Morto Umberto Ranieri, la disperazione della mamma: come si può ammazzare qualcuno così?

Morto Umberto Ranieri, la disperazione della mamma: ​come si può ammazzare qualcuno così?
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di Serena Giannico

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“Ce l’hanno ucciso… Ce l’hanno ucciso…”. Lo ripetono a mo’ di nenia a Paglieta, piccolo centro nel cuore produttivo della Val di Sangro (Chieti), nell’abitazione di famiglia di Umberto Ranieri, il pittore deceduto a Roma dopo una brutale aggressione, consumata domenica, in Largo Preneste. "Ma come si può ammazzare qualcuno così...". Nella casa di viale Polsoni, in questi giorni di dramma, è rimasta la mamma, Anna Silvestri, mentre il papà Filomeno è corso al capezzale del figlio. "La madre sta male, sta malissimo", spiegano alcune cugine, mentre lei ha gli occhi della disperazione. Tanto che per comunicarle la notizia della fine del figlio è necessario prima far arrivare un medico.

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La foto di Umberto è appoggiata su un mobile d'ingresso; vicino ci sono quelle del fratello Fausto, più piccolo di lui e morto undici anni fa. Sulle pareti sono attaccate diverse opere dell'artista. "Non posso ancora crederci - sussurra la zia di Umberto, Maria Addolorata Ranieri -, anche se i dottori ci hanno ripetuto che non c'erano speranze. L'hanno trovato con la testa spaccata. Massacrato, dal branco.... Noi eravamo legatissimi".

Il pittore l'aveva chiamata proprio domenica, nel primo pomeriggio. "Una telefonata difficile ora da scordare". Durante la quale lui le aveva detto che era sereno e che sarebbe uscito, di lì a poco, a fare una camminata nei giardinetti vicino a casa. Il posto dove poi l'hanno picchiato e ridotto in fin di vita. "Mi aveva raccontato di un lavoro, riuscito, al Macro Museo e di altri progetti in cantiere. Tutto cancellato".

"Questi genitori - aggiunge una cugina, Anna Silvestri - ora sono rimasti soli. Come possiamo riuscire a consolarli? Ad alleggerirli di questo dolore?". "Una tragedia che lascia sconvolti e ammutoliti", commenta il sindaco di Paglieta, Nicola Scaricaciottoli. Quel ragazzo dal cuore d'oro e dall'animo d'artista lascia tanti ricordi da queste parti, pur se da decenni risiedeva nella capitale. "Ma tornava, quando poteva - riprende la cugina -. Ogni estate ci ritrovavamo insieme per preparare la salsa di pomodoro. Ed era una festa. Che risate con lui...". "Per me era un fratello - afferma Gabriele Tinari, artista, attore teatrale di Lanciano -. Pittore, scultore, autore, performer... era geniale e spesso in giro, per la sua attività, in Italia e all'estero. Era anima candida e generosa". Il suo nome d'arte era Nniet Brovdi.
Mercoledì 20 Marzo 2019, 16:07 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2019 16:12
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