Roma, artista in fin di vita per un pugno, l'appello del papà: «Chi sa parli, qualcuno ha visto»

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di Camilla Mozzetti

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«Li stanno cercando e spero che li trovino, vogliamo giustizia, sapere chi sono le persone che hanno reso possibile quel massacro». Filomeno Ranieri, il papà di Umberto l'artista 53enne colpito al volto da un pugno quando due sere fa si trovava a largo Preneste , lancia un appello dall'ospedale San Giovanni dove il figlio è ricoverato in Terapia intensiva e lotta contro la morte. «Chi sa parli dice il padre perché non è possibile che nessuno abbia visto nulla». Anche la cugina Paola non riesce a darsi pace: «Rischiare di morire in questo modo, spero davvero che chi sa o ha visto qualcosa, si rechi dai carabinieri per aiutare le indagini e anche per dare un segnale chiaro: non è possibile che avvengano certe cose assurde». Due sere fa Umberto, diplomato all'Accademia di Belle Arti, è stato visto intorno alle 20 arrivare alle panchine di largo Preneste non lontano dal capolinea dei bus.

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Un luogo che l'artista frequentava spesso perché fino a qualche anno fa viveva in un appartamento che affaccia proprio sulla piazza. Un'abitudine quella di passeggiare intorno ai pullman dell'Atac che l'artista non aveva mai perso: trasferitosi in un'altra casa, che aveva acquistato anche con l'aiuto del padre, quel largo restava una meta quasi fissa nelle sue giornate. «Ci eravamo scambiati dei messaggi racconta ancora la cugina sabato scorso, stava bene e anche chi l'ha visto lì prima che succedesse la disgrazia lo ha visto sereno». Quel gruppo, a cui i carabinieri stanno dando la caccia, si è dileguato subito dopo aver capito la gravità in cui versava l'uomo colpito a volto. Ranieri è caduto a peso morto in terra sbattendo violentemente la testa sul mattonato del largo e versa ora in condizioni gravissime.

DUE DONNE NEL GRUPPO
Le indagini affidate ai militari del Nucleo operativo della compagnia Casilina, diretti dal capitano Nunzio Carbone, per il momento hanno accertato anche grazie alle testimonianze raccolte che nel gruppo di cinque, sei persone al massimo, quella sera ci fossero anche due giovani donne. Al vaglio le immagini raccolte dalle telecamere di zona, mentre si dovrà passare al setaccio anche il cellulare della vittima per capire se, ad esempio, quella sera avesse dovuto incontrare qualcuno. Molto probabilmente l'aggressione è partita dopo uno scambio di parole tra Ranieri e i ragazzi, tutti con un'età compresa tra i 20 e i 25 anni. Forse una battuta non accettata o un diverbio nato per futili motivi. Non si esclude ma non c'è al momento alcuni riscontro che il pestaggio sia stato anche di stampo omofobo. «Umberto è un uomo molto particolare racconta un'amica e collega tra i corridoi dell'ospedale eclettico e creativo, suona diversi strumenti: il sax, il clarinetto, la chitarra, può risultare stravagante agli altri ma è una persona dolcissima». Con il suo nome d'arte Nniet Brovdi avrebbe dovuto svolgere, il prossimo aprile, al museo Macro di via Nizza una performance come tante altre ne ha eseguite nella Capitale tra il circuito off e underground dell'arte contemporanea.
 
Mercoledì 20 Marzo 2019, 07:42 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2019 11:39
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