Uccelli morti a Roma, ecco la causa della strage di storni: botti di Capodanno e dissuasori spenti

Sabato 2 Gennaio 2021 di Valeria Arnaldi
Uccelli morti a Roma, ecco la causa della strage di storni: botti di Capodanno e dissuasori spenti

ROMA Le esplosioni improvvise, poi sempre più forti, ripetute, vicine. Il cielo “acceso” da una pioggia di fuochi. L’istinto che spinge all’allerta, l’attenzione che diventa paura. Poi, il panico, che spinge a lasciare il nido alla ricerca - per molti, vana - di un riparo sicuro. Mentre la Capitale celebrava la fine del 2020, in un trionfo di fuochi d’artificio e petardi - nonostante l’ordinanza comunale che vieta l’uso di botti e petardi fino al 6 gennaio - centinaia di storni cadevano a terra morti o feriti, stroncati dalla paura, rimasti uccisi colpendo fili elettrici o sbattendo contro muri e finestre dei palazzi. A documentare la strage dei volatili, in particolare nella zona intorno alla Stazione Termini, sono state, già poco dopo mezzanotte, alcune foto pubblicate sui social.


Le immagini


«Scusate ma a me è già passata la voglia di festeggiare. Centinaia di uccelli morti, Via Cavour adesso. I botti non erano così necessari in fondo, da giustificare centinaia di vite animali», ha scritto Diego Fenicchia. E poi: «Una scena da film degli orrori». Tanto da costringere lo stesso utente a difendersi dalle accuse di chi dubitava dell’autenticità di foto e video. Quelle prime immagini nelle quali si vede un tratto di strada pressoché coperto dai volatili morti, sono state commentate e condivise da centinaia di persone. Ieri sono arrivate testimonianze da più zone della città: casi simili si sarebbero verificati all’Esquilino, a Colle Oppio, a Monteverde e così via, dal Centro alla periferia.

L’area di Termini però rimane simbolo del “prezzo” della notte di festa: oltre cento gli storni morti sulla strada. A determinare la strage, proprio il tradizionale rito di fine anno. «Gli storni - spiega Francesca Manzia, Responsabile Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu di Roma - fanno dormitori giganteschi sulle alberature, si può arrivare a molte migliaia di esemplari. È così nella zona di Termini. I botti hanno generato la paura che ha spinto gli uccelli a prendere il volo insieme, in maniera disordinata, per allontanarsi. In questi casi, è facile che alcuni sbattano gli uni contro gli altri, o contro fili elettrici, muri, vetri e le varie barriere architettoniche in città, trovando così la morte.

Normalmente, di notte, gli storni sono guardinghi in caso di rumori, ma non volano via. Qui può essere bastato anche un solo botto, vicino, a generare il panico. E i botti sono stati tanti». Ai volatili rimasti uccisi, si aggiungono quelli feriti. «Il coprifuoco ha fatto sì che non ci fosse gente in strada - prosegue - quindi i volatili feriti non sono stati segnalati o soccorsi la notte stessa. Alcuni si saranno nascosti, altri saranno morti, altri ancora magari saranno stati mangiati dai gabbiani. Il numero di uccisioni è probabilmente ben più elevato dei 100/120 esemplari segnalati».


Le cause


Alcuni si sono rifugiati nei cortili dei palazzi. Ieri pomeriggio, la Lipu cercava di recuperare centinaia di storni sul tetto di un palazzo in piazza Vittorio. Se è vero che i botti sono stati la prima causa della strage, lo è pure che non sono stati l’unico fattore problematico.

«Quest’anno - afferma Manzia - non sono stati effettuati gli abituali interventi di dissuasione. Di solito, si usa la tecnica di “distress call” per dividere i grandi dormitori. Se i gruppi fossero stati più piccoli, il numero di scontri e morti sarebbe stato molto più contenuto, magari 10/ 20 esemplari. Da alcuni anni gli storni non venivano più, forse pure come conseguenza degli interventi di dissuasione in campo da quasi venti anni. Probabilmente si è pensato che sarebbe stato così anche stavolta, invece sono tornati numerosi. Sarebbe stato fondamentale non fare i botti. E soprattutto, non in una zona come Termini. Chi abita dove ci sono grandi dormitori di storni lo sa bene».


Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa, lancia l’appello: «È ora di mettere una stretta alla vendita di botti, privilegiando altre forme di spettacoli luminosi a basso impatto. Ai cittadini amanti degli animali chiediamo, per il prossimo anno, di dimostrare il proprio amore concretamente, evitando di fare i botti e magari donare i soldi che avrebbero speso a organizzazioni di volontariato, di qualsiasi genere».

Ultimo aggiornamento: 00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA