Johnny Lo Zingaro a Sassari: boom di avvistamenti in città

Martedì 15 Settembre 2020 di Flaminia Savelli
Johnny Lo Zingaro a Sassari: boom di avvistamenti in città

La caccia a Giuseppe Mastini, conosciuto come “Johnny lo zingaro” l’ergastolano che tra gli anni ‘70 e ‘80 seminò il terrore nella Capitale, è serratissima: dopo tre anni rinchiuso nel Bancali, il penitenziario di massima sicurezza di Sassari, la mattina del 6 settembre non è rientrato da un permesso premio ed è diventato un fantasma. 

Proseguono le ricerche e si allunga la lista delle segnalazioni. Al commissariato di Sassari ne arrivano almeno sei al giorno: «Alcuni testimoni dicono di averlo visto con un passeggino ai giardini del centro». Altri, avrebbero raccontato di averlo visto addirittura seduto in un bar. A queste, si sommano le tante che arrivano ai carabinieri: l’ultima, verificata martedì, in cui il fuggitivo stava camminando nei giardini pubblici.

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I sospetti


E se in un primo momento il sospetto era che lo zingaro fosse riuscito a lasciare la Sardegna con una nave, direzione Corsica, ora la pista calda sta portando gli investigatori altrove. E neanche troppo lontano dalla comunità in cui ha trascorso le ultime ore da recluso: «Crediamo - dicono - che si stia nascondendo in città, a Sassari. Ora ci sono i controlli ai porti e negli scali aeroportuali». 
Ma gli indizi sono pochissimi per questo. Intanto la moglie, che lo aveva “accompagnato” nell’ultima fuga nel 2017, è tornata in Toscana. Con il cerchio delle indagini che continua a stringersi intorno alle poche amicizie che l’ergastolano aveva stretto sull’isola. 
 

Il colloquio


Il suo avvocato, Enrico Ugolini, è stato uno degli ultimi a parlare con il fuggitivo: «Sono il legale di Mastini ormai da tre anni - precisa - quando abbiamo parlato l’ultima volta era molto sereno, circa dieci giorni prima della fuga. Questo permesso premio lo avevamo richiesto più volte e quando ci è stato accordato lui era soddisfatto». L’avvocato non aveva alcun sospetto del piano di fuga dello zingaro. Anche se: «Bisogna tener conto del fatto che Giuseppe è stato in carcere per 40 anni - sottolinea - per lui il tempo è come se si fosse fermato. Non ha avuto la possibilità di vivere una vita normale, di integrarsi. Questo permesso forse, per lui è stata un’occasione per riprendersi un po’ della libertà che non ha mai avuto». L’avvocato Ugolini infine sottolinea: «Il mio assistito non mi ha cercato nè ha provato a mettersi in contatto con me. Non sono stupito, è un criminale in fuga. Ma spero che ci ripensi». L’allarme era scattato poco dopo mezzogiorno domenica sei settembre. Quando gli agenti non lo hanno visto rientrare dopo aver trascorso alcune ore in permesso premio con la moglie, Giovanna Truzzi, sposata a 13 anni con una cerimonia sinti. 
 

La moglie


I poliziotti quando l’hanno rintracciata, poco dopo la notizia della fuga, era sorpresa e sconvolta: è stata ascoltata a lungo e ha lasciato l’isola mercoledì, mostrandosi collaborativa. Quella di Mastini è già la settima evasione: nato a Bergamo nel 1960, si era trasferito a Roma insieme alla famiglia di origini sinti che gestiva un luna park tra la Rustica e il Tiburtino. Nella capitale si era fatto presto un nome tra i delinquenti del quartiere. Dai furti, alle rapine fino al primo omicidio nel ‘75 quando ha ucciso, per un orologio di poco valore e diecimila lire, un operaio di 38 anni impiegato Atac, Vittorio Bigi. Ma è nel 1987, durante un’altra fuga, che uccide un agente. Per quel delitto viene accusato di omicidio. 

 

 
 

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