Tari a Roma, lo stop dei tecnici: «Niente esenzione per negozi e ristoranti» Tutte le nuove scadenze dei tributi locali

Venerdì 19 Giugno 2020 di Lorenzo De Cicco
Niente esenzione Tari (tassa per la traccolta e lo smaltimento dei rifiuti) per negozi e ristoranti nell’anno della crisi Covid. Lo stop arriva dai tecnici della Ragioneria generale di Roma Capitale. In un carteggio con la giunta di Virginia Raggi, gli esperti contabili hanno fatto capire all’amministrazione grillina che uno sgravio integrale per alcune categorie comporterebbe il rischio di un danno erariale milionario. Perché la Tari è un tributo e va quindi richiesto.



Prevedere un’esenzione tout court per un tipo di utenze, a discapito di altri, secondo i tecnici del Campidoglio esporrebbe la giunta (ma anche i dirigenti che controfirmerebbero delibera e determine attuative) al pericolo di dover fronteggiare le contestazioni della magistratura contabile. I rilievi della Ragioneria, di fatto, bloccano il piano della sindaca. Che aveva chiesto agli esperti del Bilancio di cercare le coperture anche all’interno delle finanze comunali, in attesa di capire quali risorse sarebbero arrivate dal governo. L’ultima idea era di attingere dagli avanzi di cassa degli anni passati. Ma adesso è il principio dell’esenzione a venir meno. Tocca percorrere un’altra strada.

LA STRATEGIA
«La volontà di arrivare a sgravi per le categorie più colpite dall’emergenza rimane», assicurano a Palazzo Senatorio. Ma come? Raggi, anche sulla scorta di quanto evidenziato dai suoi tecnici, ha capito che la partita può essere vinta solo sullo scacchiere nazionale. Serve un intervento legislativo che permetta alle amministrazioni locali di intervenire.

La sindaca, secondo quanto trapela da Palazzo Senatorio, avrebbe già interessato della questione il viceministro dell’Economia, la grillina Laura Castelli. Non sarebbe la prima volta: Castelli e Raggi hanno lavorato gomito a gomito, giusto un anno fa, per il “Salva Roma”, l’accollo di una quota del maxi-debito pregresso della Capitale da parte dello Stato. Manovra complicata, soprattutto perché all’epoca il M5S governava insieme la Lega, che non gradiva l’operazione, comunque andata in porto, anche se con un compromesso al ribasso rispetto alla versione iniziale.

LA PLATEA
Ora parte una nuova trattativa, che solo a Roma interesserebbe oltre 70mila attività: 8.364 ristoranti, 7.784 bar e simili, 43.605 negozi al dettaglio, 12.602 acconciatori, 1.500 alberghi. Una platea di utenti che risparmierebbe oltre 60 milioni di euro di bollette, in caso di esenzione. Anche per questo le organizzazioni di categoria tengono alto il pressing. Nonostante la frenata dei tecnici capitolini. «In una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo - dice Stefano Di Niola, segretario della Cna di Roma, oltre 24mila pmi associate - è impensabile che non si arrivi all’esenzione di alcuni tributi, a cominciare dalla Tari, dato il crollo verticale del fatturato. Mosse di questo tipo rappresenterebbero una boccata d’ossigeno per tante attività travolte dalla crisi. Speriamo che il Campidoglio trovi il modo per andare avanti».

LE SCADENZE RINVIATE
Secondo la Confcommercio, di media gli incassi dei negozi al dettaglio sono crollati del 70%, una perdita complessiva di 175 milioni di euro sul fatturato mensile rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Per il comparto della ristorazione, il calo degli incassi è stato del 65%. Per ora l’amministrazione comunale ha deliberato il rinvio delle scadenze del grosso dei tributi: bollettini Tari congelati, per tutti, fino al 30 settembre; stesso discorso per la Cosap e per il canone degli impianti pubblicitari. Ma le organizzazioni di categoria chiedono di più.
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