CORONAVIRUS

Coronavirus, due contagiati fantasma ripartiti da Roma: in Italia per dieci giorni

Domenica 9 Febbraio 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, due contagiati fantasma ripartiti da Roma: ​in Italia per dieci giorni

Per dieci giorni hanno viaggiato a Roma e in Italia, ma erano già stati contagiati dal coronavirus, anche se non lo sapevano. Quando sono tornati a casa, a Taiwan, sono stati ricoverati in ospedale, mentre a Roma, con discrezione, è iniziata la ricerca di tutti coloro che hanno incrociato la coppia. Quelli che hanno avuto contatti più stretti sono stati individuati e isolati. Cosa è successo?

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TRAGITTO
Ricostruiamo la storia. I giornali di Hong Kong e di Taipei hanno riportato la notizia. Dimostra come arginare la diffusione del coronavirus di Wuhan sia complicato, in un mondo sempre più piccolo, in cui si viaggia, in cui si rimbalza dal punto A al punto C, magari passando per il punto B. Marito e moglie, età attorno ai 50 anni, con altri due membri della famiglia, partono da Taipei il 22 gennaio con destinazione Roma. Non scelgono un volo diretto con la compagnia taiwanese, ma preferiscono affidarsi a un collegamento in connessione con scalo a Hong Kong.

Quando atterranno in Italia stanno bene e cominciano la vacanza, organizzata chissà quando, magari con grandi aspettative perché Roma e le altre città d’arte rappresentano ancora una meta molto amata dai cittadini dell’estremo Oriente. Tornano in Italia il primo febbraio (sempre con un volo con scalo a Hong Kong), marito e moglie hanno la febbre, e il 4 febbraio vengono ricoverati in ospedale a Taiwan. Risultano positivi al test: hanno una polmonite causata dal coronavirus 2019-nCoV, vale a dire quello il cui primo focolaio è stato registrato a Wuhan. A quel punto i medici di Taiwan iniziano a indagare perché c’è qualcosa che non torna, visto che l’isola - per ragioni storiche e politiche - ha limitatissime relazioni con la Cina.

I due pazienti non hanno avuto contatti diretti con persone che erano state in Cina né tanto meno nella provincia di Hubei. Il 6 febbraio, nel corso di una conferenza stampa, il Centro sulle epidemie di Taiwan annuncia che ci sono due cittadini contagiati, ricoverati in ospedale, dopo un viaggio in Europa. Il ministro della Salute, Chen Shih-chung, si sbilancia: «Dopo esserci consultati con gli esperti, siamo giunti alla conclusione che il luogo più probabile in cui è avvenuta l’infezione è a bordo dell’aereo da Hong Kong all’Europa, dove la coppia si trovava in uno spazio limitato».

Il ministro parla di Europa, ma significa Italia, Roma. E soprattutto se la ricostruzione degli esperti taiwanesi è esatta, la coppia è stata contagiata nel volo di andata e, dunque, durante la vacanza in Italia, inconsapevolmente, era già infetta. Se non avevano ancora i sintomi e che la febbre è arrivata successivamente quando sono atterrati a Taiwan, questo significa che quando erano in giro per Roma erano asintomatici; dunque le possibilità che abbiano contagiato altre persone sono bassissime. Però non si può sottovalutare questo allarme e, per fortuna, la macchina della sicurezza sanitaria internazionale ha funzionato e le autorità di Taiwan hanno comunicato il problema a quelle italiane.

SICUREZZA
A quel punto si è messa in moto la rete della sicurezza, anche grazie alla task force dei medici al nono piano della Regione Lazio che sta vigilando su tutti i casi sospetti di coronavirus: sono stati individuati i soggetti che hanno avuto contatti con la coppia e sono stati posti in isolamento. Questa storia non deve alimentare paura e irrazionalità, ma in qualche modo può rassicurarci perché comunque dimostra che i sistemi di prevenzione e di comunicazione stanno funzionando.

Il meccanismo è lo stesso che si era messo in moto per i primi due casi di contagiati segnalati in Italia, vale a dire i due turisti di Wuhan atterrati a Malpensa e poi arrivati fino a Roma, passando per Parma, Verona e Firenze. Anche per questi pazienti, c’è stata al ricostruzione di tutti i contatti: partendo da chi ha viaggiato con loro in aereo per finire con l’autista della macchina che hanno noleggiato nel tragitto tra Parma, Firenze e Roma. Tutti sono risultati negativi, compresi anche i dipendenti degli hotel dove hanno soggiornato. Questo significa che il contagio non è comunque automatico. L’Italia ha di recente bloccato tutti i voli per e da Hong Kong e Taipei, un provvedimento che in particolare è stato molto criticato dal governo di Taiwan.

Ultimo aggiornamento: 11:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA