Roma, spari in spiaggia a Torvaianica: 38enne ferito a colpi di pistola fra i bagnanti

Domenica 20 Settembre 2020 di Moira Di Mario e Mirko Polisano
Roma, spari in spiaggia a Torvaianica: 38enne ferito a colpi di pistola fra i bagnanti

Due colpi di pistola sparati in spiaggia davanti a decine di bagnanti che si godevano l’ultimo week end d’estate sulla riva di Torvaianica, sul litorale di Roma. I proiettili esplosi a distanza ravvicinata hanno raggiunto alla schiena Selavdi Shehaj detto “Simone”, albanese di 38 anni con qualche precedente per droga. L’uomo è rimasto ferito, anche se forse l’intenzione di chi ha premuto il grilletto era quella di compiere un omicidio. Un agguato studiato in ogni dettaglio e che per le modalità da subito ha indirizzato gli inquirenti sulla pista del regolamento di conti maturato in un giro di mala.

 

Roma, agguato in spiaggia a Torvaianica: pregiudicato ferito a colpi di pistola

Terrore in uno stabilimento di Torvaianica dove stamattina hanno agito due sicari. Erano le 10.30 quando due individui incappucciati si sono fermati davanti allo stabilimento "Bora Bora". Un bandito è entrato nell'arenile e ha estratto una pistola sparando ad un bagnante. Almeno tre i colpi di pistola esplosi.

Uno stile d’esecuzione - che solo per una fatalità non si è rivelata tale - che rimanda a quello di Gaetano Marino, detto «Moncherino», boss del clan camorristico degli Scissionisti, morto in costume da bagno, crivellato di colpi davanti a uno stabilimento balneare di Terracina, in mezzo ai bagnanti terrorizzati. In quell’occasione, era l’agosto del 2012, i killer gli sparono a bruciapelo, una decina di volte, poi fuggirono in auto. Un modus operandi molto simile a quanto accaduto ieri mattina sulla riva dello stabilimento “Bora Bora” sul lungomare delle Sirene. 
 

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I FATTI
Sono da poco passate le 10.30 e la spiaggia di Torvaianica ospita decine di bagnanti che, nonostante le condizioni meteo poco promettenti, hanno deciso di passare la domenica sull’arenile nell’ultimo giorno della stagione, prima di dire addio all’estate. Molti arrivano dalla Capitale, 30 chilometri di macchina. Un uomo si avvicina al 38enne albanese, compagno della titolare della struttura, è apre il fuoco. Due colpi di pistola che centrano “Simone”, come era soprannominato, alla schiena. Lo straniero perde i sensi e cade in acqua. È qui che lo soccorrono per primi alcuni bagnanti. Mentre il sicario si dilegua tra i capannelli di folla e si dirige verso la strada, dove lo attende il complice a bordo di uno scooter, qualcuno chiama i soccorsi. Simone è in mare con il costume da bagno insanguinato. Arriva l’eliambulanza, i sanitari lo stabilizzano e lo sistemano sull’elicottero alla volta del San Camillo, dove Simone arriva in condizioni serie, ma non sarebbe in pericolo di vita. 
 

 

LE VOCI
Eppure la maggior parte di chi era sulla spiaggia sembra non ricordare molto. E di voglia di parlare ce n’è poca. «Stavamo dormendo - dice una donna, al mare con le figlie - siamo stati svegliati solo dal rumore dell’elicottero quando è atterrato sulla spiaggia». «Siamo appena arrivati - racconta qualcun altro - ed era già tutto finito. Non abbiamo visto né sentito nulla». «Sembrava una scena di Gomorra», si è limitato a commentare un altro. Ma già nella mattinata di ieri qualche elemento utile alle indagini è emerso. 

L’IDENTIKIT
Dalle testimonianze raccolte dai carabinieri, ce n’è più di una che indica un uomo vestito da runner che con il volto coperto e in modo curioso poco prima degli spari faceva footing sulla spiaggia. Gli investigatori ora è su di lui che stanno concentrando le loro attenzioni.

Il runner «solitario» rimanda ad ancora un altro omicidio eccellente, quello di Fabrizio Piscitelli alias “Diabolik”, il capo degli ultrà della Lazio freddato nell’agosto di un anno fa nel parco degli Acquedotti a Roma. Il killer travestito da runner gli piantò una pallottola nella nuca, in una zona controllata dalla camorra. «Quell’uomo che faceva jogging lungo la riva lo ricordo bene - dice uno dei testimoni - ci ho fatto caso perché era tutto bardato, non si riusciva a vedere in faccia. Era coperto da una bandana azzurra e dalla mascherina. Mi sono chiesto perché visto che era da solo e distanziato dagli altri. Non posso dire che è stato lui a sparare ma dopo quel fatto di sangue non l’ho più visto, come se si fosse dileguato». Poi, c’è la mala albanese e l’agguato che non lascia pensare ad altro se non alla droga. 
 

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA