Diabolik, il video dell'ultrà: la pista dello sgarro alle 'ndrine

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di Valentina Errante

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Gli chiederanno se fosse a conoscenza dei rapporti di Diabolik con le cosche. I magistrati della Dda di Roma diffidano delle presunte rivelazioni di Fabrizio Gaudenzi, l'estremista di destra, sedicente «fascista di Roma Nord», che lunedì è stato arrestato per possesso di armi da guerra dopo avere messo online due video in cui annunciava di volere svelare il nome dell'assassino di Fabrizio Piscitelli, freddato il 7 agosto scorso nel Parco degli Acquedotti. La pista rimane la stessa, quella della criminalità, della vendetta interna alla malavita e chissà se davvero Gaudenzi, già condannato a 2 anni e otto mesi nel processo al Mondo di Mezzo, potrà fornire dettagli ed elementi utili alle indagini.

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Oggi, intanto, sarà la procura di Tivoli, competente solo per l'arresto e il possesso del revolver 357 magnum e della mitraglietta tipo Uzi ma di altra fabbricazione, a interrogare Gaudenzi. Non è escluso che, nonostante le parole decise di due giorni fa, si avvalga della facoltà di non rispondere, almeno sulle armi, nuove di zecca. é il suo stesso avvocato, Veronica Paturzo, dopo averlo incontrato ieri a Rebibbia a definirlo «Scosso e provato». Il sospetto è che, al di là di quanto effettivamente sappia a proposito dell'omicidio di Diabolik, Gaudenzi chiedesse protezione, temendo per la propria incolumità.
 


LE IPOTESI
Gaudenzi ha chiesto di parlare con il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri che da anni indaga sulle ndrine. Forse un riferimento alla grande criminalità organizzata come la Ndrangheta. «Non so che dire a proposito della attendibilità o meno di questo personaggio che non conosco - afferma Angela Piscitelli, sorella di Diabolik - ma, chissà, ha chiesto di parlare con il dottor Gratteri che è persona serissima. Vedremo, confido nelle indagini serrate degli inquirenti». Gli stessi magistrati della Direzione distrettuale antimafia capitolina, subito dopo l'omicidio di Diabolik, hanno parlato di «operazione messa in atto da mani esperte, definita in ogni dettaglio», come di regola operano i clan nelle missioni di morte. La pm Nadia Plastina ha delineato uno scenario di «metodo mafioso».

LA RIVENDICAZIONE
«Non siamo mafiosi ma fascisti, la mafia e la droga ci fanno schifo», aggiunge nel primo video il braccio destro di Carminati, che forse si sente in pericolo dopo l'omicidio Piscitelli. Nel video Gaudenzi sostiene, inoltre, di fare parte da anni di un gruppo «elitario di estrema destra» denominato appunto «I fascisti di Roma Nord» di cui farebbero parte lo stesso «Cecato», Piscitelli, Luca e Fabrizio Caroccia (al secolo Er mortadella ex ultras giallorosso passato a miglior vita così come il fratello), Maurizio Boccacci e Riccardo Brugia. Affermazioni che saranno al centro dell'interrogatorio dei magistrati capitolini che vogliono capire cosa ha spinto Gaudenzi ad autodenunciarsi e a consegnarsi, di fatto, alle forze dell'ordine.

Una vicenda piena di aspetti poco chiari e inquietanti in un clima da settimane teso, dopo l'agguato nel parco portato a termine da un killer vestito da runner. A non credere alle parole dell'ex camerata è lo stesso Boccacci: «È fuori da tutto da molto tempo. Quel video, con la pistola fiammante e il passamontagna, sembra il set di un film», commenta. «Non conosco i fatti, la vicenda e il contesto. Finora non mi sono mai imbattuto in questo nome. Una valutazione si potrà dare solo quando ci saranno gli interrogatori dalla magistratura competente», fa sapere intanto Gratteri, pronto a sostenere le indagini della Squadra Mobile e dei magistrati romani se necessario. «Io ho collaborato e collaboro con tutte le procure italiane e anche con quelle estere sul tema della ndrangheta e se dovesse servire il mio contributo io ci sono», ha detto.

 
Mercoledì 4 Settembre 2019, 09:14 - Ultimo aggiornamento: 04-09-2019 09:18
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