Roma, i furgoni del Servizio giardini usati come “taxi” per shopping e parenti

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Le auto e i furgoni di servizio usati come taxi per i familiari, o come mezzi privati per svolgere attività extra lavorative: servizi di potatura a domicilio, consegna di vino. E ancora: un traffico illecito di legname e rifiuti privati smaltiti in aree pubbliche. Sono solo alcuni dei dettagli choc che emergono dall’ordinanza con cui il gip Claudio Carini ha disposto la sospensione dal lavoro per 9 dipendenti infedeli del Servizio giardini che, invece di andare in ufficio, si facevano timbrare il cartellino di presenza dai colleghi e poi svolgevano mansioni private. Dagli atti emerge che, nonostante il mancato servizio, gli indagati si facevano addirittura accreditare gli straordinari in busta paga. Il record delle assenze è di Sergio Sterlicchio: 57 giorni. Al secondo posto c’è Paolo Chiavarini, con 41 giorni di attestata presenza - falsa -, mentre sul gradino più basso del podio si trova Maurizio Tripodi - 25 giorni -, seguito a breve distanza da Paolo Pareti, con 24 giorni di assenza.

LE TELECAMERE
Sono le intercettazioni e le videocamere piazzate sui furgoncini e negli uffici dagli agenti della Polizia locale a incastrare gli indagati e a consentire agli investigatori di ricostruire gli affari extra dei dipendenti. Nell’ordinanza si legge che Massimo Pinto e Chiaravini - dirigenti dell’ufficio - sono «i principali artefici di tutta la vicenda». Sfruttando il ruolo di primo piano all’interno dell’ufficio, «approfittano dell’anarchia sussistente, contribuendo in realtà anche a crearla per soddisfare i propri interessi». Per il gip, Chiaravini è «l’indagato che più di altri utilizza con assoluta disinvoltura mezzi e strumenti della pubblica amministrazione come fossero di sua proprietà, senza alcuna remora». Svolge lavori in giardini privati, ma usa auto e furgoni anche per recarsi a casa, per accompagnare la compagna al centro commerciale, per portare un meccanico a riparare la sua auto. Tra il 2 luglio e il 13 novembre 2018, annota il giudice, per 21 volte l’indagato «si è appropriato dei mezzi, a volte addirittura riportandoli dopo diversi giorni, quando necessario coperto dalla timbratura eseguita dai colleghi».

E così gli investigatori l’hanno pizzicato mentre potava una palma in una villa fuori Roma, trasportava di bancali di legno, smerciava vino da lui prodotto, andava a un funerale. In un’occasione è anche andato a casa a tagliare il prato, «per completare l’orario di servizio». Un suggerimento che gli aveva dato Pinto, come emerge da un’intercettazione. Il 2 luglio 2018, invece, viene intercettato mentre effettua «attività di potatura di una siepe di un villino in via Torre di Morena». Il 9 luglio lascia il furgone parcheggiato a casa fino al giorno successivo. L’8 novembre, accompagna la compagna all’Ikea. Il tutto in orario di lavoro.

TRAFFICO DI RIFIUTI
Dalle intercettazioni, sottolinea il gip, emerge anche un servizio di consegna di legna tagliata in un terreno un via Tuscolana, «ricompensato dal beneficiario con un quantitativo di carne quale corrispettivo del favore ricevuto». Dagli accertamenti, si legge ancora nell’ordinanza, sono emersi «ulteriori profili di possibile illiceità, come lo sfruttamento di siti dell’ente pubblico per smaltimento di rifiuti privati, o il taglio di alberi sulla pubblica via per favorire interessi privati e fare commercio di legname». Anche Pinto, per l’accusa, ha fatto «un uso disinvolto dell’auto di servizio», soprattutto per andare a casa della madre durante la pausa pranzo. Michela Allegri
Venerdì 28 Giugno 2019, 09:22
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