Raggi si ricandida, il sociologo: «Per Roma serve un politico capace di rimotivare la città»

Giovedì 13 Agosto 2020 di Diodato Pirone

«Qui ci vuole qualcuno capace di ridare la parola alla Capitale d'Italia. I talenti e le opportunità sono afoni. Vanno collegati e messi a sistema per tornare allo sviluppo». E' netto il giudizio del sociologo e urbanista Giuseppe Roma, una vita come direttore del Censis e ora presidente del Centro di ricerche Rur.

Dottor Roma, tra meno di un anno si vota per il Campidoglio Come si fa a rimettere in moto Roma?
«Bisogna che qualcuno si metta a cucire tutte le energie di Roma, le faccia parlare fra di loro, le metta a sistema e dia parola all'orgoglio di questa Capitale».

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A quale figura di sindaco pensa?
«Serve un politico motivatore. Roma può andare oltre un commissario. E non basta un ex dirigente dell'Expo perché non c'è buona amministrazione senza sviluppo. La città va mossa tutta assieme. Certo, vanno chiuse subito la questione dei rifiuti e dell'Atac, anche a costo di una gestione straniera. Ma la missione numero uno del prossimo sindaco di Roma è quella di creare un clima positivo coinvolgendo tutte le forze sul terreno».

Su cosa basa il suo ottimismo?
«A me Roma pare sottovalutata. Giro parecchio e spesso sento sminuire Roma. La si giudica con un filo di sufficienza di troppo».

E perché si è creato questo clima?
«Beh, difetti alla città non ne mancano. Però tutti abbiamo notato come durante il lockdown sia scattato un rispetto rigoroso delle regole da parte della popolazione. E anche un funzionamento discreto del sistema sanitario. Tutto questo non viene riconosciuto».
 

Per quale motivo?
«La verità profonda è che Roma soffre di una mancanza strutturale: ha relativamente poca finanza. Qui non si sente la portata di quel potere finanziario che fa considerare più vivaci e attrattive altre capitali europee. Questo non vuol dire che a Roma manchino capacità sul fronte dell'economia reale e della progettazione».

Esempi?
«Non è una caso che la quota italiana di vaccini anti-Covid sia sperimentata a Roma, fra il centro Irbm di Pomezia e lo Spallanzani. Poi, a sorpresa, qui c'è anche la capacità manifatturiera di sfornare 4/500 milioni di dosi del vaccino in una fabbrica modernissima ad Anagni. Se tutto andrà bene, fra poco si potrà dire che Roma avrà risolto il caso-Covid in Europa. Non è roba che si inventa dall'oggi al domani».

E invece si continua a pensare Roma come la capitale del pubblico impiego fannullone.
«Anche peggio. Viviamo lo strascico di vecchi slogan infelici come Roma ladrona o Capitale infetta, nazione corrotta. Quando poi, se vai a vedere, qualche problema sul fronte giudiziario ce l'hanno avuto i presidenti di Regione Lombardia. E anche in questo scandalo dei deputati e dei consiglieri regionali che hanno chiesto i 600 euro di bonus almeno finora Roma ne esce bene».

Perché la città non reagisce? Mancanza di orgoglio?
«Per capire cosa dobbiamo fare dobbiamo partire dalla fotografia dei dati e fare qualche confronto».

Prego.
«In Europa abbiamo due città fuoriclasse: Londra e Parigi con il loro Pil superiore ai 600 miliardi. Poi c'è il gruppo delle metropoli di seconda fascia. E li vediamo che l'area metropolitana di Roma con i suoi circa 4 milioni di abitanti se la batte con Madrid, Berlino, Amsterdam, Bruxelles. Alla conurbazione di Roma nel 2018 Eurostat assegnava un Pil di 163 miliardi. Tutta l'Ungheria fa 113 miliardi di Prodotto Lordo».

Dati tutto sommato accettabili. Dunque?
«Il problema nasce sul fronte del lavoro. Se si vanno a vedere i tassi di occupazione si scopre che Roma è a quota 63,8%. Ben 15 punti sotto Amsterdam, 12 sotto Berlino, 10 sotto Parigi. Questo vuol dire che la città crea poco lavoro».

Come se ne esce?
«In due modi: da una parte serve più produzione, dall'altra bisogna far crescere un terziario con maggior valore aggiunto».

Sta dicendo che il turismo non va?
«Anche prima del Covid cresceva soprattutto un turismo povero: troppi bed&breakfast e poche strutture ricettive in grado di creare posti di lavoro. E' inutile aumentare i flussi turistici se il loro valore aggiunto si abbassa».

Per fortuna non c'è solo il turismo basso.
«Roma ha la capacità di attrarre turismo alto attraverso, ad esempio, mostre magnifiche come quella di Raffaello. Ma poi Roma dovrebbe ricordarsi d'essere la città sede di grandi imprese di informatica, anche italiane. E' la città della ricerca sul vaccino. Qui è stato inventato l'SMS che a suo tempo rivoluzionò la telefonia. Roma deve innanzitutto valorizzare le sue capacità tecnologiche. E' poi è la sede dei centri decisionali delle più grandi imprese pubbliche. Le Ferrovie, la Cassa Depositi e Prestiti avranno un ruolo strategico nei prossimi anni. Il loro cervello è qui. Qui centinaia di civil servant durante quest'estate progetteranno i piani pubblici per ottenere e sfruttare al meglio i fondi europei per tutta l'Italia. Insomma energie e capacità non mancano. Sfruttiamole».

Ultimo aggiornamento: 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA