Roma, prestiti a usura: bar e ristoranti in crisi nelle mani degli sciacalli del Covid-19

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Alessia Marani
Roma, prestiti a usura: bar e ristoranti in crisi nelle mani degli sciacalli del Covid

Vecchi e nuovi “cravattari”, esattori violenti, due centri Caf trasformati in basi operative dove agganciare e ricevere i “clienti”. Sono sei gli arresti effettuati ieri dagli agenti della Sezione Reati contro il patrimonio della Squadra Mobile, coordinati dal Pool antiusura della Procura, nella operazione “Sportello (anti) usura”. La gang operava soprattutto al Portuense, Marconi, Trastevere, Monteverde e Fiumicino. Agli indagati, di età compresa tra i 45 e gli 82 anni sono contestati i reati di usura ed estorsione aggravate, lesioni aggravate ed esercizio abusivo di attività finanziaria.

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SOTTO PROCESSO

Due di loro, specialisti, Roberto Castroni, il più anziano, e Amedeo Micolano, meglio conosciuto come “Franco”, 78 anni, risultano ancora sotto processo per associazione a delinquere finalizzata all’usura nell’ambito di una inchiesta della Dia, la Direzione investigativa antimafia, che li aveva sorpresi già in azione. Ma loro avevano ripreso come se nulla fosse la propria attività illegale, continuando a vessare con l’aiuto di altri, commercianti, ristoratori, idraulici e meccanici di quartiere.

Anche in tempo di Covid andando a bussare a casa delle vittime, approfittando della loro ulteriore debolezza, mandando avanti il loro braccio armato, il 50enne Paolo Viola, insospettabile autista degli scuolabus di Roma Capitale, pronto a impugnare le armi fino a poco tempo fa detenute dal padre per minacciare e terrorizzare le prede. Convinti che lui con le maniere forti sarebbe riuscito - come effettivamente avveniva - a estorcere un po’ di denaro a chi ormai, gravato dall’emergenza sanitaria, ne aveva a malapena per sopravvivere. Tanto che l’inchiesta è partita quando una delle vittime aveva tentato il suicidio, salvato dagli agenti di San Paolo.

Con l’aiuto di due preti, l’uomo, ormai stremato, ha trovato la forza per denunciare. Quartier generale della gang era il Caf di via Ettore Rolli, in zona Porta Portese. Uno stralcio delle indagini degli agenti del dottor Alessandro Mennini e dal pool del procuratore aggiunto Lucia Lotti, non a caso, aveva già dato il via a “Money box” che a luglio aveva portato all’arresto di 7 persone la cui sede operativa era un box di accessori auto del mercato. Per il recupero crediti Micolano, oltre a Viola, si avvaleva di Biagio Brandiferri, alias “Antonio”, abruzzese di 57 anni con vari precedenti di polizia. Tra le persone ristrette ai domiciliari, Salvatore Gianluca Barone, detto “Savio”, 47enne incensurato impiegato nel settore della compravendita di auto, e Roberta D’Antonio, 45enne, con precedenti per reati contro il patrimonio e titolare di uno sportello Caf a Fiumicino. Era a lei che, in surplus di “clienti” o nel caso questi fossero fuori zona, che inviavano vittime, in una sorta di joint venture. Mentre a carico dei romani S. F., 49 anni, e C. M. C. 59 anni, quest’ultima titolare di un’agenzia di servizi, sono state eseguite perquisizioni ed è scattata la denuncia.

IL MECCANISMO

Gli interessi praticati mensilmente dal sodalizio oscillavano tra il 20 ed il 40%. La modalità di estinzione invece si basava sul terribile modello «a fermo»: la vittima era costretta a pagare interessi fissi mensili che, sebbene altissimi, non andavano ad intaccare la quota capitale. Per estinguere il debito, quindi, era necessario pagare per intero la somma inizialmente ottenuta in prestito, pur avendo già versato in interessi somme pari complessivamente al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l’ammontare ricevuto. Complici l’età avanzata e i pochi posti disponibili in carcere per l’emergenza Covid che impone isolamenti e quarantene prima dell’ingresso nei bracci, almeno per ora, in carcere è finito solo Viola.

Ultimo aggiornamento: 10:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA