Roma, Alice morta sulle strisce a Porta Metronia: chiesto il rinvio a giudizio per il tassista

Domenica 1 Agosto 2021 di Adelaide Pierucci
Alice morta sulle strisce a Porta Metronia: chiesto il rinvio a giudizio per il tassista

L’auto bianca viaggiava a 65 chilometri orari in prossimità delle strisce pedonali e in pieno centro urbano. Con una velocità adeguata sarebbe stato evitato l’investimento di Alice Galli, la liceale di 16 anni travolta e uccisa nel maggio 2017, mentre attraversava sulle strisce pedonali, ma con il semaforo rosso, a Porta Metronia.

La seconda ricostruzione dell’incidente, contenuta in una perizia disposta dal gip Livio Sabatini, dopo una prima archiviazione del caso, ha ora spinto la procura a chiedere il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio stradale per il conducente, Claudio B., un tassista cinquantasettenne romano.

 

 

L’accusa

 

Secondo il pm Francesco Minisci, l’indagato alla guida di una Opel Zafira, mentre percorreva via Amba Aradam, causava l’investimento della ragazza, morta due giorni dopo in ospedale. L’uomo avrebbe tenuto una velocità di guida calcolata in sede di incidente probatorio di 65 chilometri orari, «superiore - si legge nel capo di imputazione - a quella consentita nei centri urbani e tale da non consentirgli l’arresto e il controllo del veicolo ed evitare il conseguente impatto con la vittima». La vittima, riconosce la procura, «concorreva all’evento perché nonostante il semaforo pedonale segnasse il colore rosso” stava attraversando la via. Ma non è bastato questo elemento per scagionare l’imputato.


Nuove indagini


A chiedere la riapertura delle indagini erano stati i genitori di Alice, distrutti dal dolore e convinti che la morte della loro unica figlia potesse essere evitata. A fornire nuovi elementi, dopo l’iniziale proscioglimento del tassista, i due penalisti di fiducia. Secondo gli avvocati Gaetano Scalise e Luca Montanari ci sarebbero stati due vizi alla base del proscioglimento del tassista: l’erroneo calcolo della velocità, che inizialmente era stata stabilita a 35 chilometri orari, e la convinzione, sbagliata, che la povera Alice avesse interrotto l’attraversamento pedonale salendo sul marciapiede per poi essere colpita dal taxi nel momento in cui scendeva dalla banchina per riprendere a camminare. La banchina, invece, non c’era e Alice era al centro delle strisce pedonali. L’attraversamento era ‘’prevedibile’’ e non inaspettato, come si era ritenuto. Per accertare la fondatezza delle richieste della famiglia Galli, il pm Minisci aveva già disposto un supplemento di perizia e un sopralluogo nel pericoloso incrocio di Porta Metronia. Sia il supplemento peritale che il sopralluogo non avevano, però, fornito risposta, quindi, era stata sollecitata una superperizia risolutiva.

 
Il video


Alice era morta, vicino casa, in un incrocio attraversato mille volte. Un video estrapolato dal sistema di sicurezza dell’ambasciata dell’Angola la immortala col passo titubante azzardare l’attraversamento della strada, felice dopo una seduta dall’estetista. E il taxi che non si ferma in tempo e la travolge. «Non si uccide a trenta chilometri orari», è sempre stata la convinzione di Stefano Galli, papà della ragazzina. «Non potevamo accettare che la morte di nostra figlia restasse senza responsabili. Che si scaricasse la colpa solo su una sua imprudenza». L’inchiesta sull’incidente si era chiusa, a due anni dall’investimento, con la richiesta di archiviazione per il tassista. L’attraversamento di Alice, col rosso sulle strisce, è stato “imprevedibile” “e anche inaspettato” aveva motivato il gip, valutando in base alle prime perizie. «Visto che - aveva aggiunto - il veicolo condotto dal tassista stava sopraggiungendo a una distanza di 6 e 7 metri ossia a 0,70 secondi dall’impatto, viaggiando a 35 chilometri orari».

 
«L’urto purtroppo era inevitabile», continuano a ribadire invece gli avvocati Edmondo Tomaselli e Fabio Taglialatela, legali del tassista. 

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