Covid Roma, piano anti-contagi: ecco le mini zone rosse per strade e condomini

Giovedì 24 Settembre 2020 di Flaminia Savelli
Covid Roma, piano anti-contagi: ecco le mini zone rosse per strade e condomini

La curva del contagio che sale, i nuovi claster che si allargano a macchia di leopardo nei diversi quadranti della città. Con il timore che, dopo l’apertura delle scuole e il ritorno negli uffici dopo i lunghi mesi di chiusure, il numero dei malati possa salire ancora riempiendo le terapie intensive. Per questo il piano è di organizzare “mini lockdown” con piccole zone da sorvegliare. «Al momento non c’è nessun allarme e la curva è sotto controllo, dobbiamo prepararci ai mesi invernali». L’avvertimento è di Pier Luigi Bartoletti, medico e responsabile dell’Uscar, l’ unità speciale della Regione Lazio che annuncia: «Oggi sono i cluster familiari a preoccupare. I contagi nelle famiglie possono esplodere e potrebbe accadere ciò che abbiamo registrato all’inizio della pandemia nelle case di cura». L’obiettivo dunque, è velocizzare i tempi per riconoscere i positivi, gli asintomatici e isolarli. «Perchè - precisa Bartoletti - Solo con una diagnosi rapida possiamo controllare la trasmissione all’interno dei nuclei familiari. Ormai è chiaro che questo virus cambia – spiega - dobbiamo farci trovare pronti a cambiare il protocollo di intervento e la strategia». Così come era accaduto nei mesi estivi, quando è stata scoperta un’alta percentuale di contagi da rientro e di turisti in arrivo. Dal Ministero della Salute alla Regione Lazio sono scattate misure di tracciamento per gli ingressi in città. Il contenimento che ha rallentato la catena di trasmissione. Per questo erano state attivate le unità mobili, le Uscar, negli aeroporti e alle stazioni: il sistema che ha permesso di accorciare i tempi della diagnosi.

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CHIUSURE CIRCOSCRITTE
L’ipotesi è procedere con “mini lockdown”. Piccole zone rosse come strade e palazzi dove isolare le famiglie o i pazienti che risulteranno contagiate: «Il piano - sottolinea il responsabile Uscar - è quello di isolare i nuclei familiari e i possibili contatti. In questo momento ci sono diversi cluster che stiamo seguendo, in molti casi si tratta di parenti che si sono contagiati tra loro. Stiamo cercando di contenerli. Per questo stiamo valutando delle “mini” chiusure a zona». Un aumento del numero dei malati, è previsto, ancora, nella prima settimana di ottobre: «L’attenzione ora è nelle scuole - prosegue Bartoletti – sono riprese il 14 settembre. Per capire cosa sta accadendo dobbiamo però attendere almeno 20 giorni. Intanto dobbiamo prepararci con i test e non dimenticare tutte le norme del distanziamento sociale. I ragazzi potrebbero contagiarsi tra loro, con gli insegnanti e poi una volta in casa, infettare i genitori. L’attenzione – dice – deve restare alta». C’è poi un ulteriore questione: le prime influenze stagionali sono già arrivate con il rischio che possano confondersi con il Covid. «Abbiamo già registrato i primi casi di “rotavirus”, la febbre, ma ora più che mai - aggiunge Bartoletti - dobbiamo essere in grado di distinguere una normale influenza dal coronavirus anche per non sovraccaricare i laboratori. Non appena si registra la temperatura sopra la medi, viene ordinato il test o il tampone. Anche in questo caso, la sola possibilità per non essere travolti da una nuova ondata, è essere rapidi nelle diagnosi e organizzati». Sono comunque partite le prime vaccinazioni contro le infezioni stagionali: «L’obiettivo è di essere preparati e organizzare un piano di intervento che tenga conto non solo delle cure, ma anche della prevenzione». 
 

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Ultimo aggiornamento: 01:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA