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Roma, false visite per fare carriera: arrestata dirigente della Asl

Attestava screening oncologici fasulli per aumentare la sua credibilità agli occhi dei superiori

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Karen Leonardi
Roma, false visite per fare carriera: arrestata dirigente della Asl

Attestava falsi screening oncologici per aumentare la sua produttività e la credibilità nella scala gerarchica dell'Asl Roma 6, dove ricopriva l'incarico di Dirigente medico. Novanta gli esami fasulli, tra pap-test e cervice-uterina, inseriti nella piattaforma regionale Sipso - Sistema informativo dei programmi di screening oncologici - allo scopo di aumentare il volume della banca dati e migliorare le sue performance. Tutto questo all'insaputa dei pazienti, i cui nomi venivano pescati in un data base per essersi sottoposti in passato a visite specialiste, ma non necessariamente per aver aderito alla campagna di prevenzione lanciata dalla Regione Lazio. Ma ieri mattina, per Maria Concetta Tufi, 64 anni, responsabile del servizio screening ospedaliero con sede a Marino (ed esteso all'intero territorio dei Castelli), è scattato lo stop: i carabinieri del Nas hanno notificato alla manager un'ordinanza di arresto disposta dal Tribunale di Velletri, su richiesta della Procura: la dirigente è agli arresti domiciliari presso la sua abitazione romana.

L' Azienda Rm6 ha confermato «il proprio impegno a supporto delle attività investigative in un'ottica di piena collaborazione istituzionale», precisando che «il Dipartimento di prevenzione ha già provveduto ad effettuare un monitoraggio e una verifica sul sistema». Le indagini hanno preso piede dopo alcune anomalie riscontrate all'ambulatorio del San Giovanni di Roma a cui l'azienda Rm6 inviava i pap test per la successiva elaborazione. Da qui è partita una segnalazione ai carabinieri del Nucleo per la tutela della salute. Secondo quanto accertato dagli investigatori, il medico prendeva a caso dal centro-raccolta informatizzato i nomi di donne che avevano effettuato esami presso l'Asl Roma 6. Con il rischio che i nomi collegati a certificati medici, non sarebbero poi stati chiamati dall'Asl per due anni e quindi non avrebbero potuto fare prevenzione.

A carico della manager, i carabinieri, su disposizione del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, hanno raccolto intercettazioni audio e video che la incastrerebbero al momento di inserire dati falsificati nel portale. Agli atti anche filmati della dirigente al pc intenta ad estrapolare i nomi e ad inserirli nel file degli screening effettuati.

I casi accertati dall'inizio dell'attività investigativa, partita nel 2021, al momento non arrivano a 100, ma i carabinieri sono convinti che il numero sia destinato ad aumentare. Al momento non c'è alcun riscontro circa eventuali vantaggi economici derivanti dalla falsificazione dei test a favore della donna che, invece, otteneva benefici mostrando di perseguire risultati e obiettivi non reali. Al setaccio anche le posizioni di alcuni collaboratori del medico.
 

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