha spiegato - Io vengo preso al petto da Natale e rotoliamo in terra. Sento Cerciello urlare: Fermati carabinieri, aveva una tono provato». Tutto è durato pochi secondi - ha aggiunto - «ero preoccupato per le urla di Mario. Alzo la testa e vedo lui in piedi che mi dice: Mi hanno accoltellato. Poi è crollato. Mi sono tolto la maglietta e ho provato a tamponare la ferita, ma il sangue usciva a fiotti». Sul fatto che i due militari fossero senza l'arma di ordinanza, Varriale ha spiegato: «Dovevamo avere la pistola, ma per praticità e perché dovevamo mimetizzarci l'arma era un problema, non mi è mai capitato di doverla usare nel servizio nella zona della movida». E ancora: «La Beretta pesa oltre un chilo ed è lunga 25 centimetri. Io ero vestito con una polo, dei jeans e scarpe da ginnastica».
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 14:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA