GIUSEPPE CONTE

Ballottaggio Roma, M5S: dalle chat coro unanime «No al Pd». Ma arriva l'endorsement di due ministri per Gualtieri

Todde: «Ho lavorato molto bene durante il Conte 2 con Roberto Gualtieri ministro e ne ho apprezzato la professionalità e lo spessore. Quindi credo si capisca chi sceglierei come sindaco»

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Stefania Piras
Ballottaggio Roma, M5S e la paura dell'irrilevanza: dalle chat coro unanime: «No all'accordo con il Pd»

Panico da  esclusione. Dall'illusione di essere (ancora) l'ago della bilancia alla paura di non saper più organizzare ma soprattutto orientare un voto M5S, un boccone elettorale che mantenga un sapore stellato nella battaglia che da qui a due settimane, quando si disputerà il ballottaggio, porterà al nuovo sindaco di Roma

Il punto è che l'universo del Movimento 5 stelle appare più che mai frastagliato e il dibattito politico si svolge, nonostante tutto, ancora e solo via chat. Voto online? Opzione che viene definita come remota anche perché: «l'iscrizione al nuovo Movimento è farraginosa e quasi nessuno si è iscritto». Le recenti dichiarazioni dei parlamentari M5S sono attribuibili anche al disagio e alla rabbia che arriva da là, da quelle chat dove imperversa un coro piuttosto unanime: «No all'apparentamento con il Pd». E il coro deve essere arrivato forte e chiaro anche in Sicilia se Giuseppe Conte è passato al dire che ufficialmente non ci saranno apparentamenti salvo poi ribadire come aveva già fatto a poche ore dalla chiusura delle urne che «non ci sono possibilità di collaborare con una giunta di centrodestra». Questo è il livello massimo di schieramento, ad oggi, per il partito che è approdato sulla scena politica ormai più di dieci anni fa dicendo che la sinistra e la destra non esistevano più. In sintesi: il nemico del mio amico è anche mio nemico. Ma significa pure nei prossimi giorni, allora, fare campagna per Roberto Gualtieri: «Vedete qualcuno a Roma disposto a farlo?», la constatazione dei più spaesati. No problem, ci pensano i ministri M5S che dicono quel che già disse Conte: Gualtieri è stato il suo ministro dell'Economia, è più che affidabile. «Se i dati economici di questo Paese in questo momento sono migliori anche rispetto alle aspettative, è dovuto a diversi fattori. Tra questi credo anche il lavoro che, lo dico forse immodestamente per una volta nella vita, ho fatto da ministro dello Sviluppo Economico, con l'allora presidente del Consiglio e con il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. Non dico altro. Penso di aver risposto». Così il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli (M5s), in merito a una domanda sul ballottaggio a Roma sul candidato del centrosinistra. Se non bastasse arriva anche l'endorsement della viceministra M5S allo Sviluppo economico Alessandra Todde«Non sono romana, non voto a Roma, quindi il mio giudizio non è da cittadina. Ma ho lavorato molto bene durante il Conte 2 con Roberto Gualtieri ministro e ne ho apprezzato la professionalità e lo spessore. Quindi credo si capisca chi sceglierei come sindaco». 

L'ago della bilancia c'est moi, sembra far capire intanto la sindaca uscente Virginia Raggi che dopo il voto ha ringraziato nell'ordine prima Luigi Di Maio e poi Giuseppe Conte. Se la prende comoda comunque: al momento ha accettato l'invito di Enrico Michetti, candidato del centrodestra, per un caffè in Campidoglio. E contemporaneamente dice di essere in contatto anche con il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri. «Conte adesso è in difficoltà perché Virginia ha ottenuto più voti di quelli della lista: hanno votato lei e non il Movimento 5 stelle 2050 di Conte e se Conte darà indicazioni specifiche per votare Gualtieri difficilmente lo seguiranno perché c'è un plebiscito nelle chat di Roma per non votare Gualtieri», spiega chi segue da vicino la trattativa appena cominciata.

Il caffè di Raggi è dunque un caffè a stomaco vuoto per i tanti che stanno alla finestra a guardare poichè la base del Movimento a Roma è a digiuno di un dibattito interno in grande stile. L'ultimo grande evento risale agli Stati generali. Poi cosa è successo? Poi è stato incoronato presidente Giuseppe Conte che ha sciolto quel che rimaneva dei vecchi meetup e pure i gruppi comunali e municipali «che comunque hanno continuato ad esistere in proroga per la campagna elettorale», racconta un'attivista. Ora chi vorrà costituire un gruppo dovrà mettere insieme almeno 50 iscritti e avere il permesso degli organi nazionali. 

Il Movimento a Roma non è in movimento, stagna in queste ore. Al netto della manovra della corrente capitanata dal consigliere Enrico Stefano che già un paio di mesi fa aveva cercato contatti con il Pd e al netto dei parlamentari che stanno cercando di far pesare l'accordo nazionale con il Pd e anche quello regionale chè pure è accordo di governo. Nella giunta Zingaretti siedono due assessori M5S; adesso, però quell'accordo viene definito subito «un altro paio di maniche». Ergo ad oggi non si registrano tentativi di apparentamento. «Non conviene», dice un dirigente pentastellato romano intento a ridisegnare un perimetro politico. E però c'è quel 19% di voti che non sono proprio pochi e che porebbero essere capitalizzati in vista del ballottaggio. Ma chi ispirerà quei voti il giorno del ballottagio? Chi è in grado di indirizzarli verso un candidato o un altro? Virginia Raggi si è intestata questo compito in cui è già entrata a gamba tesa la sua arci nemica Roberta Lombardi, protagonista e fautrice dell'accordo regionale di cui sopra.  

Comprensibile che Lombardi sia delusa che non si riparta là. «Interessante che mentre il M5S dà ampia dimostrazione a tutti i livelli di essere pronto al dialogo e al confronto sulle idee e le progettualità con tutte le forze politiche, Calenda e Gualtieri si affannino a commentare su un fantomatico ingresso in giunta del M5S. Cosa peraltro mai chiesta e mai ipotizzata», ha detto all'Adn Kronos l'assessora M5S alla Transizione ecologica in Regione Lazio Lombardi, commentando il 'niet' di Roberto Gualtieri a un possibile ingresso dei grillini in Giunta a Roma: uno stop, ricordiamo, auspicato anche da Carlo Calenda che ha superato i grillini sia nelle percentuali che nel voto di lista. «Rimane agli atti però che una certa sinistra radical chic continui a guardare con condiscendenza e senso di superiorità il M5S. Gli elettori non sono una mandria di buoi da condurre al pascolo, ma se ci hanno scelto certo non apprezzeranno questo mal posto senso di superiorità nei nostri confronti», ha sottolineato l'ex deputata romana.

La superiorità è nei numeri: nessuno fa il bis, nessuno del M5S va al ballottaggio; al Nord, dove il grillismo non ha mai sfondato, a Vimercate il sindaco uscente Sartini ha provato a correre con una civica, senza simbolo, perché aveva capito che il vento stava cambiando, ma nulla: neppure lui è arrivato al secondo turno. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 00:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA