Roma, scuole tra ritardi e disagi: partenza rinviata per 13mila studenti. La lista degli istutiti che riaprono domani (e quelli che restano chiusi)

Sabato 12 Settembre 2020 di Camilla Mozzetti e Fabio Rossi
Roma, scuole tra disagi e ritardi: partenza rinviata per 13mila studenti. Ecco chi apre domani (e chi no)

C’è chi inizia a scaglioni, come l’istituto comprensivo “Alfieri Lante della Rovere”, al Salario, dove i bambini neo iscritti alla scuola dell’infanzia inizieranno l’anno educativo dieci giorni dopo gli altri. O chi, come l’Ic di via Latina (all’Appio), dovrà imporre ai bambini delle elementari di tenere la mascherina per tutto il tempo, in attesa della completa consegna dei banchi monoposto. Molti partiranno con un orario ridotto almeno per i primi giorni, dall’istituto comprensivo “Elsa Morante” (Testaccio) alla scuola di via Luchino Dal Verme (Pigneto). Pur tra mille timori e incertezze, però, domani a Roma si riapriranno le aule - dopo oltre sei mesi di stop forzato per l’emergenza coronavirus - a oltre centomila allievi delle scuole romane dei primi cicli educativi: materne, elementari e medie. Sono 121 gli istituti comprensivi della Capitale che riprenderanno le attività “in presenza” rispettando le previsioni del calendario scolastico regionale.
 

L'elenco degli istituti aperti dal 14 e quelli chiusi


I PROBLEMI
La ripartenza arriva dopo un lungo lavoro di riorganizzazione degli spazi e messa in sicurezza secondo degli edifici secondo i protocolli anti-Covid. Un processo che è passato anche attraverso 14.636 test sierologici a docenti e collaboratori, con 175 persone richiamate dalle autorità sanitarie per eseguire il tampone naso-gola. A favorire il ritorno tra i banchi (almeno quelli che sono disponibili al momento) sono arrivate anche cinquemila “supplenze brevi”, attivate per sostituire quegli insegnati che, per vari motivi, non si presenteranno ai nastri di partenza, almeno nella prima fase. E non sono pochi gli studenti che, almeno nei primi mesi, dovranno peregrinare da un’aula all’altra - per mantenere il necessario distanziamenti - o addirittura verso altri plessi scolastici. È il caso dell’istituto comprensivo Publio Vibio Mariano (zona Cassia), dove tutte le classi delle medie saranno spostate dal plesso di San Godenzo a quello del Sesto Miglio.

LE SOLUZIONI
Nel centro storico, poi, arriva l’esperimento dell’Ic Ennio Quirino Visconti. Domani ogni alunno dovrà consegnare agli insegnanti l’autorizzazione, firmata da entrambi i genitori, alle uscite sul territorio: l’offerta formativa si svolgerà in parte in classe e in parte fuori dalle mura scolastiche, con il progetto “La scuola diffusa: il Viscontino scuola aperta alla città”. Si comincerà con i doppi turni, invece, all’Istituto comprensivo di via Luigi Solidati Tiburzi, al Portuense: nel plesso “Cardarelli” (via Paladini) fino alla consegna dei lavori in corso, prevista per i prossimi giorni, le quindici classi di divideranno tra primo (7,55-10,30) e secondo turno (11,30-14).

LE PROTEZIONI
Tante le scuole in cui mancano ancora le mascherine in numero sufficiente. Bisognerà portarsele da casa, per esempio, all’istituto comprensivo di via Soriso, a Boccea. «Considerato che la fornitura di mascherine da parte dello Stato non è ancora stata consegnata alle scuole, il primo giorno di lezione e i successivi (fino a nuovo avviso) gli alunni dovranno entrare a scuola muniti di propria mascherina, preferibilmente chirurgica - si legge in una circolare dell’Ic di via Teodoro Mommsen, quartiere Appio - Sono ammessi altri tipi di mascherina tranne quelle con filtro, che sono tassativamente vietate». All’Ic Alberto Manzi, in via del Pigneto, «si ricorda che ogni alunno dovrà indossare il grembiule e la mascherina, essere provvisto di gel igienizzante, una busta per contenere eventuali giacche o felpe e una bustina per la mascherina da riporre durante il pasto». Quindi, la questione banchi: l’Istituto comprensivo Piersanti Mattarella di via Sebastiano Satta (Collatino) attende ancora a fornitura di 445 banchi monoposto per le elementari e 258 per le medie. E all’Ic Maria Montessori di viale Adriatico, a Monte Sacro, si attendono variazioni di orario e organizzazione dovute ai lavori in corso.
 

Gli istituti costretti a rinviare

Le ultime circolari sono arrivate tra venerdì e sabato provocando l’ira di centinaia di genitori costretti ad aspettare altri dieci giorni per poter mandare i propri figli a scuola. Per tanti istituti pronti a riaprire domani ce ne sono altri che hanno deciso, per volontà dei presidi, di procrastinare la ripartenza. Ingressi e lezioni spostate a dopo il Referendum e solo in pochi casi a partire dal 16 o 17 settembre. In tutto sono quindici gli istituti comprensivi che domani avranno ancora i portoni chiusi per oltre 13 mila studenti - dalle scuole materne fino alle medie - obbligati a restare a casa e a prolungare poi a giugno la didattica per non incrinare il piano della didattica che si articola su oltre 200 giorni di scuola. Ma quali sono i motivi che finora hanno spinto quindici dirigenti scolastici a rinviare la partenza? Si va dai cantieri di edilizia leggera avviati per recuperare spazi e ambienti e permettere così la più ampia presenza in classe, fino ai ritardi dei docenti sui test sierologici.

LE SITUAZIONI
All’Istituto comprensivo Pietro Maffi la circolare della preside con cui annuncia l’apertura il 24 settembre recita così: «Non sussistono le condizioni tecnico-igienico-sanitario necessarie per usufruire dei locali scolastici nel rispetto delle normative vigenti». In particolare «sono tuttora in corso i lavori di adeguamento e miglioramento nei plessi Maglione e Don Morosini, il plesso Maffi, oggetto di lavori di efficientamento energetico, è stato consegnato in data odierna (9 settembre, ndr) e le pulizie e la igienizzazione dei locali richiedono un tempo adeguato, connesso alle dimensioni dei plessi». In questo istituto poi il ripristino delle aule, la sistemazione degli arredi e l’apposizione della segnaletica per il distanziamento delle postazioni «Non appaiono compatibili per consentire l’avvio delle lezioni per il 14 settembre». Ancora: all’Istituto Via Ceneda, che aprirà anch’esso il 24 settembre, la comunicazione del rinvio è stata diffusa alle famiglie venerdì. Tra i motivi principali, i ritardi sui test sierologici, non svolti o svolti in ritardo dai docenti e l’assenza dei banchi monoposto. Anche l’Istituto comprensivo Chiodi Dionigio Romeo di via Appiano 15 ha posticipato la ripresa didattica al 23 settembre «per riorganizzare gli spazi in base a quanto previsto dall’ultima normativa in materia di sicurezza e per inserire l’organico».

GLI AMPLIAMENTI
Anche l’Istituto Mar dei Caraibi (X Municipio) ritarderà l’apertura seppur di un solo giorno perché il dipartimento Simu del Campidoglio che doveva provvedere a realizzare le pareti divisorie nelle palestre non ha trovato i materiali per tempo e dunque i lavori si protrarranno di 24 ore. Tra gli istituti che hanno differito al 24 settembre l’apertura anche l’Ic Rosetta Rossi, l’Ic Paolo Stefanelli, l’Ic Largo Oriani, l’Ic Crivelli. Su questi e su altri pesa la mancata conclusione dei lavori di “edilizia leggera” per recuperare più ambienti possibili per gli studenti. Dall’Ufficio scolastico Regionale il direttore Rocco Pinneri constata un dato: «Sull’edilizia paghiamo un ritardo trentennale sia nella realizzazione di nuove scuole che sugli interventi di manutenzione». Ma a pesare è anche l’assenza dei docenti tant’è vero che sono state già previsti circa 5mila contratti di supplenza per l’anno ormai alle porte. «Come è noto uno dei nodi, cronicamente irrisolti - commenta Laila Perciballi, presidente del Movimento consumatori di Roma Capitale - che impedisce alle scuole di ripartire è la difficoltà a coprire le cosiddette cattedre vuote». Posti scoperti che in tempi di pandemia rendono ancora più difficoltosa la ripartenza.

Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA