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Diabolik, il patto con albanesi e clan per mettere le mani su Ostia

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Mirko Polisano
Diabolik, alleanza con albanesi e clan per impadronirsi dello spaccio a Ostia

Aveva puntato gli occhi su Ostia, Diabolik. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per avere il controllo della piazza di spaccio del litorale di Roma, anche di fare da mediatore per una pax criminale che avrebbe giovato al suo tornaconto personale. È la pista investigativa che sta prendendo sempre più corpo all’indomani dell’arresto di Salvatore Casamonica e dell’avvocato Lucia Gargano in affari proprio con Fabrizio Piscitelli, ucciso con un solo colpo alla testa mentre era seduto su una panchina di via Lemonia.

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Dopo gli arresti dei Fasciani prima e degli Spada poi a Ostia si è creato un «vuoto di potere» in un territorio che dai tempi della Magliana è stato al centro degli interessi criminali non solo romani. Così a tentare la scalata sono stati gli “emergenti” di Barboncino, al secolo Marco Esposito. Classe 1978 e un curriculum di precedenti di tutto rispetto: prima soldato dei Fasciani, poi affiliato degli Spada e infine loro nemico. Gli ha fatto la lotta negli ultimi anni, arrivando anche a tentare di uccidere uno dei fratelli Spada e lo stesso boss Romoletto. Ma questa guerra di certo non avrebbe fatto comodo a chi avrebbe voluto mettere le mani sul fiume di droga che scorre parallelo alla foce del Tevere. E in più ci sono gli albanesi che “spingono” ad Acilia e che sono disposti a prendersi Ostia. Hanno armi e soldi e l’appoggio delle famiglie legate ai Casalesi: Guarnera, Iovine, Costagliola. Per fare un carico di droga più forze, diverse, si uniscono. Poi decidono come rivenderla, stabiliscono le quote, le “stecche” che spettano a ognuno. 
 

 


LE ALLEANZE
E Barboncino è una presenza forte anche ad Acilia, legato da vincoli di parentela con i Sanguedolce, nemici giurati dei “napoletani” Costagliola. Una piazza che Diabolik vuole prendersi a tutti i costi ma proiettili e sangue fanno troppo clamore. Così decide di sostenere la «batteria» di Barboncino per poi sedersi al tavolo delle trattative con Casamonica per farsi «garante» di un patto non belligerante su Ostia. È lo stesso Piscitelli a rifornire di droga il gruppo di Barboncino: stupefacenti per 40mila euro. Un «ingente quantitativo», come scrive la procura, che inizia a girare sul litorale.

Il passo successivo per avere l’esclusiva del controllo è andare a parlare con gli Spada che però sono in carcere. È Salvatore Casamonica in affari con Diabolik la persona più vicina al clan sinti di Ostia. Tramite l’avvocato Gargano, difensore degli Spada, mandano un messaggio a Romoletto, il boss in carcere. Basta a sparatorie e attentati: «Mo si stanno ammazzando», dice Piscitelli. Il gruppo di Barboncino deve essere lasciato in pace e in cambio non ci sarà più nessun attacco degli “emergenti” agli Spada. Per poi suggellare la pax criminale: «sui miei ti metto tutte e due le mani sul fuoco». 
 


I PICCHIATORI
Piscitelli garantiva per Barboncino, ma da Marco Esposito prendeva anche la manovalanzza. Kevin Di Napoli, pugile di professione, era sia un picchiatore per conto di Diabolik che un membro del clan degli “emergenti”. Il suo nome, non a caso, compare sia nell’operazione “Maverick”, quando i carabinieri del Gruppo Ostia sgominarono per primi la batteria di giovani di Acilia e Ostia; sia nell’operazione “Grande Raccordo Criminale” che ha rivelato gli “affari” di Piscitelli. Ma Di Napoli è solo uno degli anelli di congiunzione tra il mondo di Ostia e quello di Diabolik. 
 

Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA