Scuole di Roma, dal Giovanni Falcone al Maffi 15 istituti costretti a rinviare l'apertura: 13mila studenti a casa

Domenica 13 Settembre 2020 di Camilla Mozzetti e Fabio Rossi

Le ultime circolari sono arrivate tra venerdì e sabato provocando l'ira di centinaia di genitori costretti ad aspettare altri dieci giorni per poter mandare i propri figli a scuola. Per tanti istituti pronti a riaprire domani ce ne sono altri che hanno deciso, per volontà dei presidi, di procrastinare la ripartenza. Ingressi e lezioni spostate a dopo il Referendum e solo in pochi casi a partire dal 16 o 17 settembre. In tutto sono quindici gli istituti comprensivi che domani avranno ancora i portoni chiusi per oltre 13 mila studenti - dalle scuole materne fino alle medie - obbligati a restare a casa e a prolungare poi a giugno la didattica per non incrinare il piano della didattica che si articola su oltre 200 giorni di scuola. Ma quali sono i motivi che finora hanno spinto quindici dirigenti scolastici a rinviare la partenza? Si va dai cantieri di edilizia leggera avviati per recuperare spazi e ambienti e permettere così la più ampia presenza in classe, fino ai ritardi dei docenti sui test sierologici.

LE SITUAZIONI
All'Istituto comprensivo Pietro Maffi la circolare della preside con cui annuncia l'apertura il 24 settembre recita così: «Non sussistono le condizioni tecnico-igienico-sanitario necessarie per usufruire dei locali scolastici nel rispetto delle normative vigenti». In particolare «sono tuttora in corso i lavori di adeguamento e miglioramento nei plessi Maglione e Don Morosini, il plesso Maffi, oggetto di lavori di efficientamento energetico, è stato consegnato in data odierna (9 settembre, ndr) e le pulizie e la igienizzazione dei locali richiedono un tempo adeguato, connesso alle dimensioni dei plessi». In questo istituto poi il ripristino delle aule, la sistemazione degli arredi e l'apposizione della segnaletica per il distanziamento delle postazioni «Non appaiono compatibili per consentire l'avvio delle lezioni per il 14 settembre». Ancora: all'Istituto Via Ceneda, che aprirà anch'esso il 24 settembre, la comunicazione del rinvio è stata diffusa alle famiglie venerdì. Tra i motivi principali, i ritardi sui test sierologici, non svolti o svolti in ritardo dai docenti e l'assenza dei banchi monoposto. Anche l'Istituto comprensivo Chiodi Dionigio Romeo di via Appiano 15 ha posticipato la ripresa didattica al 23 settembre «per riorganizzare gli spazi in base a quanto previsto dall'ultima normativa in materia di sicurezza e per inserire l'organico».

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GLI AMPLIAMENTI
Anche l'Istituto Mar dei Caraibi (X Municipio) ritarderà l'apertura seppur di un solo giorno perché il dipartimento Simu del Campidoglio che doveva provvedere a realizzare le pareti divisorie nelle palestre non ha trovato i materiali per tempo e dunque i lavori si protrarranno di 24 ore. Tra gli istituti che hanno differito al 24 settembre l'apertura anche l'Ic Rosetta Rossi, l'Ic Paolo Stefanelli, l'Ic Largo Oriani, l'Ic Crivelli. Su questi e su altri pesa la mancata conclusione dei lavori di edilizia leggera per recuperare più ambienti possibili per gli studenti. Dall'Ufficio scolastico Regionale il direttore Rocco Pinneri constata un dato: «Sull'edilizia paghiamo un ritardo trentennale sia nella realizzazione di nuove scuole che sugli interventi di manutenzione». Ma a pesare è anche l'assenza dei docenti tant'è vero che sono state già previsti circa 5mila contratti di supplenza per l'anno ormai alle porte. «Come è noto uno dei nodi, cronicamente irrisolti - commenta Laila Perciballi, presidente del Movimento consumatori di Roma Capitale - che impedisce alle scuole di ripartire è la difficoltà a coprire le cosiddette cattedre vuote». Posti scoperti che in tempi di pandemia rendono ancora più difficoltosa la ripartenza.
 

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