Tredicine e il racket licenze: coinvolti anche i politici

Giovedì 28 Febbraio 2019 di Michela Allegri

Non ci sono solo due funzionari comunali, alcuni sindacalisti e i re degli ambulanti romani, Dino e Mario Tredicine, a gestire il mercato parallelo delle licenze per il commercio itinerante a suon di mazzette. Nel decreto con cui il gip convalida il sequestro di più di 350mila euro a carico di sei dei quaranta indagati, si legge che l'organizzazione criminale sarebbe composta anche da «politici». E che il presunto racket, che avrebbe permesso alla cricca di accumulare un patrimonio ingentissimo, non riguarda solo i permessi per i posteggi, ma anche le attestazioni false per ottenere la cittadinanza italiana e gli escamotage per annullare sanzioni e contravvenzioni. Il gip parla di «contesto criminale di alto spessore». E sottolinea che «i venditori, invece di ruotare secondo un turno prestabilito come stabilito dai bandi del Campidoglio sarebbero stati costretti a subire le modifiche alle previsioni turnarie mensili secondo quanto deciso dal Dipartimento VIII che, d'accordo con le organizzazioni sindacali, effettuerebbe illegittimamente dei cambi di postazione, assegnando i posti di maggiore redditività  (Aurelio, Ottaviano, Cola di Rienzo) ai soli commercianti che accettano di pagare ogni mese somme dai 400 ai 1.000 euro».

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I REQUISITI
Pagando tangenti, continua il giudice, era anche possibile «annullare contravvenzioni per la maggiore occupazione di suolo pubblico» e ottenere «la cittadinanza italiana per residenza, mediante la falsa attestazione di requisiti di residenza, stato di famiglia e matrimonio». In caso di mancato saldo, i commercianti venivano minacciati insieme alle loro famiglie. «Agli stranieri vengono quasi sempre riservati stalli di vendita meno favorevoli, mentre le postazioni migliori sono riservate agli italiani prosegue il gip in particolare ai Tredicine. A gestire il racket, per l'accusa, erano due funzionari del Campidoglio, Alberto Bellucci, capo dell'Ufficio Rotazione del dipartimento Attività  produttive, e il suo braccio destro Fabio Magozzi. Ma leggendo il decreto del gip sembra emergere che l'inchiesta potrebbe allargarsi anche alla classe politica. Di sicuro, coinvolti c'erano anche sindacalisti, i vertici di alcune associazioni di categoria come Vittorio Baglioni, presidente Fivag Cisl , insieme a Dino e Mario Tredicine. Indagato anche Maurizio Di Veroli, presidente dell'associazione Rotazione B. Sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al falso e all'induzione indebita a dare e promettere utilità . Altri quattro ambulanti, Aurelio Naccarato, Mamun Kazi, Kamal Asaad e Gianluca Todde sono anche accusati di estorsione. Per il pm Antonio Clemente, erano loro ad occuparsi del recupero crediti e a riscuotere le tangenti secondo un vero e proprio tariffario. Dalle indagini, condotte dal Nucleo di polizia valutaria della Finanza, è emerso che «le rilevanti somme che i commercianti sono costretti a pagare mensilmente servono a lavorare con le licenze nelle migliori postazioni, anche per più volte a settimana, nonostante il regolamento comunale preveda che lo stesso banco non possa essere installato nella stessa postazione per più di 2 volte a settimana». Quando gli ambulanti non riuscivano ad assicurare il pagamento delle tangenti, uno dei componenti della banda «suggeriva loro di andare da alcune persone che effettuano prestiti ad interessi usurari».

LE CIFRE
Il gip sottolinea inoltre che il mercato parallelo delle licenze consentiva agli indagati di creare «un'ingente movimentazione di denaro». Circostanza dimostrata dalla «rilevanza dei patrimoni nella disponibilità  degli indagati in relazione ai redditi dichiarati». A casa di Baglioni, per esempio, la Finanza ha sequestrato 216mila euro in contanti, nascosti tra i tasti di un pianoforte, sotto il sellino di una cyclette e dentro la cappa della cucina. Il patrimonio di Dino Tredicine, sottolineano gli inquirenti, considerando «quello mobiliare e immobiliare» supera invece i 3 milioni di euro.
 

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